Cerveteri: rabbia dei cittadini abbandonati dalle istituzioni locali e sanitarie

di Alberto Sava
L’esplosione della pandemia ha messo in luce i danni di decenni di gestione ideologica e demagogica del Paese. Il Covid è stata ed è una lente d’ingrandimento sulle disfunzioni nazionali, regionali e comunali dilaganti in tutti i settori dei servizi; in particolare nella sanità territoriale, azzerata in nome di una quadratura di conti che non quadrano mai. Nella sanità locale i riflessi sono visibili anche nella precarietà delle sedi periferiche delle aziende sanitarie. Oggi raccogliamo l’urlo di rabbia dei cittadini di Cerveteri, costretti per ore a file in strada sotto l’acqua o sotto il sole per accedere alla sede Asl di via Madre Maria Crocifissa Curcio. Lo testimoniano i racconti delle persone che si sono recate nel presidio sanitario che lamentano la problematica, mentre dalla Roma 4 fanno sapere che alcuni provvedimenti sono già stati presi per rendere meno disagevole le attese. «Ero in coda fuori dall’ingresso – racconta Alessandro a terzobinario.it – quando ho assistito a queste scene che ho trovato inaccettabili. Ci si trova in mezzo alla strada, senza numeri di ingresso e senza alcun riferimento, c’è un’autogestione pressoché totale. Ciò irrita le persone, in attesa per ore». Stando alla testimonianza, il caos è stato generato dal fatto che le file non vengono differenziate e dalle norme anti Covid che non consentono di sostare nella sala d’attesa interna. «Chiamano per tipologia e si entra, ma fuori non c’è differenziazione. Alcune situazioni state pure imbarazzanti vista l’istituzione della “fila pannoloni” con tanto di chiamata vocale. Non c’è stata molta privacy». Effettivamente la sede insiste su una strada molto stretta dove creare un’area di rispetto è impossibile. Però manca anche il minimo comfort: «Addirittura c’era una ragazza con la stampella costretta a sedersi sugli scalini! Almeno una sedia gliela potevano procurare, anche perché altre persone hanno necessità di sedersi. Parlando con gli altri in coda, hanno riferito che nei giorni di pioggia non è prevista alcuna forma di riparo», la conclusione di Alessandro. A questo proposito la Asl Roma 4 precisa che «è stata ordinata la struttura in plexiglas che deve essere montata dalla ditta che si sta occupando dei lavori alla facciata. Ciò permetterà a chi sosta sulla rampa disabili di rimanere al riparo dalla pioggia. Per quanto attiene le file, le persone anziane vengono fatte accomodare in sala d’attesa mentre coloro che restano all’esterno lasciano il numero di cellulare al vigilante, così da poter attendere in auto” (comodamente parcheggiata come minimo in piazza Aldo Moro, aggiungiamo noi). “Di addetti ce ne sono due, che gestiscono due file: una per gli uffici al piano terra e l’altra per il piano superiore. In questi giorni c’è un maggior afflusso perché due medici di base vanno via e i loro assistiti stanno effettuando il cambio. Per quanto possibile si cerca di evadere le richieste via mail- concludono dalla direzione sanitaria- mentre le categorie deboli che sono in fila hanno priorità di accesso>”. Nulla da dire sul personale della Asl della sede di Cerveteri, che da oltre un anno in condizioni difficili produce grandi sforzi per il funzionamento al meglio dei servizi garantiti in quella sede. L’emergenza Covid ha compiuto un anno ed è tempo per i vertici delle Asl di accelerare scelte territoriali calibrate alle diverse realtà di loro competenza. Molto da dire sulle istituzioni comunali ceretane, le quali all’esplosione della pandemia hanno operato al meglio per fronteggiare un’emergenza sconosciuta a tutti, ma poi si sono perse per strada con il flop del Distretto Sanitario. che sta provocando ritardi nell’assistenza sanitaria alle fasce più deboli e ai disabili dei Comuni di Cerveteri e Ladispoli, a cui va aggiunto il danno della perdita di importanti finanziamenti regionali per progetti mirati