Omicidio dell’ambasciatore Attanasio e del carabiniere Iacovacci: Non è stata un’esecuzione ma il risultato di un tentativo di sequestro

L'ambasciatore Attanasio e il carabiniere Iacovacci
Non è stata una esecuzione ma la morte dell’ambasciatore Luca Attanasio e del carabiniere Vittorio Iacovacci è arrivata nel corso di un tentativo di sequestro terminato tragicamente con un conflitto a fuoco. Il dato emerge dai primi risultati dell’autopsia disposta dalla Procura di Roma e svolta oggi presso il Policlinico Gemelli. Sono in totale quattro i colpi che hanno causato la morte in Congo del diplomatico e del militare. Le vittime sono state raggiunte da due colpi ciascuno. La Tac ha fatto emergere che i proiettili hanno trapassato i corpi da sinistra a destra. In base a quanto emerge dall’autopsia, l’ambasciatore è stato raggiunto da colpi all’addome e l’esame ha individuato sia il foro di entrata che quello di uscita. Non sono stati individuati residui metallici. Per quanto riguarda Iacovacci è stato colpito nella zona del fianco e, poi, alla base del collo dove è stato individuato un proiettile di un AK47, un Kalasnikov. Il corpo del carabiniere presenta multifratture all’avambraccio sinistro. Questo fa ipotizzare che il proiettile fermatosi al collo abbia colpito prima l’arto fratturato. La Procura ha disposto esami balistici. “È stato straziante ieri sera – ha aggiunto – accogliere, a fianco del Presidente Draghi e dei familiari, le salme dei nostri due connazionali, vittime del vile agguato che ha stroncato le loro giovani vite e sconvolto quelle dei loro cari”. Lo ha detto il Ministro degli Esteri Luigi Di Mio, riferendo alla Camera sull’agguato.  Un lungo applauso in loro memoria ha preceduto l’inizio dell’intervento di Di Maio. “Al Pam e all’Onu – ha aggiunto – abbiamo chiesto formalmente l’apertura di un’inchiesta che chiarisca l’accaduto, le motivazioni alla base del dispositivo di sicurezza utilizzato e in capo a chi fossero le responsabilità di queste decisioni. Abbiamo anche spiegato che ci aspettiamo, nel minor tempo possibile, risposte chiare ed esaustive”. “Il loro sacrificio illumina la vita dei molti, diplomatici e militari, che silenziosamente compiono il proprio dovere per difendere l’Italia e i nostri valori, in Paesi lontani e a rischio. È un sacrificio che il Paese onorerà con funerali di Stato”. “Tutti noi – ha aggiunto – dobbiamo onorare questi nostri eroi stringendoci attorno alle loro famiglie”. Il consigliere diplomatico del presidente del Consiglio Mario Draghi, Luigi Mattiolo, ha ricevuto a Palazzo Chigi l’inviato del presidente della Repubblica Democratica del Congo, ambasciatore Patrick Mpoy Luabey, e non l’ambasciatore del Paese africano a Roma, come erroneamente segnalato in precedenza. Lo si apprende da fonti diplomatiche. Ieri si era appreso che il capo di Stato congolese Félix Antoine Tshisekedi aveva deciso di inviare a Roma un suo emissario per portare una lettera personale al presidente del Consiglio dopo l’attacco nel quale sono stati uccisi l’ambasciatore italiano a Kinshasa Luca Attanasio e il carabiniere Vittorio Iacovacci, oltre all’autista congolese del Pam Mustapha Milambo Baguna.