Afghanistan, a vent’anni dall’invasione Usa dopo l’11 settembre quale sarà il futuro del Paese?

MIlitari Usa in Afghanistan
Gli Stati Uniti hanno invaso l’Afghanistan insieme alle forze alleate nel 2001 poco dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre e sono rimasti lì da allora fino al ritiro delle ultime truppe americane, annunciato dal presidente Joe Biden lo scorso aprile, e alla nuova occupazione talebana. I talebani sono comparsi all’inizio degli anni ’90 nel nord del Pakistan in seguito al ritiro delle truppe sovietiche dall’Afghanistan. Si ritiene che il movimento, prevalentemente pashtun, sia apparso per la prima volta nei seminari religiosi che predicavano una forma intransigente di Islam sunnita. La promessa fatta dai talebani – nelle aree pashtun a cavallo tra Pakistan e Afghanistan – era di ripristinare la pace e la sicurezza e imporre la propria versione austera della sharia, o legge islamica, una volta al potere. Dal sud-ovest dell’Afghanistan, estesero rapidamente la loro influenza. Nel settembre 1995 conquistarono la provincia di Herat, al confine con l’Iran, ed esattamente un anno dopo conquistarono la capitale afghana, Kabul, rovesciando il regime del presidente Burhanuddin Rabbani – uno dei padri fondatori dei mujaheddin afghani che resistettero all’occupazione sovietica. Nel 1998, i talebani controllavano quasi il 90% dell’Afghanistan. Era il 13 novembre 2001 quando i talebani lasciarono Kabul, la martoriata capitale dell’Afghanistan. Il Paese aveva due decenni di disordini alle spalle e per altri vent’anni sarebbe stato sospeso in un tempo intermedio dove tutto sembrava difficile e tutto sembrava possibile. Gli afghani capirono che nell'”occupazione straniera” c’erano sprazzi di futuro. Un futuro che è tornato ad essere oscuro. La parola “straniero” era fino ad allora stata foriera di molteplici significati nel contesto afghano: invasori, colonizzatori, conquistatori. Ma nella Kabul distrutta del 2001, tra le strade disastrate, le biciclette vecchie e i taxi malconci significava “speranza”. L’arrivo della coalizione guidata dagli Stati Uniti pose fine a un regime repressivo. Il mullah Mohammad Omar, il misterioso capo dei talebani, aveva portato il “villaggio” nelle città.  Dopo la ritirata dei talebani del 2001, il nuovo leader Hamid Karzai varcò la soglia del palazzo presidenziale. Il pianoforte a coda era stato sventrato per paura che un tasto del pianoforte potesse essere premuto accidentalmente e si potesse fare musica. I murales dipinti a mano erano stati deturpati: i talebani considerano le immagini di esseri viventi un crimine contro l’Islam e le avevano ricoperte con vernice nera. Ma Omar, e altre figure di spicco, tra cui Bin Laden, erano sfuggiti alla cattura. Forse rifugiati nella città pakistana di Quetta, da dove avrebbero continuato a guidare il gruppo, ipotesi sempre negata da Islamabad.