Firenze, il dolore dei genitori di Martina Rossi: “I giudici hanno riconosciuto che nostra figlia è stata ammazzata, non è morta per un gioco”

Martina Rossi la ragazza morta per evitare uno strupro
“I giudici hanno riconosciuto che nostra figlia è stata ammazzata, non è morta per un gioco”. Così i genitori di Martina Rossi, Bruno Rossi e Franca Murialdo, dopo aver assistito alla lettura della sentenza della Corte d’Appello di Firenze. Marito e moglie quando il presidente del collegio, Alessandro Nencini, ha pronunciato il verdetto di condanna nei confronti di Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi si sono sciolti in un pianto. Sottolineando: “I due condannati potranno continuare a vivere, nostra figlia no”. “Il nostro stato d’animo è sopra il cielo: con questa sentenza ci sembra di aver recuperato l’affetto di nostra figlia, la sentiamo di nuovo al nostro fianco. La nostra lunga battaglia lunga dieci anni non è stata inutile”, hanno detto i genitori di Martina aggiungendo: “Una condanna a tre anni di reclusione sembra una pena bassa. Ma per quanto bassa possa essere questa quantità di pena noi siamo convinti che anche Martina sarebbe contenta, soddisfatta per questa sentenza: perché riconosce innanzitutto che è stata uccisa, che non è rimasta vittima di un tragico gioco”. “La sentenza – ha osservato commosso Bruno Rossi – riabilita Martina, con i suoi affetti incredibili che aveva in giro, con le sue tante amicizie, con i suoi tanti interessi, con le sue tante passioni. E innanzitutto il suo desiderio di vivere, di futuro. Una giustizia l’abbiamo avuta, pur nel dolore immenso che portiamo nel cuore”. “La sentenza, inoltre, dimostra che la nostra battaglia aveva ragione di essere fatta, di essere portata avanti: non l’abbiamo fatta per un capriccio, per testardaggine. La nostra ragione d’essere era dare giustizia a Martina e la giustizia è arrivata”, ha spiegato Bruno Rossi. “Questi due ragazzi pur condannati potranno continuare ad essere liberi – ha concluso il padre – potranno girare per le strade del loro paese di Castiglion Fibocchi a raccontare le loro verità, a sbeffeggiare, a ridere, a divertirsi, a fare le loro bravate. Martina purtroppo no, non potrà fare niente: è stata condannata a morte dieci anni fa. La vita continua per noi e noi dobbiamo fare a meno di lei anche dopo questa sentenza. Ma la giustizia comunque è arrivata e questo in parte ci consola anche agli occhi di nostra figlia, a cui dovevamo tutto quello che abbiamo fatto fin qui”.