Tragedia di Mottarone: sequestrata la scatola nera

I rottami della funivia di Mottarone
Stamani la richiesta della convalida dei fermi di gestore, direttore esercizio e capo servizio della funivia del Mottarone. Dagli accertamenti degli inquirenti, il freno sarebbe stato manomesso per evitare disservizi. “Abbiamo sequestrato tutto, anche la scatola nera”: lo ha detto il capitano Luca Geminale, comandante della compagnia dei carabinieri di Verbania che da domenica lavora sul campo alle indagini sull’incidente alla funivia del Mottarone. “La preoccupazione era il blocco della funivia. Stavamo studiando quale poteva essere la soluzione per risolvere il problema”, ha aggiunto nelle quattro ore di dichiarazioni che, come è stato riferito, hanno riempito parecchie pagine di verbale. Da quanto è trapelato il tecnico avrebbe ammesso che si sarebbe trattato, come stamane ha ribadito il Procuratore Bossi, “di una scelta consapevole e non di una omissione occasionale o una dimenticanza” per “bypassare un problema”” che non era di un giorno.
E proprio per questo come è scritto nel capo di imputazione i tre sono stati fermati solo per l’accusa di “rimozione o omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro” con l’aggravante che da questo comportamento ne è derivato un disastro. Un reato che prevede una pena fino a 10 anni, a cui si aggiungono l’omicidio colposo plurimo e le lesioni gravissime per cui i tre sono indagati. Intanto oggi é attesa la richiesta di convalida del fermo e di arresto da parte dei pm che in queste ore stanno scrivendo l’atto, corredato dei documenti finora raccolti, dalle testimonianze dei dipendenti dell’impianto – non è escluso che sia stato uno di loro a spiegare la questione del ‘forchettone’ su cui sono stati trovati i risconti sufficienti per il carcere – e da altri elementi probatori. Richiesta che verrà inoltrata al gip il quale, probabilmente già venerdì, potrebbe fissare gli interrogatori per poi decidere. Sempre oggi è atteso il conferimento dell’incarico a uno o più ingegneri del Politecnico di Torino per una maxi consulenza e non è escluso che facciano un primo sopralluogo sulla scena dell’incidente, dove ora ci sono le lamiere accartocciate, simbolo di morte. E poi, non tra molto l’elenco degli indagati si dovrebbe allungare se non altro in vista dell’accertamento tecnico irripetibile necessario per avere un quadro di quel che è accaduto. “Il mio assistito è sereno – commenta l’avvocato Marcello Perillo, legale di Tadini, dopo avergli fatto visita in carcere – ed essendo un cattolico fervente sta cercando conforto nella fede. Mi ha raccontato del fatto. Sono in attesa di avere accesso al fascicolo per leggere gli atti e studiare una linea difensiva”.