Riaperture, parla il premier Draghi: “L’Italia è pronta ad accogliere turisti. Ci sarà un Green pass a livello europeo”

Il premier Draghi e Ursula von der Leyen
“L’Italia è pronta ad accogliere turisti. Ci sarà un Green pass a livello europeo. Ma l’Italia ne avrà uno nazionale, in attesa di quello Ue. La cosa che ci rende speranzosi per il futuro e che ci dà la voglia di accogliere turisti da tutto il mondo è che la situazione epidemica in Italia sta migliorando”. Così il premier Mario Draghi, durante la conferenza stampa al termine del Global Health Summit. “Sono molto soddisfatto dei risultati che abbiamo raggiunto oggi – spiega il presidente del Consiglio – Il Global Health Summit è un puntuale promemoria del potere della cooperazione multilaterale. La pandemia ha mostrato che dobbiamo superare i confini se vogliamo affrontare le sfide dei nostri tempi. Fra queste non vi è solo la pandemia, ma anche le disuguaglianze globali e il cambiamento climatico”. “I contributi al dibattito odierno – aggiunge – serviranno come solida base per rafforzare la nostra risposta all’attuale emergenza sanitaria e alle crisi future. Questo è lo spirito della Dichiarazione di Roma, una serie di principi che ci garantiranno una migliore preparazione per una possibile futura pandemia”. “Uno dei motivi per cui sono così soddisfatto di questa giornata è che sono stati assunti impegni forti, convinti, sinceri, e credo che non si possa avere dubbi sul fatto che questi impegni vengano mantenuti” dice Draghi rispondendo alle domande dei cronisti. Sul fronte vaccini “c’è l’impegno del settore privato, di grandissima entità”, le big pharma hanno “messo in gioco la loro reputazione e credo che questo cambierà il panorama sanitario. Se continueranno queste donazioni, molti interrogativi – i brevetti? Come facciamo a superarla? – lo saranno meno. Si è profilata anche l’ipotesi della necessità di un trattato, di fatto, più vincolante, ma questo comporterà moltissimo lavoro e necessita di tempo” afferma il presidente del Consiglio. “Un Paese come il mio ha promesso 300 milioni alla facility Covax e circa 15 milioni di vaccini per il pool di donazioni. Non è la promessa più grande che è stata fatta, qualcuno ha fatto di più, stiamo tutti lavorando attivamente. Questa collaborazione è veramente importante” sottolinea il premier. E “l’apertura totale dei confini è fondamentale per far sì” che i vaccini vengano “prodotti in grande quantità e distribuiti a tutti”. Quanto alla Dichiarazione di Roma “difende giustamente il ruolo del sistema di scambi multilaterali e in  particolare il ruolo centrale dell’Organizzazione mondiale del commercio. Dobbiamo preservare il commercio transfrontaliero ed eliminare barriere commerciali ingiustificate e divieti generali di esportazione. Questo è essenziale se vogliamo reagire efficacemente agli shock”. La presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, in conferenza stampa a Roma al termine del Global Health Summit, sottolinea che per combattere la pandemia di Covid-19 in modo efficace non bastano le donazioni di vaccini, ma “nel lungo periodo servono stabilimenti produttivi”. Per questo, aggiunge, verrà investito “1 mld di euro” per realizzare “hub regionali” in diverse parti del continente africano, “infrastrutture produttive”, con la partecipazione delle compagnie farmaceutiche che “condivideranno la conoscenza e i brevetti”. Si tratta “anche di portare la tecnologia dell’mRna in Africa: questo è il passaggio più importante”, evidenzia von der Leyen. Come rimarcato nella Dichiarazione di Roma, continua, è fondamentale “evitare le strozzature” nella circolazione delle materie prime e dei semilavorati necessari a realizzare i vaccini e le “supply chain devono rimanere aperte”, dato che la produzione dei vaccini è assai complessa e richiede molti componenti e passaggi transfrontalieri. La Commissione Europea si appresta a presentare all’Organizzazione Mondiale del Commercio una proposta che rappresenta una “terza via” per aumentare la disponibilità globale di vaccini contro Covid-19, ribadisce von der Leyen. La proposta Ue si basa su “tre componenti: la prima, facilitazione al commercio e disciplina delle restrizioni all’export;  sostegno all’espansione della produzione di vaccini; sulla proprietà intellettuale, chiarire e semplificare l’utilizzo delle licenze obbligatorie, in tempi di crisi come una pandemia”. Quanto al certificato Covid europeo, “l’obiettivo” della Commissione Europea, ora che Consiglio e Parlamento Europeo hanno trovato l’accordo sul regolamento che istituirà il certificato Covid europeo a partire dal primo luglio, è di “essere pronti” già “in giugno”. “La maggior parte degli Stati membri è pronta” a connettersi al Gateway dell’Ue che consentirà il riconoscimento reciproco dei certificati, anche “l’Italia, che con i tempi è eccellente”.