L’angolo Life coach/ Decluttering ep. 3 – Come gestire le persone tossiche

di Lucia Barbieri
Come saper affrontare e gestire le persone tossiche, ma soprattutto come gestire noi stessi di fronte all’influenza di una persona negativa, che non crede in noi, ci sminuisce e ci blocca nel nostro percorso di crescita e di successo.
Negli articoli delle precedenti settimane (Decluttering ep. 1 e Decluttering ep.2) abbiamo visto come affrontare il tema del prendere il coraggio di ripulire la nostra vita da quelle situazioni e persone che la bloccano, se non rovinano. Abbiamo visto come fare a individuare le persone tossiche, la tipologia che rappresentano e l’influenza di conseguenza che possono avere su di noi. Vediamo quindi adesso come gestirle e eventualmente eliminarle dalla nostra vita (senza seguire le regole di raccolta differenziata che auspicavo per l’ipotetico fidanzato in Decluttering ep. 1 ).
Gestire le persone e relazioni tossiche
Le persone tossiche ci sono sempre, pronte ad affacciarsi se non catapultarsi arrogantemente nella nostra vita. Ma non sempre hanno successo, riescono nel loro intento. Altre volte, invece, guardandoci indietro ci accorgiamo che ci siamo fatti addirittura circondare da un’orda di persone tossiche, pronte ad attaccarci tutte in modo diverso e nei diversi ambiti della nostra vita. Chi più chi meno, chi con un accanimento più o meno risoluto. Persone tossiche di diversi tipi – non tutti narcisisti o ipocondriaci – per permetterci di arricchire al meglio la nostra collezione, completare insomma il nostro album delle figurine (lo scambio dei doppioni non è purtroppo ammesso).
Dobbiamo allora farci delle domande.
Se permettiamo ad altri – più di uno nientemeno – di sminuirci, ferirci, anche umiliarci forse dobbiamo capire se non siamo noi stessi che ci vogliamo sminuire e demotivare. Magari ci fa paura il percorso intrapreso, anche se lo vogliamo con tutti noi stessi, e troviamo in altri la scusa, l’alibi, per non procedere nel cammino. Ci auto-sabotiamo, dandone però la responsabilità ad altri, che ce l’hanno sicuramente. La nostra prima responsabilità è il lasciare entrare queste persone nella nostra vita e soprattutto dare loro un potere smisurato di influenza su di noi. Diventiamo complici se non addirittura le prime persone tossiche per noi stessi.
Dobbiamo quindi innanzi tutto rivedere i nostri obiettivivalori priorità.
Una volta fatto questo dobbiamo passare a capire perché la persona tossica ha questa influenza, a volte devastante, su di noi.
La persona tossica intinge di veleno la sua freccia e ci colpisce dove siamo più vulnerabili. Capisce quale è il nostro tallone di Achille, la nostra vulnerabilità perché molto spesso siamo stati noi, consapevolmente o no, a mostrarlo, a rivelarlo. Se ci ferisce in modo particolare una certa osservazione su di noi, sul nostro comportamento o attitudine, forse un motivo di realtà di base c’è.
Dobbiamo quindi lavorare sulla nostra area di influenza, su noi stessi. Non posso agire sull’attacco dell’altro, ma posso agire su come io reagisco ad attacchi esterni. Trasformare i punti di debolezza in punti di forza, per lasciarmi scivolare di dosso le frecce “tossiche”, non farmi più avvelenare la vita. Trovare l’antidoto al veleno sulla punta della freccia. Magari sarò colpita, non riuscirò a schivare il colpo, ma la freccia non avrà più un effetto devastante e fatale su di me.
Si bello a dirsi…ma come fare?
Innanzi tutto, dobbiamo mettere dei paletti alla persona tossica e a noi stessi. Stabiliamo dei limiti (le lamentele, critiche, offese…impariamo a dire BASTA! Non è sopportando che ne veniamo fuori)
Dobbiamo poi lavorare sulla nostra autostima e sicurezza in noi. Non dobbiamo sentirci inferiori e quindi dipendenti da questa persona (per quanto importante e presente sia: collega, amico, fidanzato di cui sopra).
