Coronavirus, in Cina le vittime sono 1.115 e oltre 44mila contagiati. In Usa si ferma la General Motors per mancanza di pezzi dal gigante asiatico

Il Ministero della Salute di Pechino ha aggiornato il bilancio della diffusione del nuovo coronavirus: 1.115 i morti e 44.653 i casi confermati di polmonite provocata dal coronavirus di Wuhan. Delle 97 persone decedute nelle ultime 24 ore, 94 erano residenti nella provincia di Hubei, dove ha avuto origine la diffusione del virus. Le persone che sono state contagiate e che sono guarite a livello globale, sempre secondo i dati della John Hopkins, sono 4.850, delle quali 2.639 nella sola provincia di Hubei, il resto nelle altre province e regioni cinesi, una a Macao e una a Taiwan e altre 49 fuori dalla Cina.
General Motors annuncia per la prossima settimana la sospensione provvisoria delle attività per la carenza di componenti dalla Cina, dove il blocco degli impianti per limitare la diffusione del coronavirus ha colpito la produzione. Due linee di assemblaggio di Gm Korea di Bupyeong, capace di produrre 400.000 veicoli annui, chiuderanno lunedì e martedì prossimi per la mancanza di componenti legate all’elettronica. Le operazioni torneranno alla normalità sulle attese del ritorno al lavoro in Cina.
I principali costruttori auto giapponesi decidono nuovamente di posticipare la riapertura dei loro impianti in Cina, in scia ai timori di un’espansione del coronavirus. Toyota, Honda e Nissan ritarderanno il riavvio della produzione almeno fino al prossimo lunedì, e con ogni probabilità anche a una data successiva. Anche gli altri costruttori auto nipponici fanno fatica a procurarsi le parti necessarie agli impianti produttivi, rivela la stampa giapponese, impedendo di fatto la ripresa delle attività lavorative. Per le stesse ragioni ieri Nissan aveva comunicato la sospensione dei lavori in un impianto nella prefettura di Fukuoka, la prima chiusura di una fabbrica giapponese dall’inizio della diffusione del virus.
‘E’ una minaccia peggiore del terrorismo’, dice l’Oms, nel suo briefing quotidiano. “Il primo vaccino – annuncia l’organizzazione – potrebbe essere pronto in 18 mesi – dice il direttore generale, Tedros Adhanom Ghebreyesus -. Dobbiamo perciò fare di tutto e usare le armi a nostra disposizione per combattere il virus”.