Terrorismo, parla Gemma Capra vedova del commissario Calabresi: “Io assolutamente non li odio, anche da parte loro c’è stato un cammino”

Gemma Capra con il figlio Mario Calabresi
A 49 anni dall’omicidio del marito, il commissario di polizia Luigi Calabresi, Gemma Capra torna a parlare di quei terribili momenti e lo fa in un’intervista del figlio, l’ex direttore di Repubblica Mario, in cui parla anche del suo “cammino di fede” verso il perdono nei confronti degli assassini. “Io assolutamente non li odio – dice -. Magari tra loro c’è chi mi è più difficile accettare perché magari ha un atteggiamento ‘antipatico’ e c’è chi invece ha chiesto perdono, ma anche, da parte loro c’è stato un cammino. Comunque, è chiaro che i responsabili non sono solo quelli del commando di quella mattina, ci sono dietro tante persone che sapevano e che non hanno fatto niente”. “Ogni 17 maggio alle nove e un quarto, io guardo l’ora e dico ‘ecco, adesso'”, sono le prime parole della vedova Calabresi nel podcast “Altre storie” di Chora Media. “Adesso esce di casa, adesso lo uccidono. Credo di non aver saltato mai neanche un anno, di stare lì ad aspettare quell’attimo. E per il resto, sì, ho preso le distanze perché io sono convinta che la memoria sia molto importante ma la memoria non è statica – sottolinea -. La memoria ha le gambe, deve camminare e quindi dobbiamo farlo vivere nel presente ricordando, il suo humor, i suoi scherzi. Perché era proprio un romano pieno di vita. E i suoi esempi, le sue testimonianze, le sue passioni. Ecco, questa è la memoria portata nella vita di ogni giorno. Ma senza stare fermo a quel giorno, o a quello che ci hanno fatto perché altrimenti non ne esci più”. Durante l’intervista la donna ricorda il suo percorso di fede, nato dalle riflessioni con i suoi studenti quando insegnava religione, ma commenta anche gli arresti dei 7 ex terroristi rossi definendo la notizia “un fulmine a ciel sereno, una cosa che non mi aspettavo più”. “Molteplici sono i sentimenti – rivela -. Prima di tutto un chiaro e forte segno di giustizia e anche di democrazia. Certo, avrebbe avuto un altro senso per la nostra famiglia se fosse accaduto una ventina di anni fa. Tuttavia, penso che, da un punto di vista storico, quello che è successo sia veramente fondamentale”.
Nel podcast si parla anche dell’affetto e della solidarietà ricevute nei giorni successivi all’omicidio Calabresi. “Mi ha aiutato a vivere questo”, ricorda. E poi il rispetto nella magistratura, la fiducia nello Stato. “Abbiamo avuto una sentenza di tutte queste che era negativa e l’abbiamo accettata – conclude -. Poi ognuno pensa a quello che vuole, in casa magari ti sfoghi dici la tua però il rispetto della magistratura. Altrimenti non c’è più niente di sicuro, non c’è più niente, dove va finire lo Stato? Io sono contenta di avervi dato queste certezze anche, queste sicurezze. Certo è un organo fatto da uomini, si può sbagliare”. Tirando infine le somme di una vita comunque segnata da un evento così tragico, Gemma Capra ammette che sia stata “una vita pesante” ma – spiega – “sapete che non la cambierei?”. “Perché è stata una vita intensa, ricca e piena di affetti, di amore, di gente che mi vuole bene. Eh, se io guardo gli altri, no, non mi cambierei – la conclusione del podcast -. Qualche volta mi viene un po’ di rabbia quando vedo le persone anziane ancora insieme per mano, allora lì ho un attimo di debolezza, ma è bene così, è bella così. La mia vita comunque è stata bella”.