L’angolo Life coach/ Le relazioni pericolose ep. 2: come reagire, e vivere meglio, se sono vittima di ghosting

Di Lucia Barbieri

Quando si è scaricati senza più contatti e una minima spiegazione, siamo stati vittime di ghosting. Ma come si sente la vittima? E il ghoster (chi ha messo in atto la rottura non proprio rispettosa) si sente in colpa o crede di aver fatto la cosa giusta per entrambi? Ma soprattutto, come può uscirne la vittima da questa situazione che toglie l’aria. Colma di incredulità, sofferenza e delusione tanto da imprigionarla. Come schizzare fuori per intraprendere nuove strade e fare nuovi incontri (più costruttivi e adatti a lei)? E il ghoster? Ne può, se vuole, uscire? Vediamo come.

Nel precedente articolo abbiamo visto i modi peggiori – o, se vogliamo essere meno diplomatici, più vigliacchi – di chiudere una storia, una relazione (di tutti i tipi, dall’amicizia alla professione, ma soprattutto in campo sentimentale). Adesso vedremo come chi ha subito la rottura possa sopravvivere e anzi vivere più felice grazie a questa chiusura non proprio rispettosa. Non prometto l’impossibile, anzi… Per meglio addentrarci mi riferirò in particolare proprio alle situazioni più difficili, a chi ha avuto a che fare con chi ha vinto la medaglia d’oro, ossia i ghoster (coloro che mettono fine ad una relazione interrompendo tutti i contatti e soprattutto senza aver dato una benché minima giustificazione).

“Gli perdono di avermi sfruttata, rovinata, umiliata. Gli perdono tutto, perché ho amato.” Eleonora Duse

Come si manifesta il ghosting

Per capire la dinamica è bene avere un quadro più dettagliato della circostanza e del ghoster. Partendo dal presupposto che ogni situazione è una realtà a parte e non esistono regole o pozioni magiche per risolvere tutti i casi, gli studi – e le esperienze – ci insegnano che il ghosting avviene soprattutto nelle relazioni agli inizi, o dopo qualche mese di frequentazione (se avviene dopo un paio di messaggi non è considerato tale).

Il ghosting avviene di solito quando la storia sta cambiando da semplice frequentazione a relazione vera e propria: tutto procede a gonfie vele – o almeno così appare – la persona che frequentiamo ci sta prendendo sempre di più e ci sembra che la cosa sia ricambiata. Ma ad un tratto il nulla. Ci troviamo soli e ci chiediamo se quello che abbiamo appena vissuto sia successo veramente o sia frutto della nostra fervida immaginazione (forse è consigliabile la prossima volta attuare la strategia – stile scuole medie – del fogliettino con la fatidica domanda “Stiamo insieme?/ti metti con me?” onde evitare fraintendimenti successivi).

Chi è il ghoster?

Non voglio fare un’analisi psicologica del ghoster, non è il mio ruolo né è il mio intento in questo articolo. Sfatiamo intanto il mito che sia circoscritto alla generazione dei millennials, che comunicano – si dice – solo via social e chat. Sarà una sorpresa, oppure no (per chi ne è stato “vittima”) di sapere che la “pratica” è sempre più diffusa anche in età matura (almeno anagraficamente). Persone che hanno anche una situazione lavorativa e sociale affermata, che gestiscono magari quotidianamente situazioni relazionali complesse, problemi e conflitti. Ma in campo sentimentale rifuggono le responsabilità emotive e la responsabilità dell’effetto delle loro azioni su altri. E il ghoster è parimenti uomo o donna (ahimè, qui le quote le abbiamo ottenute…).

