Dopo trent’anni di servizio volontario il Sindaco sfratta i volontari Assovoce

di Alberto Sava
Siamo alla fatidica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Siamo stufi, ma obbligati ad usare un linguaggio rispettoso per un’amministrazione comunale, che ha ormai perso del tutto quella porporina luccicante con la quale ha abbagliato schiere di elettori per ben due mandati. E’ esploso l’ennesimo caso che riconferma ancora una volta il profilo superficiale dell’amministrazione di Alessio Pascucci: Assovoce ha ricevuto dal comune l’ingiunzione di sfratto ‘tout-court’ dalla sede storica di via Mura Castellane. Dopo aver visionato l’atto notificato al rappresentante legale dell’Assovoce, non ci sono dubbi che si tratti di un’ordinanza ineccepibile sul piano giuridico ed amministrativo. Nel documento leggiamo che Assovoce occupa un immobile pubblico senza averne più titolo legittimo. In punta di diritto è la verità. L’intenzione di mettere alla porta l’Assovoce non è una faccenda recente, e per fare chiarezza ripercorriamo insieme la storia di questa convenzione. Dal 2013 l’Assovoce ha la sua base in via delle Mura Castellane. E’ il 6 febbraio 2020 quando, come un fulmine a ciel sereno, arriva la comunicazione da parte del comune di Cerveteri: entro il 15 febbraio dovete liberare i locali concessi in convenzione. Una decisione inspiegabile per i volontari e senza alcun apparente motivo. Nel 2013 il comune firmò una convenzione con l’associazione soccorritori volontari di Cerveteri con la quale concedeva la sede, di proprietà comunale, di via delle mura castellane, per tre anni. Convenzione rinnovata il 26 maggio 2017, data in cui ha prorogato i termini della stessa convenzione per altri tre anni. Convenzione scaduta il 10 ottobre 2019, se si tiene conto della data della prima convenzione (10 ottobre 2013), ancora in atto se invece si tiene conto della data del rinnovo (26 maggio 2017). Il risultato purtroppo, però, non cambia, e per cercare di capire le motivazioni che hanno portato a questa decisione il presidente Assovoce, Giuseppe Del Regno, ha inviato una mail al sindaco Alessio Pascucci chiedendo un incontro. Il presidente Del Regno ancora aspetta una risposta. All’interno della struttura, per consentire all’associazione di operare al meglio, sono presenti radio, per le comunicazioni provenienti dagli altri enti, come la Regione Lazio, vestiario, e poi ci sono ambulanze, idrovore, autorespiratori per gli incendi, solo per citare alcuni strumenti indispensabili al salvataggio di vite umane. Il rischio è quello di dover stipare tutto il materiale, anche costoso e che con fatica è stato ottenuto dall’associazione, all’interno di scatoloni da piazzare fuori dalla struttura in attesa di tempi migliori. Dal comune sono pronti anche a quantificare, in termini economici, il canone di affitto che l’associazione dovrà pagare “per il periodo di occupazione abusiva” e “l’ammontare della sanzione pecuniaria per le eventuali opere abusive realizzate”. Come già sottolineato, l’ordinanza di sfratto è un atto legittimo, ma le azioni di un ente pubblico, ancorché legittime, sono politiche, intendendosi per politico ogni atto che evidenzia la visione della comunità che trasmette l’amministratore eletto. Guidare un’amministrazione pubblica non inerisce unicamente alle quattro operazioni aritmetiche ed alla pedissequa applicazione dei commi, altrimenti basterebbe un commissario mediamente infarinato di contabilità e di diritto. E’ di questi giorni la notizia di un sindaco di un paesino della Lombardia, che con il pulmino del comune ha trasportato personalmente tutti i vecchietti del suo comune a vaccinarsi contro il covid, perché non erano in grado di raggiungere