Musica: Francesco De Gregori, “il principe” dei cantautori spegne 70 candeline

Il cantautore romano Francesco De Gregori
“La storia non ha nascondigli
La storia non passa la mano
La storia siamo noi
Siamo noi questo piatto di grano” (La Storia)
di Alessandro Ceccarelli
“Il principe dei cantautori” è un artista, musicista e compositore che appartiene alla ‘scuola romana’ ; ma Francesco De Gregori trascende ovviamente i confini geografici. Egli è uno dei più importanti autori della musica italiana degli ultimi cinquant’anni. Dotato di una rara sensibilità per la parola e per la lingua italiana, Francesco De Gregori con le sue canzoni ha raccontato in maniera originale, profonda e descrittiva il Novecento italiano. Giovanissimo frequentò il Folk Studio di Roma insieme a Antonello Venditti (il primo stimolato da Dylan e il secondo da Elton John). Dopo il debutto a quattro mani i due presero strade artistiche completamente diverse. Negli anni ’70 (forse il decennio più creativo e stimolante della sua carriera) ha composto album memorabili che ormai fanno parte del patrimonio culturale di ognuno di noi. Il decennio del terrorismo segnò drammaticamente il cantautore romano. Nella primavera del 1976 durante un concerto al Palalido di Milano fu “letteralmente processato” da un gruppo di folli dell’area extraparlamentare di sinstra (tra cui la figlia di Giorgio Bocca). Fu un episodio devastante per il 25enne musicista che pensò seriamente di ritirarsi dalle scene. Per fortuna cambiò idea e continuò nella sua straordinaria carriera sempre all’insegna del suo ‘smodato amore’ per Bob Dylan. “Alice non lo sa” (1973), “Rimmel” (1975), “De Gregori” (1978) e “Viva l’Italia” (1979) sono il suo lascito artistico, culturale e musicale di un protagonista assoluto del mirabile connubio tra la canzone e la poesia.
Francesco De Gregori domenica 4 aprile compie 70 anni, un compleanno importante che lo trova in un periodo molto positivo della sua carriera che di recente lo ha visto riprendere il filo della sua antica amicizia con Antonello Venditti: i due il 17 luglio hanno in programma un concerto allo stadio Olimpico di Roma. Figlio del bibliotecario Giorgio e dell’insegnante di lettere Rita Grechi, ricevette il nome di Francesco in memoria di suo zio, ufficiale degli Alpini e successivamente partigiano vicecomandante delle Brigate Osoppo, ucciso a Porzûs nel 1945. Per via della professione del padre, crebbe a Pescara fino circa ai dieci anni per poi tornare a Roma; frequentò il liceo classico Virgilio e a 15 anni, nel 1966, insieme a suo padre e a suo fratello Luigi, di sette anni più anziano, si recò a Firenze per prestare soccorso alla popolazione colpita dall’alluvione. Il 1966 fu anche l’anno in cui iniziò a suonare la chitarra (il primo brano che imparò a suonare fu Il ragazzo della via Gluck di Celentano); la sua prima composizione originale è sempre di quel periodo, la storia di un disoccupato che sale sul Colosseo per avere un lavoro, ma scivola e muore. De Gregori è stato protagonista di mezzo secolo di musica vissuto con coerenza in cui ha contribuito a dare alla canzone un valore nuovo e più culturalmente elevato, come forma di espressione autonoma, la canzone d’autore, appunto. E viene da ridere a pensare che “Alice”, il brano del suo esordio da solista, dopo “Theorius Campus” con Antonello Venditti, pubblicato nel maggio del 1972 arrivò ultimo al Disco per l’Estate. Come tutti i grandi artisti, Francesco De Gregori ha fondato uno stile, imitatissimo ma irraggiungibile, ha scardinato le regole della composizione tradizionale e ha portato nei testi la sua cultura, trasfigurando nel linguaggio poetico la narrazione non lineare e il fluire della Storia. Un individualista da sempre aperto alle collaborazioni, quella con Venditti, con De André, quella storica con Lucio Dalla che prima nel 1979 con “Banana Republic” portò per la prima volta la canzone d’autore negli stadi e poi nel 2010 celebrò la carriera e l’amicizia di due amici geniali con “Work in Progress”, con Giovanna Marini e Ambrogio Sparagna. Nel 2015 ha finalmente dato corpo e musica al suo amore per Dylan con l’album dedicato alla traduzione italiana di undici brani del primo musicista premio Nobel, ora, proprio come all’inizio della sua formidabile carriera, è pronto a tornare sul palco con Antonello Venditti.