I difensori della famiglia Ciontoli diffidano la ‘Vita in Diretta’ Rai

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Omicidio di Marco Vannini- continuano i giorni intensi di fatti nuovi e colpi di cena

I difensori della famiglia Ciontoli

diffidano la ‘Vita in Diretta’ Rai

 

di Alberto Sava

 

I due legali difensori della famiglia Ciontoli, Pietro Messina e Andrea Miroli, hanno diffidato la trasmissione Rai ‘La Vita in Diretta’. Durante la diretta Debora Ergas davanti alla villetta di Ladispoli ora non più abitata dei Ciontoli dove Marco Vannini venne ucciso la sera del 17 maggio 2015, ha rivelato i luoghi dove ora vivono i Ciontoli, costretti al più totale anonimato per sfuggire a minacce di morte e intimidazioni. “Vi diffidiamo dal diffondere dati riservati dei signori Ciontoli (ovvero i luoghi in cui vivrebbero), atteso che, anche a seguito dell’improvvido comportamento dei media, sono soggetti a continue e reiterate minacce che turbano ingiustamente e illegittimamente la loro privacy”. La diffida dei legali del nucleo Ciontoli è solo l’ultimo atto di intensi giorni di fatti nuovi e colpi di scena sul caso Vannini. Il primo e concreto fatto nuovo è stata la scelta assunta dagli ermellini del Palazzaccio di una precisa rotta processuale con il rinvio del caso Vannini in Corte d’Assise d’Appello. La Cassazione ha disposto un nuovo processo d’appello, accogliendo il ricorso, presentato anche dai familiari del ragazzo, contro la riduzione della pena per Ciontoli (sottoufficiale della Marina distaccato ai servizi segreti) a cinque anni di reclusione rispetto ai 14 ricevuti in primo grado, conseguente alla riqualificazione dell’accusa da omicidio volontario a colposo. Il colpo di scena invece è di queste ore ed è arrivato dai palazzi del Governo. Il Guardasigilli Bonafede ha promosso un’azione disciplinare nei confronti del pm del caso dell’omicidio di Marco Vannini, Alessandra D’Amore. Al magistrato verrebbe contestato di aver svolto in maniera superficiale l’inchiesta sulla morte del ventenne di Cerveteri (ucciso il 17 maggio del 2015 con un colpo di pistola dal padre della sua fidanzata, Antonio Ciontoli) e così di aver arrecato «un ingiusto danno ai genitori del ragazzo». Il magistrato avrebbe già chiesto di essere ascoltato e la richiesta potrebbe essere accolta nei prossimi giorni. “Non vogliamo commentare iniziative disciplinari, ma ci limitiamo a dire che in primo grado le indagini sono state svolte in modo da raccogliere una montagna di elementi più che sufficienti a dimostrare la colpevolezza degli imputati. Nel caso va valutato il comportamento dei giudici”. Lo ha dichiarato l’avvocato il legale dei genitori di Marco Vannini. «Il pubblico ministero – prosegue l’avvocato Gnazi – nel processo di primo grado ha portato avanti l’accusa di omicidio volontario per tutta la famiglia Ciontoli e non era scontato. Così come non era scontato e semplice presentare un ricorso in appello”.

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