Aereo nel Tevere, i genitori di Daniele Papa cercano testimoni

Daniele Papa

Parlano i genitori del 23enne che ha perso la vita in seguito ad un incidente aereo il 25 maggio scorso:“Nessuno della scuola volo UrbeAero ci avvisò di quanto accaduto”

di Cristiano Orsini
Era il 25 maggio scorso quando un aereo precipitò nel Tevere a Roma. Erano circa le tre di pomeriggio e Cerveteri non potrà mai dimenticarlo perché alla cloche di quel velivolo c’era un nostro giovane concittadino: Daniele Papa. Aveva appena 22 anni e si affacciava alla vita, al mondo… letteralmente. Amava volare, era ligio al dovere ed era preciso e diligente, proprio come vogliono ricordarlo i suoi genitori, Mario e Franca, e sua sorella Isabella. Una bella famiglia, fondata su sani principi e valori fondamentali. E Daniele era, infatti, un bravo ragazzo con le idee chiare. Molto impegnato nella vita sociale, parrocchiale e con la protezione civile. Ottimi rendimenti scolastici; aveva passato un anno in Australia per perfezionare il suo inglese, lavorando senza mai pesare su nessuno, con il sogno un giorno di farvi ritorno magari in pianta stabile; cresciuto nel mondo dell’aviazione, con il padre pilota e la mamma nello stesso ambito. Insomma, aveva gettato delle solide basi per decollare e spiccare finalmente… il suo volo. Un decollo che però non potrà mai avvenire a causa di quel tragico incidente che l’ha strappato alla vita troppo presto. Il 25 maggio tutto si è interrotto. Come se un filo si fosse spezzato invece di continuare ad allungarsi. Eppure su questo incidente esistono ancora domande che attendono risposte. Mario e Franca vogliono sapere cosa è veramente successo quel pomeriggio. Un incidente, l’aereo è precipitato nel fiume, ok… ma perché? Mario, il papà – è bene ricordarlo – è un comandante di linea con esperienza anche come istruttore di volo negli Stati Uniti, sa bene di cosa si sta parlando. La Procura sta indagando per omicidio. Gli indagati sono l’istruttore pilota che era seduto affianco a Daniele su quell’aereo, Cito Giannandrea, e l’Amministratore Delegato della scuola di volo Urbe Aero, Domenico Calia. Qualche giorno fa è andato in onda durante PomeriggioCinque, la trasmissione di Barbara D’Urso, un servizio attraverso il quale la famiglia Papa ha fatto un appello di testimonianza per cercare qualcuno che possa aver visto l’aereo cadere quel giorno; quindi noi abbiamo deciso di contattarli, avendo avuto così il piacere (sincero) di conoscere i genitori e la sorella di Daniele. Gli abbiamo rivolto qualche domanda.
Sig. Mario, cosa vi ha spinti a contattare la trasmissione di Barbara D’Urso?
“Noi stiamo cercando testimoni oculari o registrazioni video (attraverso apparecchi fissi o mobili) che quel giorno possa aver visto l’aereo cadere. Vogliamo sapere in che modo è caduto. Sapere che tipo di rumore, se lo faceva, il motore. Come stava volando prima di cadere. Se è caduto virando o in avvitamento. Lo so, possono sembrare richieste strane, ma sarebbe invece fondamentale ai fini delle indagini. Ricordo quindi che l’incidente si è verificato tra le 14.50 e le 15.10 del 25 maggio, la zona è tra la via Flaminia Nuova-via Salaria-via Vitorchiano, è anche presente una lunga pista ciclopedonale in quella zona quotidianamente percorsa da centinaia di persone. Se qualcuno si trovava li quel giorno e ha visto l’aereo cadere ci contatti, per favore. Vorrei sottolineare che la drammaticità della situazione è stata accentuata dal fatto che io, mia moglie e Isabella abbiamo saputo dell’incidente aereo attraverso i social e i telegiornali. Solo dopo 3 ore. Sono stato io a contattare la Scuola Urbe Aero, loro non mi hanno mai chiamato, voglio pensare che esista qualche forma di protocollo interno alla scuola, che seppur legale, sarebbe umanamente intollerabile. Un fatto che mi ha fatto malissimo. Dalla scuola Urbe Aero, oltre alle condoglianze di circostanza, una piccola assistenza psicologica e la presenza ai funerali di mio figlio, non si è mai fatto sentire nessuno. Spariti. Mio figlio è stato cancellato, come un file. Ci siamo sentiti abbandonati a noi stessi”.
Cosa esattamente volete sapere, cos’è che non vi è chiaro?
“La dinamica dell’incidente innanzitutto. Il problema sta nel fatto che l’aereo è caduto a poche centinaia di metri dall’aeroporto dell’Urbe (da dove è decollato) in un punto dove si suppone che neanche la torre di controllo ha potuto vedere chiaramente l’ultima manovra che stava effettuando in quel momento perché la pista è separata dal fiume da un rilievo, una sporgenza, una barriera che evita, in caso di esondazione del fiume, l’allagamento dell’aeroporto, ma impedisce anche la vista in quel tratto, dove tra l’altro non è puntata nemmeno una telecamera di sorveglianza. Quel che è certo è che prima di cadere l’aereo ha colpito un albero sul vetro della cabina di pilotaggio, infatti i risultati dell’autopsia dicono che Daniele ha riportato un violento trauma cranico, il che significa che con molta probabilità Daniele quando ha toccato l’acqua era già morto. Quando è stato ritrovato, dopo due giorni dall’incidente, Daniele era ancora legato al sedile. Voglio sottolineare che Daniele praticava anche sub da diversi anni, quindi se fosse rimasto cosciente in seguito al primo impatto con l’albero sarebbe riuscito con molta probabilità a slacciarsi la cintura, come invece è riuscito a fare il pilota istruttore che si è salvato”.
Per aiutare la famiglia Papa è stata aperta una pagina Facebook denominata “danyboy”, da qui sarà possibile mettersi in contatto con loro. Oppure contattate il nostro giornale, saremo poi noi a fare da tramite.