Green pass, parla il virologo Menichetti: “Bisogna smuovere le acque perché noi siamo tra il fallimento della campagna vaccinale e l’obbligatorietà del vaccino”

Il virologo Francesco Menichetti, primario di Malattie infettive all'ospedale di Pisa
Green pass obbligatorio anche in Italia come in Francia? “Bisogna smuovere le acque perché noi siamo tra il fallimento della campagna vaccinale e l’obbligatorietà del vaccino. Tra la situazione attuale e l’obbligatorietà, c’è una tappa intermedia che può essere il Green pass”. Lo dice il virologo Francesco Menichetti, primario di Malattie infettive all’ospedale di Pisa. “La proposta di Green pass – afferma – deve essere essenzialmente quella che è stata per la Francia e cioè un grosso invito ad aderire alla campagna vaccinale. E’ ovvio che deve essere una proposta seria che traccia una linea di demarcazione netta tra chi è in possesso del Green pass e chi no. Se non si identifica una lista precisa di privilegi per chi ne è in possesso il Green pass, non serve a nulla. Poi – chiarisce il virologo – sta alla politica trovare la sintonia fine del provvedimento, che deve essere sufficientemente credibile e consistente per suscitare attenzione e adesione, ma anche sufficientemente sostenibile e quindi gestibile da non trasformarsi in una barzelletta”. “Se siamo capaci di renderlo operativo, dobbiamo fare presto e bene e certo – ammonisce Menichetti – non dobbiamo ispirarci a quello che è stato fatto con i sanitari, perché i sanitari hanno l’obbligatorietà, ma nessuno la fa rispettare. E i controlli non ci sono perché manca la volontà politica. Quindi, se dovessimo fare il Green pass o l’obbligatorietà così come l’abbiamo fatta per i sanitari, non andiamo lontani”. Ma quali potrebbero essere i luoghi off limits senza il Green pass? “Cinema, teatri, bar e ristoranti sembrano dei target poco proponibili”, secondo il virologo, “perché l’esercente non ha nessun interesse a non servire l’utenza e allora, in mancanza di controlli, molto è affidato al senso di responsabilità dei gestori e dell’utente. Prima c’era la regola secondo cui nei locali pubblici bisognava lasciare un recapito telefonico, ma è rapidamente tramontata e nessuno si è più azzardato a chiederlo. Insomma – dice – bisogna pensare bene, perché se dobbiamo fare un Green pass privo di significato vale la pena avviare immediatamente una riflessione sull’obbligatorietà e le fasce per le quali viene proposta l’obbligatorietà”. “L’incidenza per 100mila abitanti è un buon parametro, mentre il cosiddetto Rt dei ricoveri, ovvero l’indice di ricovero, mi pare un parametro troppo tardivo. Perché quando abbiamo i ricoverati, sei già andato a sbattere e non è che fai marcia indietro e la macchina torna nuova”, continua il primario sulla possibile modifica dei parametri per stabilire il cambio di colore delle regioni. Secondo l’esperto bisognerebbe “scegliere dei parametri sicuramente più flessibili, ma non solo l’impegno dei servizi ospedalieri, perché quello è proprio l’ultimo”. Mentre è imprescindibile per Menichetti inserire come parametro un numero minimo di tamponi. “Senza una soglia minima – afferma il virologo – la cosa non è seria, perché non trovi gli infetti perché non fai i tamponi”. “Io ho qualche decina di persone non vaccinate che continuano ancora a lavorare in ospedale senza essere stati ricollocati, questo non è tollerabile e mi lascia realmente sorpreso, perplesso e amareggiato”. “I controlli non ci sono – afferma – perché non c’è la volontà politica. Ma che tipo di messaggio si dà? E’ la solita storia all’italiana, che se tu paghi le tasse sei un fesso e se non le paghi sei un furbo. Non possiamo”.