Timori per l’economia sotto l’ombrellone

0
46

Il coronavirus rischia di mettere in ginocchio la nuova stagione delle vacanze al mare

Timori per l’economia sotto l’ombrellone

Dubbi sulla partenza del settore. I gestori degli stabilimenti: “Speriamo si possa ripartire entro giugno”

 

Non solo piccoli commercianti, aziende a conduzione familiare e uffici chiusi con i dipendenti in cassa integrazione o a lavoro dalla scrivania della propria abitazione in smart working. Che l’emergenza sanitaria nazionale stia causando notevoli difficoltà anche e soprattutto a livello economico a diverse categorie di lavoratori ormai sembra un dato accertato. Con lo Stato e la Regione Lazio che hanno già provato a dare una risposta, con lo stanziamento di fondi per i buoni spesa da distribuire alle famiglie più bisognose e che ad oggi, dopo settimane di chiusura, non riescono più a mettere insieme il pranzo con la cena. Ma c’è un’altra categoria di lavoratori, al momento ancora in secondo piano, che rischia di ritrovarsi in serie difficoltà qualora la situazione sanitaria non dovesse migliorare entro tempi brevi: i gestori degli stabilimenti balneari e tutti i comparti a essi legati (gli stagionali, le ditte che si occupano delle manutenzioni ordinarie e straordinarie al loro interno … il settore turistico in generale). La settimana di Pasqua e in particolar modo il prossimo fine settimana sarebbe stato il primo della stagione estiva 2020 che avrebbe rimesso in moto questa economia. Con le belle giornate di sole di questi giorni, alcuni di questi stabilimenti balneari, sicuramente avrebbero potuto riaprire le loro porte per il pranzo domenicale o per le “gite fuori porta” della Pasquetta, per poi tagliare ufficialmente il nastro dell’inizio della nuova stagione balneare il Primo Maggio. Ma con il numero dei contagi da coronavirus ancora alto, sebbene in leggera flessione rispetto ai giorni scorsi, la stretta del Governo difficilmente passerà entro quella data. Già nei giorni scorsi il capo della Protezione civile, Borrelli, ha annunciato la chiusura anche il Primo Maggio. Si creerebbero assembramenti non indifferenti con il rischio di far tornare ad impennare il numero di contagi. Si riaprirà a luglio? E se si, in che condizioni? Bisognerà far mantenere le distanze di sicurezza? Anche in questo caso i danni economici potrebbero essere notevoli, con meno ombrelloni all’interno degli stabilimenti balneari e dunque meno introiti. «La perdita – spiegano i balneari – è notevole. Sarà molto dura ma siamo fiduciosi. Speriamo di poter ripartire presto».  Il presidente dell’associazione dei balneari di Cerveteri, Celso Caferri spiega che. «Lo stabilimento “tradizionale” non sa nemmeno cosa dire ai clienti. Questo sarebbe infatti il periodo delle prenotazioni. È un disastro in tutta Italia». La situazione è praticamente allo stallo: investimenti, manutenzioni, assunzioni. «Siamo tutti in balia delle decisioni dello Stato». Ma nel frattempo le spese giornaliere, mensile, per i gestori degli stabilimenti non si fermano: dal canone demaniale, agli affitti, alla manutenzione ordinaria e straordinaria da porre in essere (soprattutto dopo i danni causati dalle mareggiate invernali). «Siamo fuori dalla normalità – ha aggiunto Sabrina Vannoli, dello stabilimento Ezio la torretta – Non possiamo iniziare a sistemare, non possiamo aprire. Dobbiamo solo aspettare e capire cosa potremo fare e se lo potremo fare. Siamo in una situazione incerta». Dubbi e interrogativi a cui purtroppo ad oggi non è stata data alcuna risposta. Risposte e chiarimenti che la responsabile del sindacato dei balneari della regione Lazio, Marzia Marzoli, spera arrivino dopo le festività pasquali. Una situazione che lega tutti gli stabilimenti da Nord a Sud. «Ci confrontiamo quotidianamente cercando di capire soprattutto come stanno i nostri balneari – ha detto – Qualcuno aveva già aperto, qualcuno aveva iniziato i lavori di sistemazione. Altri avevano già contattato i fornitori che a loro volta avevano inviato la merce». È ovvio che «al di là delle preoccupazioni e irrequietudini, al primo posto c’è la salute e questo sacrificio lo stiamo facendo per questo. Chiaramente per capire come si evolverà la situazione dobbiamo aspettare l’autorità sanitaria». Nel frattempo però i balneari hanno inviato una nota urgente dove vengono chieste delle delucidazioni su «cosa possiamo già fare», ha proseguito Marzoli. «Ci sono delle aziende che fanno manutenzione che chiedono di poter lavorare». «Ad oggi la situazione non è chiara e solo l’autorità sanitaria ci potrà dire come organizzarci». E poi c’è la riflessione “romantica” sugli stabilimenti balneari, sulla loro origine storica. «Siamo nel 1800, siamo al mare e lo iodio era buono per guarire anche dalla tubercolosi. Speriamo di essere un punto di ripartenza, perché forse davanti al mare, siamo al sicuro»

 

 

Slittano di altri sei mesi i termini per gli enti locali costieri della nostra regione per partecipare al bando da 10 milioni di euro per la riqualificazione e la sostenibilità delle aree costiere del Lazio, destinato ai 24 Comuni litoranei (per Roma al Municipio X). “Abbiamo deciso di prolungare i termini per partecipare al bando a causa dell’emergenza coronavirus, che ha reso l’attività amministrativa degli enti locali più complessa e difficoltosa. Non volevamo che a causa di questo stato di cose alcuni Comuni rischiassero di non riuscire a sfruttare l’opportunità offerta da questo importante strumento che negli anni passati ha impegnato risorse regionali per circa 40 milioni di euro e che ha portato al finanziamento di 66 interventi in 21 Comuni”, così Paolo Orneli, assessore allo Sviluppo Economico, Commercio e Artigianato, Ricerca, Start-Up e Innovazione della Regione Lazio. L’avviso – inquadrato nel “Piano degli interventi straordinari per lo sviluppo economico del litorale laziale” e previsto dall’articolo 41 della legge regionale n.26 del 2007 – prevede la possibilità per gli enti locali di vedersi attribuire un contributo regionale per un massimo del 90% del costo dei progetti presentati (che dovranno essere orientati in special modo a promuovere l’innovazione e l’ecosostenibilità della fruizione dei litorali). L’importo concedibile è compreso tra un minimo di 500mila euro e un massimo di 3 milioni di euro. Prevista una riserva di 1 milione di euro per Ponza e Ventotene, Comuni insulari cui viene riconosciuto un valore unico da un punto di vista naturalistico, ambientale, e culturale. Il bando quindi, secondo quanto disposto dalla determinazione dirigenziale n. G03753 del 3 aprile scorso, invece di chiudere l’8 aprile come previsto inizialmente rimarrà aperto ancora per sei mesi, fino alle 12.00 dell’8 ottobre.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here