CNA: “La riapertura un passo necessario,ora va salvaguardata ogni impresa”

Settore benessere e pubblici esercizi,  voglia di ricominciare.

 

La tanto invocata ripartenza, alla fine, è arrivata. E come è andata? Estetiste, acconciatori, bar: tra la voglia di rimettersi all’opera e la necessità di non abbassare la guardia, imprese e utenti stanno familiarizzando con un mondo tutto nuovo. Ma si va avanti a testa bassa. Angela Mochi, portavoce territoriale delle estetiste e componente della presidenza nazionale di CNA Benessere e Sanità, fa il punto sul proprio settore. “Le colleghe hanno aperto e sono contente – dice – mentre i clienti premono tutti per avere un appuntamento subito”. Così l’organizzazione nel suo centro, ad Acquapendente. “Abbiamo un’attività di 200 metri quadrati dove lavoriamo in due: si attende o alla reception, comunque molto ampia e non più di due persone, o in giardino. Sono state adottate tutte le misure: chi viene trova ciabattine appena si entra, postazioni gel. Più misure adottiamo, più si sentono sicuri. Noi? Ci hanno trovato con mascherine, cuffie, grembiule, guanti”. Tra gli acconciatori c’è Serena Dentini, portavoce della categoria di CNA Viterbo e Civitavecchia. “La situazione è nuova – spiega – ma le clienti sono meravigliose: collaborano, vengono già preparate. Noi abbiamo organizzato gli spazi e tutto procede secondo le direttive. Il lavoro va un po’ più a rilento, perché la situazione è sicuramente più complessa. Però abbiamo riaperto e ce la stiamo mettendo tutta”. Valeva la pena? “Per attività che si sono trovate economicamente scoperte – risponde – vedremo a breve se ne sarà valsa la pena. Restare in piedi per molti sarà difficile, a meno che non arrivino fondi”. Le prenotazioni comunque non mancano. “Non abbiamo trovato titubanza: solo una persona ha preferito aspettare, rimandando a giugno”. I bar si sono organizzati anche con il delivery, come lo staff del Caffè Marini a La Quercia: “Ci siamo adeguati al decreto con un po’ di difficoltà a far rispettare le distanze. C’è un po’ di confusione, però abbiamo anche un’area esterna, pochi posti seduti, ci siamo arrangiati. Il delivery lo facciamo da due settimane e proseguiremo con questo tipo di servizio. A livello di presenze, pensavo che ci fosse qualcosa in più, ma secondo me questa settimana sarà una fase di prova”. Ancora bar, ma a Tarquinia. “Mi piace stare qui e vedere che la gente è contenta, le presenze non sono quelle pre-Covid ma sono soddisfatto”: a parlare è il titolare, Mauro Sacconi. All’esterno ha provveduto ad esporre la cartellonistica per i clienti con le procedure da seguire e i sanificatori all’esterno, “che sono disponibili anche in bagno e sul bancone, dove è stato inoltre posizionato un pannello. All’interno ci sono alcuni tavoli con due posti, sempre mantenendo le distanze di sicurezza”. E nonostante il locale sia grande, “non entrano più di tre persone la volta. Come hanno reagito i clienti a queste misure? Bene: la gente qui a Tarquinia non crea confusione”. Per Luigia Melaragni, segretaria della CNA di Viterbo e Civitavecchia, “la riapertura in sicurezza era un passo necessario. Rinviare ancora di due settimane sarebbe stato inaccettabile. Le imprese dei diversi settori interessati alla riapertura hanno infatti dimostrato di saper affrontare una situazione completamente inedita con grande senso di responsabilità. Adesso c’è molto lavoro da fare. La prima preoccupazione è salvaguardare ogni impresa, ogni occupato. Le piccole attività sono in sofferenza e da sole non possono farcela”.