autonomamente il punto vaccinale. Qualcuno, in questo Paese di tuttologi, ha sollevato obiezioni. Era tenuto a farlo? Poteva farlo? Non importa: l’ha fatto! Tornando a noi, l’ordinanza del comune produce l’effetto di togliere alla cittadinanza l’unico presidio sanitario volontario nel centro storico di Cerveteri. Si tratta di una scelta gravissima del sindaco Pascucci, che va motivata ben oltre la legittimità giuridica e il freddo linguaggio burocratico di un’ordinanza, ineccepibile: il minimo richiesto per un atto comunale con una scelta politica rilevante, negativa e destabilizzante. E se c’erano delle soluzioni da attuare, non avrebbe dovuto essere l’Assovoce a chiederle, ma il comune ad offrirle, pur di non smantellare l’unico presidio sanitario volontario territoriale del nostro comune. Assovoce c’è, funziona benissimo ed è la stessa amministrazione a testimoniarlo, per averne richiesto più volte supporto, servizi e collaborazione, soprattutto in questo drammatico anno, come è facile documentare. La sfratto ha scatenato un putiferio, e questa volta le reazioni vanno ben oltre la solita grandinata di post contro sindaco, giunta e maggioranza. Lo sfratto ha innescato la scintilla della rabbia popolare ed è nato il comitato “Nessuno tocchi Assovoce” con hastag “Giù le mani dall’Assovoce.” Un comitato spontaneo, senza presidenti e pennacchi, strutturato ed organizzato. Fin dalla prima ora, parliamo della serata di venerdì scorso, ci sono stati amministratori comunali dell’opposizione che ci hanno ‘messo la faccia’, schierandosi contro l’ordinanza di sfratto. Con alcuni di loro abbiamo avuto un approfondimento su tutta questa storia. Rifuggendo come la peste le strumentalizzazioni politiche, per tutti questo è un caso che colpisce tutta la comunità di Cerveteri. Possiamo dire che anche le frazioni hanno aderito e stanno aderendo al comitato “Nessuno tocchi l’Assovoce” hastag “Giu le mani”, attraverso i diversi comitati di zona.
Il 23 maggio 1991
nasceva l’Assovoce
Sono trent’anni che Assovoce è impegnata con i suoi volontari a Cerveteri, l’associazione è stata fondata il 23 maggio del 1991 e da allora i suoi volontari hanno dedicato tanto alla nostra comunità. Nel tempo sono cambiati i suoi presidenti, ed anche le squadre di uomini e donne cerveterane che da trent’anni si passano il testimone per indossare la divisa cerata che li ha resi riconoscibili tra la folla delle sagre dell’uva, degli eventi popolari ad alta partecipazione, nelle cerimonie istituzionali ufficiali, in azioni di soccorso nelle calamità naturali. Le squadre dei volontari dell’Assovoce hanno partecipato ai soccorsi ad Amatrice ed all’Aquila, nei terremoti di Umbria ed Abbruzzo ed ancora, oltre l’Adriatico in Albania per il drammatico terremoto a Tirana. A Cerveteri sono diverse decine di migliaia gli interventi degli infermieri specializzati in soccorsi nei trasporti in ambulanza presso gli ospedali del territorio e della capitale. Non si contano i presidi Assovoce sull’arenile di Campo Di Mare (stabilimento Da Ezio), ed anche i soccorsi e salvataggi effettuati lungo la costa. Non possiamo dimenticare il salvataggio di una intera famiglia di quattro perone sorprese
dalle fiamme mentre dormivano in casa nella zona alta della città o quando, durante un altro incendio in via Settevene Palo i volontari misero in sicurezza un’intera palazzina, in attesa dell’arrivo dei Vigili del Fuoco. Pochissime citazioni tratte dal libro, non scritto, del grande numero di interventi realizzati in un percorso di volontariato lungo trent’anni. Ed invece di ricevere i meritati encomi, il sindaco fa i conti dell’oste del dare e dell’avere e li sfratta. Molto poco, soprattutto se si aspira a luminosi orizzonti futuri