Lettera aperta: “La Ciclabile…”

Riceviamo e pubblichiamo – Un piccolo sentiero sterrato e sassoso largo meno d’ un passo umano, s’inoltra nella vegetazione dandoti l’illusione d’intraprendere una strada sterrata facile da percorrere in bici e lontana dal traffico automobilistico. Errore! Dopo pochi metri ti ritrovi ad affrontare una curva a gomito sull’asfalto di un marciapiede evitando, con perizia, di sbattere in una siepe di lauro bella alta, aroma per tonnellate di fegatelli ma  che ti toglie la visuale. Ti trovi spaesato, non sai dove andare quando scorgi alla tua sinistra un piccolo varco, a mò di passo carrabile, che ti invita ad attraversare la strada asfaltata speranzoso che qualche automobilista frettoloso non ti travolga nella fretta di partire per la spiaggia. Evito un altro piccolo  sentiero sterrato girandoci intorno e finalmente mi ritrovo su di un viottolo abbastanza agevole non fosse per gli aghi di pino che ne hanno invaso un grosso tratto in curva  rendendolo pericoloso perché , è risaputo, sugli aghi di pino si scivola. Faccio la gimkana fra numerose deiezioni canine e scorgo, qualche bella oliva attaccata ai rami degli antichi alberi che, ancora resistono all’incuria degli uomini. Mi ritrovo alla fine dello sterrato e sono indeciso se andare verso destra o verso sinistra. Per oggi vado a destra rinunciando per un po’ al romanticismo delle “terre incolte” e vado verso la Posta. Una breve sosta per comprare il giornale, un saluto frettoloso a qualche amico che mi riconosce e mi dirigo verso la via Sovana generosa di buche e tratti sconnessi, ansioso di ritrovarmi verso la solitaria via Trevignano che vanta dei lunghi pezzi asfaltati di recente, refrigerio per la mie braccia e la mia schiena.. Al termine della strada un’ampia curva a sinistra immette lungo la via Cetra e presto mi ritrovo a costeggiare la ferrovia. Mi sembra di attraversare uno di quei paesi della Toscana divisi dal mare proprio dal treno ma qui è diverso. Il mare è laggiù , dopo il cavalca-ferrovia ma nei giorni di scirocco da qui già si sente il suo profumo che sa di vacanza e grosse pedalate sul lungomare….Mi dirigo verso il grande parcheggio che ospita quotidianamente centinaia di vetture in maggioranza di proprietà di coloro che fanno la spola fra Cerveteri e Roma per lavoro; rifletto sul fatto che qualche anno fa le macchine parcheggiate erano più numerose, non c’era un posto libero nemmeno a pagarlo…Oggi, ci sarà più gente che ha deciso di  servirsi del treno oppure meno lavoratori che vanno verso Roma? Ma il mio giro sta per terminare: percorro il tratto di strada che passa davanti ad uno dei miti di Cerenova: il Ciclista Ilio. La curva a destra, proprio in corrispondenza delle numerose bici, mi costringe ad attente acrobazie perchè percorro quello che io ho battezzato  “Arcipelago Mecucci”: l’asfalto è così sconnesso, le buche così larghe, il degrado così evidente che mi sono convinto che in questo tratto di strada non sia passato mai nessuno a stendere una badilata d’asfalto dai tempi in cui è nata Cerenova… Ma io sono arrivato. Attraverso una invitante rampa d’accesso, parcheggio la mia bici,  guadagno un posto a sedere in uno dei tavolini del bar della bellissima Fatima mentre il magnifico Marcello mi serve uno strepitoso caffè ed un cornetto alla crema…Alla prossima.

Capone Alfonso