Tipologie di ghoster

Sembra che di ghoster ce se siano varie tipologie (chi rifugge dall’impegno, il pigro di emozioni, chi ha paura del confronto, chi non sa cosa vuole, chi si trova in una situazione complicata vita/lavoro….fino a chi è semplicemente infame – un altro termine avrebbe meglio reso l’idea, ma cerco di astenermi da volgarità…). Ci sono anche quelli definiti love bomber, ossia chi si butta a capofitto in una relazione fin dal primo momento, colmando il/la partner di attenzioni e affetto, fino a farla capitolare…e qui spariscono. Questi esemplari sono i peggiori (potremmo dargli la medaglia di platino ), in quanto usano le relazioni – e le loro brusche fini – solo per alimentare il loro ego narcisistico (si sentono realizzati solo in quanto oggetto di attenzioni e anche l’essere ricercato insistentemente ne è una forma).

Non sono necessariamente delle cattive persone: semplicemente sottovalutano la portata della loro azione sull’altro. Non se ne considerano responsabili.

Perché una persona che sta vivendo serenamente una storia d’un tratto sparisce nel nulla, senza dare una minima spiegazione. Forse perché anche lui/lei questa spiegazione non la sa e piuttosto che affrontare la realtà (non tanto con l’altro ma con se stesso/a) preferisce la via più breve e indolore (a parer suo). Pensa forse di evitare il dolore di sentirsi dire che la storia è finita, che non è mai iniziata, che…che…che… Si illude che l’altra persona capisca dal suo silenzio E invece non capisce niente! Non ha un perché, non ha un quadro anche frammentario della ragione della rottura. Non ha niente.

E per questo il fuggire così è ritenuto la forma più vigliacca e crudele emotivamente di tutte.

Impatto sul ghostee (la “vittima”)

Le ricerche psicologiche dicono che il disagio che il ghosting crea nel ghostee (quello mollato, per capirci) sia fisico e non solo psicologico. Sentirsi rifiutati da qualcuno che ci piace – e, ripeto, con il quale non ci sono stati motivi espliciti di rottura – crea un domino di sensazioni ed emozioni a volte devastanti, se non gestite bene. Rimane in balia delle sue emozioni – senso di rifiuto, rabbia, senso di colpa – che , se non gestite bene possono portare a calpestare la propria autostima e sentirsi completamente inidonei alle relazioni sentimentali.

Si sente cancellato, o addirittura mai esistito per l’altro/a. Capisce solo che per il ghoster quello che c’è stato non ha significato “niente” e come tale di essere stato/o per lui “nessuno”. Si sente usato e gettato via (dopo essere stato accartocciato ben bene).

Ma come risollevarsi? E, anzi, vivere meglio grazie a questa esperienza?

Vediamo più nel dettaglio come affrontare la via di uscita (per entrambi). Mi immedesimerò nel ghostee, la “vittima” (ahimè) e per questo mi riferirò per convenienza al ghoster al maschile (tenendo conto quanto detto sopra riguardo alla parità di genere non proprio edificante in questo campo).

Non dipende da me!

Innanzitutto, devo mettermi in testa che il problema non sono IO. Il problema è il ghoster. I problemi relazionali non sono i miei, ma i suoi. Quello che questa situazione di ghosting ci dice riguarda essenzialmente l’altro e non me: le sue paure, i suoi limiti, le sue insicurezze e …vigliaccherie.. del fatto che non sappia gestire situazioni complesse e spiacevoli e che sia sentimentalmente immaturo. Devo smettere di incolparmi, di dirmi “se avessi fatto così”…Non sarebbe cambiato niente, perché il ghoster non sarebbe cambiato, e probabilmente già sapeva mentre mi frequentava come se ne sarebbe andato. In questo modo.

Smettere di cercarlo.

Adesso si è trasformato in un fantasma, non ha senso continuare a rincorrerlo per avere spiegazioni o un’altra chance…Il cercarlo aumenterà la mia frustrazione (se non aumenterà il suo ego narcisistico, se il ghosting deriva da questo). Se lui ha chiuso con me devo fare altrettanto: devo eliminarlo dalla mia vita.

