Strage di Bologna, parla un sopravvissuto: “Abbiamo sempre scartato la pista palestinese “. Pochi giorni prima dell’attentato Licio Gelli consegnò un milione di dollari agli esecutori

La stazione di Bologna devastata dall'attentato del 2 agosto 1980
“Come associazione fra i parenti delle vittime del 2 agosto 1980, abbiamo sempre scartato la pista palestinese e continueremo a farlo”. Così Eliseo Pucher, uno dei sopravvissuti alla strage alla stazione di Bologna, commentando l’articolo di ‘Reggio Report’ in cui si legge che il giudice Aldo Gentile, dal 21 settembre del 1980 titolare dell’istruttoria sulla strage alla stazione ferroviaria di Bologna, avrebbe frequentato Abu Anzeh Saleh, il giordano di origini palestinesi capo del Fronte popolare per la Liberazione della Palestina, legata al superterrorista ‘Carlos lo sciacallo’. Pucher aveva 25 anni all’epoca della strage. Stava andando da Udine a Salsomaggiore Terme ma, a causa del ritardo del treno, ha deciso di attendere in sala d’aspetto ed è rimasto ferito nello scoppio della bomba. Sempre su questo drammatico episodio della recente storia italiana emergono nuovi inquietanti dettagli. Un milione di dollari in contanti. Sarebbe questa la somma di denaro consegnata, pochi giorni prima della Strage di Bologna del 2 agosto 1980, ad alcuni esecutori già condannati in via definitiva per l’attentato alla stazione ferroviaria. Fondi provenienti, secondo quanto si apprende, dai conti svizzeri di Licio Gelli e che facevano parte di una somma più ampia, circa 5 milioni, che tra il 1979 e il 1982 sarebbero transitati a più riprese anche agli organizzatori e ai depistatori. Il particolare emerge dall’inchiesta della Procura generale di Bologna, nell’ambito dell’indagine sui mandanti e i finanziatori dell’attentato, che poco tempo fa ha visto la richiesta di rinvio a giudizio per 4 persone, tra cui l’ex esponente di Avanguardia nazionale, Paolo Bellini, accusato di concorso nella strage del 2 agosto. Secondo gli inquirenti, che nell’ambito dell’inchiesta hanno ricostruito il flusso del denaro, nei giorni immediatamente precedenti la strage, Gelli, un suo factotum e alcuni esecutori si trovavano nella medesima località e in quell’occasione, è l’ipotesi, Gelli (o il suo emissario) avrebbero consegnato il milione in contanti agli esecutori, ex Nar condannati in via definitiva.