Se possibile dobbiamo cercare soprattutto all’inizio di evitare i momenti di incontro con la persona stessa. Anche se non sempre si verifica uno scontro – e magari pensiamo che sia tutto risolto- al livello del nostro subconscio emotivo si scatena una tempesta difficile da domare che mostrerà i suoi effetti in un secondo momento, prendendoci di mira quando siamo più confusi e deboli.
Se non possiamo fare a meno di vedere la persona –per motivi contingenti – prima di incontrarla, prepariamoci come l’attore per un personaggio sul palcoscenico. Respirazione, concentrazione e soprattutto non lasciamo niente al caso. Dobbiamo essere padroni delle nostre emozioni e di conseguenza delle nostre azioni e delle nostre parole. In questo modo riusciremo a gestire meglio l’evento ma anche le reazioni della persona tossica.
Non andiamo in scontro, non cerchiamolo, anche se ci può regalare una immediata soddisfazione. In realtà peggiora le cose, soprattutto per noi, non per la persona tossica che di queste situazioni si nutre.
Ci crea insoddisfazione, sentiamo di aver sbagliato, avremmo voluto agire diversamente, essere più accoglienti, essere più efficaci e in realtà abbiamo solo aumentato il divario e l’incomprensione. E l’influenza della persona tossica aumenta a dismisura su di noi.
Quello che dobbiamo fare è quindi cambiare radicalmente il nostro atteggiamento verso la persona tossica, non darle il potere di influenzarci l’umore, demotivarci, svilirci.
Elemento fondamentale nel coaching è il focalizzarsi sulle soluzioni e non sul problema, e in questo caso diventa efficace a dismisura. Non ribadiamo cosa ha fatto di sbagliato, perché mi ha fatto male e perché ho sofferto. Detto una volta basta. Se la persona non vuole capire non capirà neppure se ripetiamo la storia per centinaia di volte. Anzi, si creerà un muro ancora più spesso di incomprensione e ostilità.
Il non focalizzarsi sulle colpe e sul problema vale anche per noi stessi. Non autoflagelliamoci con autocritiche, dandoci la colpa per il rapporto eroso. È bene capire dove abbiamo sbagliato per correggerci in futuro in situazioni analoghe e con altre persone, ma non addossiamoci le responsabilità di altri. Si hanno sempre delle scelte a disposizione. Se la persona ha scelto di agire in un certo modo – ferendoci, sminuendoci, allontanandoci – aveva l’opzione di non farlo. Le conseguenze e le relative responsabilità sono sue.
Non tentiamo di cambiarla. Difficilmente lo farà. Magari capire il perché dell’atteggiamento, ma non trasformiamoci in crocerossine/i delle missioni impossibili. La persona ha la responsabilità dei suoi atteggiamenti, delle relazioni che instaura e della sua vita. Difficilmente si scusa, non ne vede proprio la ragione o il suo orgoglio è troppo elevato per permetterle di farlo.
Azione drastica, difficile ma strategica e efficace è l’eliminazione della persona tossica dalla nostra vita (intendo un’eliminazione metaforica, cambiare giri, luoghi e conoscenze comuni. Non incito ovviamente ad altro tipo di soppressione!). Se possiamo eliminarla dalla nostra vita, facciamolo.
E soprattutto circondiamoci di persone che credono in noi, non ci sminuiscono o umiliano. Ci meritiamo persone che sono i nostri primi fan e follower in qualsiasi cosa facciamo, non adulatori ipocriti ma persone che sinceramente ci incoraggiano a migliorare, non che ci vogliono vedere soccombere e rimanere sempre frustati e sconfitti. Persone che fanno il tifo per noi. Persone che ci migliorano e sulle quali possiamo avere lo stesso effetto positivo.
“Ritirati in te stesso per quanto puoi; frequenta le persone che possono renderti migliore e accogli quelli che puoi rendere migliori.” Seneca
Lucia Barbieri
Life Coach & Trainer
www.luciabarbieri.com