Questo vuol dire anche smettere di consultare famelicamente i suoi profili social per vedere nuovi post – se non mi ha bloccata o inserita nella lista restrizioni di Facebook (nel senso che ha impostato la subdola opzione di non far vedere a me – ancora magari fra gli amici di Facebook – i suoi nuovi post). Una volta capita la situazione, dopo essere caduta dal pero dell’incredulità e aver battuto una bella capocciata, mi devo rialzare e andarmene. Devo interrompere ogni contatto! Penso di essere stata chiara…Se non è possibile perché si condividono ambienti di lavoro o conoscenze, mantenere contatti distaccati (senza mai tirare in ballo la questione).

Smettere di cercare una spiegazione

Devo smettere di cercare di capire il perché, sia braccando il ghoster che ripassando minuto per minuto tutti gli attimi condivisi per trovare la chiave, il segnale che mi spiega l’inafferrabile. Può essere che sia stato sopraffatto dal lavoro, una notizia spiacevole, un meteorite sul tetto…o che semplicemente, crudamente…non volesse più vedermi (un’altra storia iniziata, un’ex dal passato…o niente di tutto questo: semplicemente non ero il suo tipo). Una spiegazione al ghosting è probabile non ci sia. E comunque io non la so, forse non la saprò mai.

Non denigrare quanto vissuto.

Non per idealizzare il ghoster, ma per tenere cari i momenti e le emozioni che IO – ghoster o no – ho vissuto. Il partner è sparito. Le mie emozioni e quello che io ho provato, no. Come quando si guarda un bel film che ci prende: il/la protagonista grandioso come recitazione, la storia passionale e coinvolgente…unica pecca della produzione il coprotagonista: una capra di attore/attrice. Quando ripenserà al film sarà il suo nome (e la sua faccia) che non mi verrà mai in mente. Bene. Che il ghoster diventi questo per me. Una comparsa, di basso livello, in una produzione grandiosa (la mia vita!).

Capire e coccolare le mie emozioni

Mi devo prendere il tempo di superare la situazione e il “lutto”, perché di questo si tratta. Piangere, arrabbiarmi, parlarne con amici o professionisti per un percorso strutturato, e tirare fuori tutto. Rendere reale quello che non sembra tale (e il ghoster non ci farà una bella figura sociale, senza dubbio). Devo capire e quindi gestire le mie emozioni: quelle belle e quelle spiacevoli. Non le devo annullare, né far finta che esistano. Le devo capire, mi devo capire e soprattutto mi devo coccolare e voler bene. Di più di quello che faccio normalmente. Non cambierà quanto successo, ma cambierà come io ne uscirò.

Mettermi in gioco, con me stessa, per uscirne migliore e più forte.

Ed eccoci al punto chiave: devo fare un percorso su di me. Capire, grazie alla situazione, il mio modo di pormi nelle relazioni, migliorarmi, essere più consapevole, e perché no, sicura. Devo capire cosa voglio e chi voglio accanto a me. Lavorare sulle emozioni, le paure ricorrenti (il rifiuto è qualcosa che mi intimorisce? Perché? Come faccio a superarlo?). Devo prenderlo come spunto per un reset, fare pulizia delle relazioni ( o appunto un repulisti, vedi Decluttering ep. 1 – Pulizie di primavera nelle relazioni personali e lavorative) e tenere solo quelle che mi fanno essere migliore e non peggiore. Chi fa il tifo per me, non chi mina la mia autostima e amor proprio. ma soprattutto devo io diventare la più grande fan di me stessa. Non credere di dovermi accontentare per la paura di essere sola, di non sentirsi accettata.
E sì, uscire, incontrare altri uomini e potenziali partner, se mi va! (Il chiodo schiaccia chiodo funziona, io ci ho riempito delle pareti!!!! A volte mi sono schiacciata un dito…ma poco male: ha avuto l’effetto desiderato!).

Ogni persona che incontro è un dono (e queste devo tenermele il più possibile strette) o una prova: il ghoster è questo. Non mi ricorderò probabilmente più di lui, cosa abbiamo fatto o cosa mi ha detto…ma mi ricorderò come io sono cambiata – in meglio – grazie a questa situazione.

