Crisi avvitata su se stessa: caos e disaccordo totale, salvo intese!

Il presidente della Camera Roberto Fico

Il governo M5S-PD-Iv nato per giochi di palazzo è sopravvissuto solo grazie alla della pandemia

di Alberto Sava
La crisi, ormai avvitata su se stessa, è figlia di un governo debolissimo, nato unicamente per giochi di palazzo, e sopravvissuto esclusivamente a causa dell’emergenza Covid. Qualunque soluzione, tranne la chiamata di Mario Draghi, sarà un pastrocchio politico ed istituzionale con un Paese sull’orlo del baratro, come forse neanche durante la seconda guerra mondiale. Il tavolo ufficiale era a Montecitorio e l’esploratore incaricato Fico, ma sulle trattative ci sono state irrituali invasioni di campo di tutti i tipi. Se da una parte è vero che il governo è potuto sopravvivere perché bisognava fronteggiare il Covid, di contro la pandemia è stata una formidabile lente d’ingrandimento dell’inadeguatezza di tutto l’Esecutivo, a cominciare dal premier, e dei commissari ‘tuttologi’ a lui tanto cari. Sarà acqua passata, ma è sotto gli occhi di tutti che il disastro dell’autunno scorso è figlio anche, ovviamente non solo, del tempo perso a ‘rimirarsi l’ombelico’ tra banchi a rotelle e monopattini. Dopo un anno di totale, spettrale immobilismo qualunque nazione schianterebbe. Non una direzione, non una decisione seria è stato in grado di prendere questo governo perché, qualora ci avesse solo provato, le contraddizioni interne sarebbero esplose come una bomba nucleare. Cheta non movere, non muovere le cose ferme, dicevano i latini. E questo ha pervicacemente fatto Conte, barattando il destino dell’Italia con un ‘pennacchio’ a cui è stato attaccato in modo sfacciato, e ben poco raffinato, a dispetto della pochette e del ciuffo azzimato. E alla fine non se ne è potuto più. E se Renzi è stato l’ariete, molti son stati gli armati che lo hanno spinto contro il portone del castello. Consumati fino all’ultimo secondo i quattro giorni a sua disposizione, il presidente della Camera Roberto Fico è salito al Colle per consegnare al Presidente Mattarella la risposta attesa dal Quirinale e rimettere – almeno così sembra al momento – la palla in mano al Capo dello Stato. Veti incrociati non solo sul tavolo del programma per la soluzione della crisi di governo, ma anche sulla parallela trattativa sui nomi per la squadra dei ministri. Tensione alle stelle nelle ultime ore tra i protagonisti di queste giornate. Durante la pausa pranzo, Matteo Renzi lo avrebbe detto a chiare lettere ai parlamentari di Iv, convocati durante una sospensione dei lavori del tavolo, dove ieri si è registrata la bocciatura da parte di Iv del ‘lodo Orlando’ sulla prescrizione. Finora non è stato fatto nessun passo avanti su nessun contenuto ma “fino all’ultimo” proveremo a vedere se c’è una disponibilità a una mediazione, è la narrazione di Renzi, “favorevole a un accordo”, mentre gli altri partiti “non accettano nessuna mediazione sui temi grossi e non vogliono neppure mettere nulla per iscritto”. “Zero assoluto” in particolare sulla giustizia. Ribatte stizzito il vicesegretario del Pd Andrea Orlando, autore del lodo di mediazione sulla giustizia: “Probabilmente sono stato invitato a un’altra riunione. Apertura su riforma penitenziaria, modifica prescrizione, intercettazioni…”. Botta e risposta a colpi di post tra vicini di sedie in un dialogo tra sordi. Stallo totale, dopo il veto di Iv su Bonafede e Orlando come vicepremier e sullo spacchettamento del ministero delle Infrastrutture e dei Beni Culturali e dopo il niet dei M5S sull’ingresso di Boschi al governo e lo stop di Pd-5s-Leu alla richiesta di Renzi (giudicata eccessiva) di 3 ministeri di peso per Boschi, Rosato e Bellanova. Questo il profilo dei veti incrociati sul confronto su fatti centrali della giornata di ieri ai tavolo presieduto da Fico impegnato in un cammino tutto e solo in salita. Mentre andiamo in stampa è calato il sipario sulle trattative dagli esiti improbabili sul programma ed impossibili sugli incarichi. Salvo intese.