Il governo Draghi vara il Recovery plan

Il premier Mario Draghi
Dopo la maratona – una non stop di due giorni – con Bruxelles, oltre al già acceso confronto tra le forze di maggioranza, il Cdm chiude il round sul Recovery con l’informativa del ministro dell’Economia, Daniele Franco, e l’assicurazione da parte di Mario Draghi che dall’Ue è arrivato il “disco verde”. Restano, ha spiegato il presidente del Consiglio, ancora questioni molto marginali, così viene spiegato, sulle quali la discussione prosegue. Ma ormai, questo è il senso, il più è fatto.
Dodici ore di ritardo
Il Cdm si è riunito nella tarda serata di sabato, a 12 ore dalla prima convocazione, dopo limature e negoziati sulla bozza di 300 pagine in cui si punta a rendere l’Italia più verde e digitale nel giro di cinque anni. Draghi ha annunciato l’intesa raggiunta con Bruxelles sul piano da oltre 200 miliardi per far ripartire il Paese dopo la crisi peggiore del dopoguerra. Nella notte è arrivata anche la pace sul Superbonus, tema di scontro nella maggioranza, con l’impegno del ministro dell’Economia, Daniele Franco, a valutarne una proroga al 2023 con la manovra di settembre, quando il quadro sull’utilizzo dell’incentivo sarà più chiaro e si capirà anche se serviranno davvero risorse in più.
Dalle 10 alle 22
Il film di una giornata particolare per governo e maggioranza comincia intorno alle 10, orario iniziale di convocazione di un Consiglio dei ministri che finirà poi per riunirsi alle 22. In un crescendo di tensione, con la maggioranza a fare muro sul tema del Superbonus, è poi il confronto con l’Ue a prendere l’attenzione: ulteriori approfondimenti sulle riforme, giudicate ancora deboli rispetto al punto di arrivo, erano le richieste di Bruxelles. Questione poi dipanata da Draghi, in giorni densi di contatti tra Roma e Bruxelles, tanto a livello tecnico, quanto ministeriale. E di vertice. Il Superbonus invece andrà in manovra, e il punto di caduta sembra trovare tutti concordi. Palazzo Chigi e Mef hanno lavorato tutto il giorno sulle tabelle del Recovery. Proprio sul Superbonus hanno spinto M5s, Pd e Forza Italia chiedendo ulteriori risorse (servono 10 miliardi) per una copertura che arrivi al 2023. Il Movimento 5 stelle è sceso in campo con i capigruppo in Parlamento, chiedendo a Mario Draghi di assumere un impegno chiaro con i cittadini e le tante categorie produttive che in queste ore lanciano il loro appello.
Il pressing M5s
Appello a cui si è aggiunto quello dell’ex premier Giuseppe Conte, pronto a guidare M5s dai primi di maggio: “La transizione ecologica è una priorità sia per me che per il Movimento 5 stelle. È un’occasione imperdibile per il nostro Paese e non può essere rimandata per difetto di lungimiranza o carenza di volontà politica – ha, infatti, sottolineato – La presenza del superbonus nel Piano nazionale di ripresa e resilienza è quindi essenziale”. A stretto giro, fonti M5s hanno fatto sapere che Draghi avrebbe rassicurato sulla proroga del Superbonus fino al 2023 sottolineando che si verificheranno le coperture nell’anno a seconda del ‘tiraggio’. Una rassicurazione che, hanno annunciato le stesse fonti, il presidente del Consiglio porterà anche al Parlamento, già da lunedì. E sempre la delegazione pentastellata aveva annunciato che “dopo settimane di lavoro, si è contenti di constatare che nel Pnrr ci siano oltre 10 miliardi di euro per il Superbonus. Inoltre nel fondo investimenti vi sono altri 8 miliardi di euro”. E questo, chiedendo in Cdm “garanzie nero su bianco affinché nei prossimi provvedimenti economici venga prorogato al 2023”. E’ stato, invece, il ministro per gli Affari regionali, Mariastella Gelmini, a chiamare il ministro dell’Economia per avere garanzie sul Superbonus, ottenendo la rassicurazione – hanno spiegato fonti ‘azzurre’ – che le risorse necessarie per la copertura della misura per il 2023 vengano inserite nella prossima manovra. Nel Pnrr, infatti, sono state previste le coperture solo fino al 2022.
Fisco e liberalizzazioni
Ma anche fisco e liberalizzazioni sono, si è appreso ancora, al centro del confronto. Ieri i ministri politici hanno fatto osservare che il Consiglio era stato convocato senza che avessero avuto la possibilità di visionare la bozza del Piano. Sul fronte della Lega, vi sarebbero stati malumori riguardo alle riaperture dei centri commerciali e sul fatto che le Regioni non siano state ascoltate abbastanza. Altro tema oggetto di dibattito sarebbe la governance della ‘cabina di regia’ con un solo ministro politico, Roberto Speranza.