Omicidio Vannini, lo zio: “La famigliagli ha fatto pesare di essere venuto da me”

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Ieri sera ad Amore Criminale la famiglia di Marco Vannini racconta il rapporto tra il figlio e la famiglia Ciontoli e del sogno di Marco di diventare un pilota dell’aeronautica militare

Omicidio Vannini, lo zio: “La famiglia

gli ha fatto pesare di essere venuto da me”

 

Perché è partito il colpo di pistola che ha ucciso Marco? E’ una delle domande, è la domanda a cui da quattro anni si cerca di trovare una risposta. E’ la domanda che dalla notte tra il 17 e il 18 maggio 2015 assilla la famiglia del giovane cervetrano ucciso da quel colpo d’arma da fuoco a casa della famiglia della sua fidanzata: Martina Ciontoli. Marco aveva un sogno: quello di diventare pilota dell’aeronautica. Per avverare questo sogno, come hanno più volte raccontato i suoi genitori e i suoi famigliari, si era affidato al suocero, Antonio Ciontoli. Ma per un motivo o per l’altro la sua domanda presentata per arruolarsi, non era stata presa in considerazione, tanto che proprio la madre, alla fine, gli aveva suggerito di rivolgersi a suo zio, Roberto Carlini. E per la famiglia di Marco, la tragedia che si è consumata all’interno della villetta in via Alcide De Gasperi, a Ladispoli, ruota intorno a questo. “Secondo me la famiglia gli ha fatto pesare il fatto che fosse venuto da me”, racconta zio Roberto ad Amore Criminale andato in onda ieri sera. Dello stesso avviso mamma Marina. “Loro avevano fatto in modo che questo ragazzo fosse ormai chiuso dentro questo riccio”. “La castagna dentro un riccio”, prosegue Marina Conte. “Gli hanno iniziato a dire una serie di cattiverie – suppone mamma Marina – e Marco ha risposto a tono e qualcuno ha preso la pistola”. Per mamma Marina la prima chiamata al 118 è stata annullata perché i Ciontoli si erano resi conto che Marco era ancora vivo. “Secondo me fanno la prima chiamata perché Marco era svenuto e hanno pensato che fosse morto”. Ma “durante la chiamata Marco si è ripreso e sono andati nel pallone e hanno annullato la chiamata”. Dito puntato contro Maria Pezzillo, moglie di Antonio Ciontoli, che ha permesso che un ragazzo di appena 20 anni morisse. Lei che “è madre di due figli”. Non è la prima volta che viene messa in dubbio la responsabilità diretta di Antonio Ciontoli, che sia stato cioè proprio il capofamiglia a impugnare l’arma che ha ferito a morte Marco. Una verità che, però, difficilmente potrà venire a galla. Una verità che solo Marco, come più volte è stato sottolineato non solo dai famigliari ma anche dalle diverse trasmissioni televisive andate in onda in questi quattro anni, difficilmente potrà essere svelata. Un bambino, un ragazzo solare. Il figlio che ogni genitore sogna di avere. Così la famiglia e gli amici descrivono il giovane “angelo biondo” strappato alla vita troppo presto. Anche a Quarto Grado, nella puntata andata in onda dopo la sentenza della Cassazione che ha annullato la sentenza della Corte d’Assise d’Appello, c’è chi ha sostenuto che l’Appello bis potrebbe svelare dei retroscena interessanti. Un colpo di scena. Che a sparare, cioè, possa essere stato o Federico Ciontoli o Martina, fidanzata di Marco. I riflettori saranno comunque puntati attentamente sulle responsabilità di Antonio Ciontoli. Si ripartirà infatti dalla condanna di primo grado per dolo eventuale, con la quale il capofamiglia era stato condannato a 14 anni. E proprio in questo contesto probabilmente saranno rimesse in discussione anche le responsabilità degli altri componenti della famiglia. L’attenzione sarà tutta su quei 110 minuti tra lo sparo e l’allertamento dei soccorsi. Che cosa è successo nella villetta di via Alcide de Gasperi in quei 110 minuti? Perché i soccorsi non sono stati allertati subito? Sarà proprio su questo che si concentrerà sicuramente l’Appello bis. Per capire da che punto si dovrà ripartire bisognerà attendere le motivazioni della sentenza della Cassazione che sicuramente detterà anche degli indirizzi su cui la Corte d’Appello si dovrà basare per ripartire col processo.

 

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