Musica, con “The dark side of the moon” i Pink Floyd stupirono il mondo

di Alessandro Ceccarelli
All’inizio degli anni ’70 i Pink Floyd cercarono di cambiare il linguaggio della loro musica. Tutti e quattro i membri della band britannica volevano togliersi di dosso il ‘fardello’ di essere una band psichedelica la cui musica evocava inevitabilmente le droghe lisergiche. Dopo il successo di “Meddle” (1971) Roger Waters pensò che anche i testi dovevano avere la loro importanza al pari delle musiche. Il bassista propose al resto del gruppo di scrivere quali fossero le loro paure alla soglia dei trent’anni. Waters aveva già in mente un album che parlasse delle problematiche esistenziali dell’uomo contemporaneo: il passare del tempo, la paura dell’invecchiamento, la paura di impazzire, la solitudine e la voglia del successo e del denaro. In piena vena creativa il musicista scrisse tutti i testi dell’album che condizionaro in parte anche l’aspetto composititivo delle musiche, degli arrangiamenti, dei suoni e dei nuovi strumenti da utilizzare. Dopo ben otto mesi di registrazioni i Pink Floyd con l’aiuto di Alan Parsons completarono il disco che li rese immortali. “The Dark Side of the Moon” è sicuramente uno dei dieci album più importanti e influenti della storia rock del XX secolo e come tale sarà per sempre ricordato e soprattutto ascoltato.
Sono passati 47 anni (l’album uscì il 10 marzo del 1973) dalla pubblicazione di “The Dark side of the moon” dei Pink Floyd e la magia sonora del gruppo inglese è rimasta intatta, inossidabile: quasi cinque decenni non hanno intaccato minimamente il l’apice musicale di una band che ha fatto la storia del rock mondiale. Il lato oscuro della luna, questo il titolo tradotto in italiano dell’album di Waters e compagni, detiene ancora una serie di record: ha superato le 1.100 settimane di permanenza nella Us Top Catalog e ha venduto nel mondo la straordinaria cifra di oltre 50 milioni di copie. Nella classifica dei dischi più venduti di tutti i tempi si piazza al secondo posto dopo “Thriller di Michael Jackson.
Per comprendere un tale successo planetario occorre immergersi in quel “viaggio sonoro” che ha visto impegnati nelle registrazioni i quattro ragazzi londinesi per ben otto mesi. Lavorazioni molto complesse, caratterizzate dalla volontà di raggiungere la perfezione del suono mai raggiunta prima nella musica rock, grazie soprattutto alla presenza di Alan Parsons, il genio inglese degli studi Abbey Road, gli stessi dove incidevano anche i Beatles.
In “The Dark side of the moon”, i Pink Floyd impiegarono degli strumenti tecnici mai usati prima, come i registratori multitraccia e i loop, moltissime sovraincisioni di effetti che ancora oggi stupiscono l’ascoltatore. Inoltre i quattro giovani musicisti cambiarono le loro strumentazioni. Soprattutto il tastierista Richard Wright fece largo uso per la prima volta di sintetizzatori analogici Ems e Vcs3 e mini moog. Impiegò anche vari tipi di pianoforti elettrici Fender Rhodes e Wurlitzer.
Quando venne pubblicato, il successo fu immediato in tutto il mondo. Scalò le vette delle classifiche negli Stati Uniti, Canada, Inghilterra, Italia, Francia, Nuova Zelanda, Germania, Norvegia, Austria, Grecia, Portogallo e Finlandia. Solo nel mercato Usa si calcola abbia venduto quasi 25 milioni di copie.
Dal punto di vista musicale e compositivo il disco fu una vera e propria svolta. Si chiuse definitivamente il periodo psichedelico e sperimentale che aveva dato la luce a capolavori come “The Piper at the gates of down”, “A saucerful of secrets”, “Ummagumma”, “Atom” e “Meddle”. In “The Dark side of the moon” i Pink Floyd prediligono la forma canzone (anche se tutte collegate in un unico concept album) rispetto ai lunghi brani del passato: l’intento dei quattro è quello di ampliare il numero dei fans con una musica più semplice, diretta e accattivante. Sono invece molto curati i testi scritti da Roger Waters che abbracciano tematiche profonde e complesse come l’alienazione, la solitudine, il passare inesorabile del tempo, la pazzia, il denaro e i lati negativi del successo.
E il risultato raggiunto rasenta la perfezione: nessun disco dei Pink Floyd avrà più lo stesso successo, solo “The Wall” nel 1979 si avvicinerà all’enorme consenso di critica e di pubblico.
L’improvvisa e inaspettata ricchezza dei quattro membri del gruppo – Roger Waters, David Gilmour, Nick Mason e Richard Wright – causò notevoli tensioni e minò gli equilibri interni. Roger Waters pian piano divenne sempre più autoritario nella leadership compositiva a discapito soprattutto del tastierista Rick Wright. Inoltre la casa discografica del gruppo (la Emi) fece da subito enormi pressioni per pubblicare un nuovo album, dopo l’incredibile successo di “Dark side”. I quattro musicisti invece cercarono di avere più tempo a disposizione per quello che fu poi “Wish you were here”, l’album pubblicato nel settembre del 1975 che a tutti i costi doveva bissare i record di Dark side. Ma questa è un’altra storia.