Spionaggio Russia-Italia: l’ufficiale Walter Biot resta in carcere: “Un traditore senza scrupoli”

L'ufficiale della Marina Walter Biot
Un traditore “senza scrupoli”, di “estrema pericolosità”, che ha venduto documenti segreti per trarre profitto. Così l’ordinanza del gip di Roma descrive il capitano di fregata Walter Biot, arrestato la sera di martedì in flagranza subito dopo aver consegnato ad un addetto dell’ambasciata russa documenti militari riservati in cambio di cinquemila euro. Un’attività né sporadica, né isolata, sottolinea il giudice. All’udienza di convalida di questa mattina si è avvalso della facoltà di non rispondere, lasciando al legale Roberto De Vita il compito di riassumere la sua posizione: uno sbaglio commesso “in un momento di profonda crisi, personale, familiare ed economica, anche a causa delle gravi condizioni di salute della figlia” e, comunque, ha assicurato l’ufficiale, il passaggio di carte ai russi “non ha messo in alcun modo a repentaglio la sicurezza dello Stato”. L’interrogatorio previsto nell’udienza di convalida si è dunque chiuso presto, con l’ufficiale che si è limitato a dire alla giudice Antonella Minunni di essere “frastornato e disorientato, ma pronto a chiarire” la sua posizione. Il difensore ha chiesto gli arresti domiciliari, ma il magistrato – sottolineandone la pericolosità e lo “spessore criminale” – ha detto no: l’uomo resta quindi detenuto a Regina Coeli. Intanto, i due funzionari russi che avevano agganciato l’italiano, Alexey Nemudrov e Dmitri Ostroukhov, si sono imbarcati questa mattina su un volo per Mosca . Avevano ricevuto il provvedimento di espulsione, salvandosi dall’arresto grazie all’immunità diplomatica. Nella scheda di memoria sequestrata dai carabinieri del Ros che hanno colto in flagrante lo scambio tra Biot e l’addetto russo sono state trovate al momento 181 foto di documenti cartacei classificati. L’ufficiale li fotografava dai monitor dell’ufficio Politica militare e programmazione dello Stato maggiore della Difesa, dove lavorava. Presenti anche 9 documenti classificati come ‘riservatissimi’ (la classifica di segretezza ha quattro livelli: ‘riservato’, il più basso, ‘riservatissimo’, ‘segreto’ e ‘segretissimo’, il più elevato) e 47 di tipo ‘Nato Secret’. Il gip sottolinea che per il suo ruolo Biot gestiva documenti coperti da segreto preordinati alla sicurezza dello Stato, occupandosi, tra l’altro, della proiezione degli assetti italiani della Difesa in teatri operativi esteri e anche di operazioni Nato, Ue e Onu. Nell’ordinanza vengono evidenziate le “accurate modalità nell’agire” dell’ufficiale, che prendeva una serie di precauzioni per non destare sospetti, come, ad esempio, “l’inserimento della scheda Sd all’interno del bugiardino dei medicinali così come il fatto che dai telefoni in suo possesso non emergono appuntamenti o contatti con l’agente russo”. Per il giudice sono “elementi sintomatici dello spessore criminale dell’indagato che non si è posto alcuno scrupolo nel tradire la fiducia dell’istituzione di appartenenza al solo fine di conseguire profitti di natura economica”. Il modo di agire, secondo il gip, “mostra in maniera palmare l’estrema pericolosità del soggetto stante la professionalità dimostrata, desumibile dai parecchi strumenti utilizzati (4 smartphone) e dagli accorgimenti adottati”. Il difensore di Biot, dal canto suo, si è detto sicuro che la vicenda “verrà ridimensionata”, dal momento che i documenti venduti, come ha assicurato l’ufficiale italiano, “non hanno messo in alcun modo a repentaglio la sicurezza dello Stato”. Quello del 56enne capitano di fregata è stato, dunque, un errore “in un momento di grande difficoltà”.