Capire quali sono i miei valori

Per fare questo devo lavorare sui miei valori: capire quali sono e in tal modo vedere se chi mi metto vicino condivide gli stessi valori basilari. Le relazioni sentimentali e professionali funzionano meglio in modo più efficace e a lungo se alla base ci sono valori condivisi e non interessi come si può pensare normalmente. Di questo ne parlerò meglio la prossima volta, con un regalo per te.

E se il ghoster ritorna?

Il ghoster ritorna, resuscitato come se niente fosse (un like ad un post, un messaggino innocente o magari melanconico…) senza chieder scusa né dare spiegazioni (o le dà strampalate) come se il mondo non si fosse mosso senza di lui. Si parla infatti di zombieing (uno zombie, insomma…non ci crederete ma c’è un termine anche per questo). Il suo intento è quello di riprendere il controllo sulla vittima (in questo caso il ghoster appartiene alla categoria dei narcisisti patologici) instaurando quindi una relazione irrimediabilmente tossica (su come riconoscere le persone e relazioni tossiche vedi il mio articolo Decluttering ep. 2 – Come riconoscere le persone tossiche ).

Come mi comporto? Se ho fatto un percorso su di me, mi sono distaccata emozionalmente e psicologicamente dall’influenza del ghoster e da quello che ha fatto, riuscirò a gestire la situazione al meglio. Saprò valutare se credere e se dargli un’altra possibilità (ma voglio veramente aver accanto una persona che mi tratta come un burattino e mi fa muovere a suo piacimento? Forse dovrei pensarci un po’)…. In Decluttering ep. 3 – Come gestire le persone tossiche indico vari metodi per gestire le persone tossiche e come eliminarle (metaforicamente, mi raccomando) dalla mia esistenza.

Se il ghoster non è recidivo ma “vittima” degli eventi

Nel caso che il ghosting sia dovuto a situazioni contingenti (come in “Un amore splendido”, come descritto nel precedente articolo) o una crisi passeggera mal gestita, il ghoster, se possiede un minimo di coraggio, è probabile che voglia riaffacciarsi nella mia vita. Ma lo deve fare con una dose di responsabilità e chiarezza ancora maggiori. Deve affrontare la situazione, senza dare niente per scontato. Anche solo per dare il tanto sospirato chiarimento.

Ma come si sente il ghoster

L’attenzione è di solito verso il ghostee, per il/la quale le reazioni sono bene o male sempre le stesse (come viste sopra). Ma anche per il ghoster non è una situazione semplice anche se apparentemente ai suoi occhi ha scelto la strada più indolore e veloce. E come si sente?

I ghoster hanno atteggiamenti diversi, come diverse sono le loro tipologie. Chi si sente colpevole ma non moralmente sbagliato…insomma ha preso la giusta decisione per entrambi…evitando all’altro di sapere il motivo… Chi rimane sempre con questo senso di non concluso e di aver ferito qualcuno magari non volendo farlo. Chi si dimentica dopo poco, chi lo riapplica dopo poco…

Dovrebbe anche lui lavorare su se stesso con un percorso per capire come mai è portato a fuggire e come interrompere questo circolo vizioso, se è una prassi o anche se solo attuato in un’occasione. Riguardo alla persona che ha mollato senza tante gentilezze, come ho detto nello scorso articolo, il modo più indolore – veramente – e che risolleverebbe la sua autostima – facendolo passare da ghoster a persona responsabile – è affrontare la situazione di persona (non via messaggio, telefonata o quant’altro: a quattr’occhi, è questo che deve all’altro). Soprattutto nel caso non sia recidivo, ma “vittima degli eventi”.

Sapendo che dall’altra parte può trovare eventuali urla, arrabbiature o addirittura la cosa forse più temuta, ossia l’indifferenza.

Scegliere, finalmente, la porta della comunicazione e della responsabilità.

“Perché nella vita capita di rinunciare alle persone migliori a favore di altre che non ci interessano, che non ci fanno del bene, semplicemente ci capitano tra i passi, ci corrompono con le loro menzogne, ci abituano a diventare conigli?”  Margaret Mazzantini

Lucia Barbieri life coach e formatrice

www.luciabarbieri.com