Omicidio Vannini, l’associazione nazionale magistrati a difesa del pm D’Amore

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Omicidio Vannini, l’associazione nazionale magistrati a difesa del pm D’Amore

“Pretestuoso indicare la collega come responsabile

degli esiti dei gradi successivi del giudizio”

 

Nella nota che segue l’Associazione nazionale magistrati scende in campo in difesa della pm che ha coordinato le indagini sul caso Vannini. . “Nei giorni scorsi la nostra collega Alessandra D’Amore è stata fatta oggetto di una campagna mediatica che ha assunto i contorni di un vero e proprio linciaggio. Nel corso della trasmissione televisiva “Le Iene”, nella serata del 13 febbraio, è stata data pubblica lettura di atti riservati del procedimento disciplinare che la riguarda, atti dei quali i conduttori del programma sono entrati in possesso con modalità ancora da chiarire». Lo afferma in una nota la giunta distrettuale di Roma e del Lazio della Anm in relazione alla vicenda che riguarda il pm titolare dell’indagine sul caso dell’omicidio di Marco Vannini, il giovane di 20 anni morto a Ladispoli, il 17 maggio del 2012 dopo essere stato raggiunto da un colpo di arma da fuoco, mentre si trovava a casa della fidanzata. In merito all’annuncio del ministro Bonafede dell’avvio di un’indagine disciplinare nei confronti del pubblico ministero per “negligenza”,  l’associazione nazionale dei magistrati spiega: “Fermo restando che i fatti verranno accertati nelle sedi proprie, a fronte di una iniziativa disciplinare ancora nella fase iniziale, e all’indomani, peraltro, della decisione della Cassazione che ha rinviato per nuova valutazione al giudice di appello, appare assolutamente pretestuoso indicare la collega come responsabile degli esiti dei gradi successivi del giudizio, e inaccettabile attivare una persecuzione mediatica di tale portata nei suoi confronti, tramutando la critica in aggressione. E’ contrario alle più elementari regole del vivere civile attivare un circuito di dileggio mediatico e di persecuzione del singolo magistrato per l’attività da lui svolta, tanto più sulla base di una sua narrazione artefatta del suo operato”.

 

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