Coronavirus, oggi “è il giorno della memoria” delle vittime del Covid

Le drammatiche immagini dello scorso anno a Bergamo con i camion carichi delle bare
Bandiere a mezz’asta a palazzo Chigi e una visita a Bergamo per ricordare le vittime della pandemia. In attesa che l’Ema, l’agenzia europea del farmaco, si pronunci nel pomeriggio sul vaccino di AstraZeneca. Il presidente del Consiglio Mario Draghi celebra la prima giornata nazionale in memoria delle vittime del Covid nella città diventata il simbolo della prima ondata del virus. Draghi, dopo il colloquio di ieri con il presidente francese, Emmanuel Macron, ha sentito mercoledì il premier canadese, Justin Trudeau: una telefonata per ribadire “il comune impegno nella lotta alla pandemia, con particolare riferimento all’intensificazione delle campagne vaccinali, e per un rilancio economico e sociale efficace, sostenibile ed inclusivo”. Il premier, secondo quanto emerge, a Bergamo dovrebbe fare un intervento breve, ricordando il sacrificio del personale medico e sanitario e portando la solidarietà a e la vicinanza delle istituzioni alle vittime. Ma senza entrare nel dettaglio sul rilancio della campagna di vaccinazione, che secondo palazzo Chigi è costata 200 mila somministrazioni in meno dopo la frenata impressa dal ‘caso AstraZeneca’. Draghi potrebbe aspettare il pomeriggio, dopo che l’Ema si sarà pronuciata per tornare sull’argomento.  L’attesa è che dall’agenzia europea arrivi un messaggio rassicurante sul farmaco messo a punto dall’azienda anglo-svedese. Già martedì l’agenzia aveva sottolineato che al momento “non ci sono prove” di collegamento tra i casi di trombosi e la vaccinazione, chiedendo di affidarsi alla scienza, di “mantenere la fiducia nei vaccini” e promettendo una parola definitiva con la “massima trasparenza” sul futuro della campagna vaccinale. “Ho fiducia nel vaccino AstraZeneca. Domani l’Ema ci darà una dichiarazione e sono convinta che la dichiarazione chiarirà la situazione”, ha detto la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen. E proprio von der Leyen ha alzato la posta nello scontro sui vaccini: stop all’export se non c’e’ reciprocita’. Perche’, numeri alla mano, dall’Unione nell’ultimo mese sono partite troppe fiale verso altri Paesi “mentre a noi non torna nulla e la collaborazione non puo’ essere una strada a senso unico”. La presidente della Commissione ha approfittato della conferenza stampa per la presentazione del certificato vaccinale per annunciare la nuova strategia d’attacco. “Se la situazione non cambia dovremmo riflettere se permettere esportazioni verso Stati che producono vaccini e Paesi che hanno un tasso di vaccinazione superiore al nostro”, ha detto. Posizione condivisa dal governo italiano, che poche settimane fa era stato il primo stato membro a chiedere alla Commissione europea il via libera per non autorizzare un esportazione di 250mila dosi di Astrazeneca dall’Italia all’Australia.