Covid, per il professor Brusaferro: “I vaccini proteggono, mentre il tampone no”

Silvio Brusaferro, presidente dell'Istituto Superiore di Sanità
Il vaccino anti-Covid protegge, mentre il tampone no. A metterlo in evidenza è Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto superiore di sanità, in relazione a una domanda su come alcune forze politiche nell’ambito del Green pass, spingerebbero più sull’uso del test più che dell’immunizzazione. “Il vaccino è uno strumento che stimola il nostro sistema immunitario e ci fa sviluppare una protezione, degli anticorpi che in qualche modo fanno sì che se entriamo in contatto con il virus si riduce la probabilità dell’infezione e il rischio che si trasformi in una patologia importante” spiega Brusaferro nell’ambito della conferenza stampa sull’analisi dei dati del Monitoraggio regionale della Cabina di Regia. “Il tampone non è nulla di tutto ciò, è un test che vale nel momento in cui è eseguito, è una certificazione e non una protezione. Non c’è equivalenza”. “La persona che fa il tampone non è protetta – ha tenuto a puntualizzare il presidente Iss – ma semplicemente, con un risultato negativo, ha la certezza che quando ha fatto il test non albergava il virus” nel suo organismo. “L’età media dei casi scende tra i giovani, 37 anni” dice Brusaferro. “E questo ci dice che in qualche modo sono meno coinvolti mentre progressivamente” il virus “colpisce un po’ tutte le età. E’ intorno a 60 anni (59 anni) l’età al ricovero, intorno a 63 anni quella del ricovero in terapia intensiva e piuttosto elevata quella del decesso”. “C’è una grande adesione in tempi molto ristretti” alla campagna vaccinale “della fascia 20-29 anni che è quasi al 79% con la prima dose e al 65% per la doppia dose. Anche i ragazzi tra i 12-19 anni sono già al 62-63% con la prima dose. Rimangono alcune fasce di età sopra i 50 anni che crescono più lentamente, sono fasce d’età dove l’eventualità di avere complicanze se si contrae un’infezione è più elevata”. “L’indice Rt puntuale è sotto il valore di 1 (0.91) e questo è un elemento importante perché ci indica come sostanzialmente siamo sotto il numero di mantenimento e andremo a decrescere” dice il presidente dell’Istituto superiore di Sanità. “L’indice proiettato al 31 agosto è a 0.79 quindi c’è una trasmissibilità che decresce. Anche l’indice di trasmissione a livello ospedaliero è sotto la soglia di 1 e questo vuol dire che ci aspettiamo una decrescita anche di questi casi”.