Scuola: ritardi vecchi di 50 anni, i nodi al pettine

I problemi, anche minimi, irrisolti alla G. Cena ha prodotto uno stallo che va sbloccato

 

La protesta. I genitori chiedono un tavolo di confronto con l’amministrazione comunale, la minoranza e la Dirigenza scolastica

 

I genitori: «Il nostro obiettivo è quello di tutelare i ragazzi mettendo a punti un piano che vada a risolvere i problemi che gravano sulla scuola da circa 50 anni». Un tavolo di lavoro tra genitori, amministrazione comunale, opposizione e scuola per risolvere gli annali problemi dell’istituto Giovanni Cena. È questo che chiedono alcuni genitori degli alunni che frequentano l’istituto comprensivo di Cerveteri, bloccato sin dal primo giorno di scuola da diverse problematiche. Prima le tende montate in cortile che avrebbe dovuto ospitare gli alunni di classi pollaio (a causa dell’emergenza covid). Poi i bagni del primo guasto (quelli delle medie) fuori uso. Una situazione che a quanto pare era ben conosciuta già prima del suono della prima campanella ma a cui non è stato posto alcun rimedio. E infine, il guasto idrico che ha portato alla chiusura della scuola tre giorni dopo la sua riapertura (e che non è escluso possa essere collegata al guasto dei bagni).   Una serie di eventi che ha portato i genitori a protestare non facendo entrare i propri figli in aula (per un totale di circa 45 bambini). «Chiederemo un tavolo di lavoro – hanno spiegato Katia Blasi, presidente del comitato genitori e Sonia Agostini, membro del consiglio di istituto (che ha presentato le dimissioni venuta a conoscenza dell’installazione delle tende della Prociv nel cortile della scuola – dove chiederemo la presenza del Comune, della scuola e dell’opposizione per trovare una soluzione condivisa al problema». «Il nostro obiettivo – hanno proseguito – è quello di tutelare i ragazzi, mettendo a punto, tutti insieme, un piano che vada a risolvere problemi che gravano sulla scuola da circa 50 anni. Il problema è che la popolazione è aumentata ma le scuole sono rimaste le stesse». C’è poi la preoccupazione, come riportato da Baraonda, mossa dalla presenza ancora oggi di quelle tende della Protezione civile nel cortile della scuola. Se è vero infatti che dopo le rimostranze dei genitori, la dirigenza scolastica ha fatto marcia indietro con l’ingresso in aula a tutti (con mascherina obbligatoria anche quando si è seduti al banco) è anche vero che né il Comune, tantomeno l’istituto abbiano proceduto allo smantellamento delle strutture provvisorie. «Vederle ancora lì – hanno spiegato Blasi e Agostini – ci preoccupa e ci fa temere che in una situazione di emergenza si possa decidere di utilizzarle. E questo noi non lo vogliamo». Le mamme tornano infatti ad evidenziare come quelle tende non siano tende strutture ma pneumatiche, non dotate di finestre (ci sono solo delle zanzariere) e sprovviste di servizi igienici. Se dunque un bambino dovesse necessitare del bagno sarebbe costretto a uscire in cortile ed entrare nell’istituto (nel piano delle elementari). Il tutto in balìa anche degli agenti atmosferici (sole, pioggia o vento che sia).