Musica: Peter Gabriel compie 70 anni spesi per la visione che la musica può abbattere le differenze nel mondo

“Non mi esprimo adeguatamente nelle interviste e ho sentito di doverlo alle persone che hanno messo molto amore ed energia a sostegno della band per dare un quadro preciso delle ragioni del mio abbandono dai Genesis”.
(Dalla lettera di addio di Peter Gabriel ai Genesis)
Penso che un amico sia qualcuno con cui puoi dividere le tue emozioni più intime, qualcuno che è disposto a rischiare l’amicizia pur di dirti quello che pensa tu non dovresti fare… un vero amico è qualcuno che ci tiene tanto da dirmi cose che non voglio sentire” (Peter Gabriel)
di Alessandro Ceccarelli
Compleanno importante quello di oggi per il cantante, musicista, compositore produttore britannico Peter Gabriel. Oggi infatti spegne 70 candeline (è nato il 13 febbraio del 1950 nel piccolo paesino di Chobham, nella contea del Surrey, a 15 chilometri da Londra). E’ quindi il momento giusto per ripercorrere la sua lunga carriera professionale, iniziata a soli 17 anni quando, nel 1967 è tra i fondatori dei Genesis. Iniziamo però da un momento molto particolare. Partiamo dal 1975, anno in cui avvenne la separazione dopo l’album “The Lamb lies down on Broadway. E’ stata una delle separazioni in ambito musicale più traumatiche. Una sorta di divorzio tempestoso, avvenuto proprio nel momento in cui il gruppo stava avendo un grande successo in tutto il mondo. I fans rimasero scioccati, confusi da una decisione che sembrava folle, incomprensibile. I membri dei Genesis erano molto amici sin dai tempi del college. Cerchiamo di capire le circostanze che portarono Peter Gabriel, allora appena 25enne, a prendere una così importante decisione che tra l’altro coincise anche con la fine di rapporti di amicizia così profondi sin dall’adolescenza con Tony Banks e Mike Rutherford, gli altri due fondatori dei Genesis. Ripercorrere la storia di Peter Gabriel significa tornare all’Inghilterra spumeggiante degli anni ’60 in cui si affermano i Beatles. Il successo di questo gruppo provoca uno scossone negli adolescenti di quel periodo. Nel 1967, il diciassettenne Gabriel insieme agli amici Tony Banks, Mike Rutherford e Anthony Phillips fonda i Genesis, uno dei gruppi più amati e originali degli anni ’70. Dopo molte difficoltà iniziali, il gruppo riesce a raggiungere il successo nel 1973 con “Selling England by the pound”. E’ il trionfo di quello che viene spesso definito “progressive-rock”, ovvero il tentativo di fondere i linguaggi colti della musica classica con quelli più immediati del rock. Nella prima metà degli anni ’70 si affermano gruppi inglesi come gli Yes, i King Crimson di Robert Fripp, i Jethro Tull, i Gentle Giant, Emerson, Lake and Palmer, i Van Der Graaf Generator, i Traffic e in parte anche i Pink Floyd. Tutti questi complessi avevano in comune il superamento della forma canzone, l’uso massiccio di tastiere come organo, sintetizzatori, pianoforte e il mellotron (tastiera che riproduceva tramite nastri magnetici tappeti di archi e cori). La band era reduce dal grande successo dell’album “Selling england by the pound”, amatissimo in Italia e in tutta l’Europa. Nei primi mesi del 1974 la band iniziò il primo tour negli Stati Uniti per conquistare quel difficile e importante mercato discografico. I Genesis, nonostante il grande successo nel vecchio continente, erano poco conosciuti negli Usa. I concerti nel Nord America furono la prova che il gruppo era all’apice tecnico e creativo e il responso del pubblico statunitense fu decisamente positivo. Con l’aumento del successo, come purtroppo spesso accade, crebbero anche le tensioni interne alla band. Gli altri membri come il chitarrista Steve Hackett, il tastierista Tony Banks, il batterista Phil Collins e il bassista Mike Rutherford divennero gelosi per il fatto che i giornali quando scrivevano le recensioni dei loro concerti si soffermavano quasi esclusivamente sulla performance di Peter Gabriel e dei suoi costumi. Nella permanenza negli Stati Uniti avvenne un altro fatto che provocò altri problemi alla stabilità della band. Il regista William Friedkin (L’Esorcista), colpito dai testi visionari di Peter Gabriel, gli propose di scrivere insieme un film. Il gruppo era già impegnato nelle complesse registrazioni del doppio album “The Lamb lies down on Broadway”. Il cantante, pur di restare nella band, rifiutò a malincuore l’invito del regista. Durante le registrazioni Gabriel impose il suo ambizioso progetto, ovvero la storia visionaria e allegorica di Rael, un teppista portoricano coinvolto in situazioni surreali nella Manhattan del 1974. “The lamb lies down on Broadway” è il primo concept album della band inglese che tra l’altro riuscì a scalare i vertici delle classifiche statunitensi. Nel dicembre del 1974 iniziò il secondo tour americano della band per promuore il disco che si concluderà in Europa nel maggio del 1975. La goccia che fece traboccare il vaso fu la prima e sofferta gravidanza della moglie di Peter Gabriel. Gli altri componenti del gruppo, visto il momento di grande successo, volevano proseguire con i concerti per tutto il 1975. Quando il cantante decise di stare al fianco della figlia malata invece di registrare e andare in tour, il risentimento del resto del gruppo portò Gabriel al definitivo abbandono. Questa storia è stata anche da lui raccontata nella canzone “Solsbury Hill”.
Il cantante in una sofferta lettera pubblicata sulla rivista musicale Melody Maker, scrisse che dopo la fine del tour di “The Lamb”, avrebbe lasciato i Genesis. I fans europei rimasero sbigottiti e increduli. Molti pensarono che il gruppo si sarebbe sciolto. Alla fine dei 102 concerti, il 27 maggio del 1975, si concluse in Francia la meravigliosa avventura di Peter Gabriel con il gruppo che lo aveva reso una vera e propria superstar. Dopo la traumatica separazione dai Genesis nel 1975, Peter Gabriel decise di intraprendere la carriera solista. Non fu un passo scontato e facile per l’artista. Il cantante, allora 25enne, era amatissimo dal pubblico come simbolo e front-man del celebre gruppo inglese, sapeva benissimo che sarebbe stato criticato se non avesse proseguito con il genere progressive così caro ai Genesis. Peter Gabriel, invece, si prese un anno di tempo per cercare di trovare nuove ispirazioni, un nuovo sound e nuovi musicisti per prendere le distanze dalla musica che sino ad allora aveva cantato e composto. L’artista non voleva proseguire il genere musicale dei Genesis, sarebbe stato troppo facile e scontato. Era invece deciso ad esplorare l’universo della musica soul, la sperimentazione elettronica con un sound più asciutto, quasi minimal. Per incidere il primo album si affidò al capace produttore Bob Ezrin, ed eccellenti musicisti quali il chitarrista Robert Fripp, il ‘mago’ dei sintetizzatori Larry Fast e il virtuoso dello stick bass Tony Levin. L’accoglienza della critica specializzata fu piuttosto tiepida. Gli si imputò di non aver delineato un genere musicale preciso, insomma secondo la stampa Peter Gabriel non aveva dimostrato di avere le idee chiare. Il disco arrivò al settimo posto della classifica inglese e al 38° negli Usa: un risultato piuttosto modesto. Il secondo album andò peggio del primo anche per la scelta di comporre musica ancora meno orecchiabile rispetto al debutto. Fu un vero e proprio flop commerciale. Nel privato Peter Gabriel era molto deluso e amareggiato. Nel giro di pochi anni era passato dai trionfi con i Genesis in tutto il mondo ad una sorta di oblio. Non era ancora riuscito a trovare il giusto sound e le canzoni da proporre al pubblico che gli stava letteralmente girando le spalle, almeno per gli scarsi risultati delle vendite discografiche. Nei concerti invece, le cose andavano meglio: Peter Gabriel sapeva ancora colpire e affascinare il pubblico con la sua voce magnetica. Il terzo album, pubblicato nel 1980, vede la collaborazione con Steve Lillywhite (che successivamente produrrà i primi lavori degli U2) e la partecipazione di Kate Bush, Phil Collins, Paul Weller e ancora Robert Fripp. Canzoni come “Games Without Frontiers” e “Biko” marcarono il nuovo percorso che Gabriel voleva intraprendere e che ha origine da quella che verrà chiamata world music. Da notare anche alcune scelte praticate dal musicista proprio per segnare un distacco da quella che era la produzione musicale corrente: come per esempio l’assenza dei piatti dalla batteria o la mancanza di assoli di chitarra. Tale scelta pagò e per la prima volta Gabriel fu al numero 1 nel Regno Unito. Per “Games Without Frontiers” venne realizzato un clip diretto da David Mallet. Con il quarto album (1982) Gabriel raggiunse probabilmente la maturità sonora e compositiva della prima fase della sua carriera solista. Nonostante avesse già ottenuto sia il successo commerciale che della critica, Peter Gabriel toccò il vertice della popolarità nel 1986 col suo quinto album: “So”. Il suo nuovo lavoro produsse svariati singoli di enorme successo come “Sledgehammer” (numero 1 anche negli Usa), la dolente “Don’t Give Up” in duetto con Kate Bush, “Big Time” e “In Your Eyes”. “So” fu co-prodotto dal canadese Daniel Lanois. Il singolo “Sledgehammer” era accompagnato da un video innovativo e visivamente strabiliante creato in collaborazione col regista Stephen R. Johnson, la Aardman Animations e dai fratelli Quay. Il video vinse numerosi premi agli MTV Video Music Awards del 1987, tra cui quelli per il miglior video dell’anno e la miglior regia, ridefinendo gli standard dell’industria dei video musicali. Stephen R. Johnson realizzò anche il clip di “Big Time”. Il disco si avvalse anche di illustri partecipazioni, come quella dell’ex batterista dei Police, Stewart Copeland, di Jim Kerr (Simple Minds), Nile Rodgers e Laurie Anderson. Gabriel ha giocato un ruolo importante nel supporto di Amnesty International, partecipando al U.S.A. Conspiracy of Hope Tour nel 1986 e allo Human Rights Now! Tour del 1988. Nel 1989, Gabriel pubblicò “Passion: Music for The Last Temptation of Christ”, colonna sonora del film “L’ultima tentazione di Cristo” di Martin Scorsese. Per molti quest’album rappresentò il culmine del suo lavoro nel campo della world music, e ottenne un Grammy Award nella categoria Best New Age Performance e una nomination ai Golden Globe nella categoria Miglior colonna sonora per un film. Nel 1992 il musicista inglese pubblicò “Us”, sempre co-prodotto da Daniel Lanois. In quest’album (dedicato alle figlie Anna e Melanie) l’artista affrontò tematiche inerenti alle relazioni interpersonali, come la conclusione del suo matrimonio e la dolorosa lontananza dalla sua prima figlia. L’introspezione che caratterizza quest’album raggiunse la vetta nella canzone “Digging in the Dirt” (Scavando nella sporcizia) che Gabriel usò come metafora per descrivere l’atto di scavare in se stessi, nel tentativo di portare alla luce “le cose meno belle” che ognuno, inevitabilmente, tiene sepolte dentro sé. Nella canzone” Come Talk to Me”, cantata con Sinead O’Connor, l’autore descrive la sofferenza causata dalla lontananza della figlia. Il risultato complessivo è uno degli album più personali dell’artista.
“Us” è stato seguito da un tour mondiale (Secret World Tour) la cui caratteristica principale consisteva in due palcoscenici separati, uno rotondo e uno quadrato (mondo femminile e mondo maschile), uniti da un ponte che Gabriel durante il concerto percorreva più volte avanti e indietro e che, nel brano “Slow Marimbas,” attraversava a bordo di una barca. L’artista intanto vinse altri tre Grammy Awards: Miglior video musicale 1992 per “Digging in the Dirt”, nel 1993 per Steam e nel 1995 per il tour Secret World Live. Nel 2000 Peter Gabriel pubblicò “Ovo”, colonna sonora per lo spettacolo al Millennium Dome di Londra. Nel 2002 venne pubblicato “Long Walk Home: Music from the Rabbit-Proof Fence”, che contiene le musiche per il film australiano Rabbit-Proof Fence (in Italia distribuito col titolo “La generazione rubata”), ispirato a una serie di eventi realmente accaduti. La colonna sonora ottenne una nomination ai Golden Globe. Nel settembre del 2002, Gabriel pubblicò “Up”. Il disco è interamente autoprodotto e segnò il ritorno a delle sonorità molto meno commerciali, con tematiche oscure simili a quelle dei suoi primi album solisti. L’album mostra anche la piena libertà di Gabriel dalle regole dell’airplay radiofonico: eccetto la canzone “The Drop”, nessun brano in “Up” dura meno di sei minuti e alcune attraversano dei veri e propri movimenti con grandi cambiamenti sia di suono che di tematica. Il primo singolo estratto fu “The Barry Williams Show”, il cui video fu diretto da Sean Penn. Nel 2009 Peter Gabriel ha registrato un album di ri-arrangiamenti di brani di altri musicisti, intitolato “Scratch My Back”. Obiettivo dell’album era un vero e proprio scambio di interpretazioni, progetto che ha visto la sua conclusione solo nel 2013. L’album è uscito nel febbraio 2010 ed stato seguito da “New Blood”, il suo nono album da studio pubblicato nel mese di ottobre 2011. In quest’ultimo lavoro i brani sono tutti tratti dal repertorio di Peter Gabriel e sono arrangiati da John Metcalfe. Nel mese di settembre 2013 fu pubblicato “And I’ll Scratch Yours” che concluse l’esperimento di “Scratch My Back”. Ad oggi è la sua ultima fatica discografica. In questo album sono presenti artisti di diverse esperienze come David Byrne, Bon Iver, Regina Spektor, Stephin Merritt, Joseph Arthur, Randy Newman, Arcade Fire, Elbow, Brian Eno, Feist e Timber Timbre, Lou Reed ed infine Paul Simon che interpretato brani di Peter Gabriel.