Covid, codice etico per i virologi che vanno in tv. L’ira di Matteo Bassetti: “Proposta liberticida”

Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive dell'ospedale San Martino di Genova
La Camera ha approvato un ordine del giorno di Giorgio Trizzino (Gruppo misto) al dl Green pass, sulla partecipazione in televisione o in radio degli esperti in materia sanitaria, che impegna il Governo a intervenire sulla questione. Come riporta un articolo del Corriere della Sera, secondo quanto previsto dall’ordine del giorno approvato, dovrà essere la struttura sanitaria ad autorizzare medici ed esperti a parlare dell’emergenza sanitaria in corso. Ma i virologi non ci stanno. “Non si può mettere un bavaglio a medici e professori che parlano sui media di come evolve una malattia infettiva perché fino a prova contraria siamo in uno Stato democratico. Limitare la libertà di parlare sarebbe gravissimo, scandaloso, questo è fascismo. Sarebbe una norma che rasenta la stupidità, il ridicolo”, ha commentato Matteo Bassetti, direttore della clinica di malattie infettive dell’Ospedale San Martino di Genova. Secondo Bassetti, quella “di Trizzino è una proposta liberticida”. “Personalmente – ha aggiunto – dico che sono un professore universitario e per dire cosa penso in tv non devo chiedere l’autorizzazione a nessuno se parlo della mia materia. Magari invece si faccia una proposta di legge per i politici che vanno a parlare in televisione di Covid e medicina senza saperne niente, si stabilisca che dovrebbero studiare prima di parlare. Non ci limiteranno, continueremo a spiegare questa malattia”.
Sulla stessa linea anche il virologo Fabrizio Pregliasco e Massimo Galli, primario dell’ospedale Sacco di Milano. Secondo il primo è “incomprensibile e inconcludente l’attacco ai professionisti sanitari che parlano con i media”. A Galli, invece, “fa specie che un professionista abbia da subire una censura preventiva nell’esprimere un’opinione o su una spiegazione tecnica sul Covid. Questo è un bavaglio”. Come ha sottolineato Pregliasco, un conto è limitare la spettacolarizzazione degli aspetti scientifici, spesso “trattati come news, notizie di cronaca”, un altro è censurare i medici. “L’infodemia è stata parallela alla pandemia perché in uno Stato democratico le informazioni non sono controllabili in termini di censura”, ha spiegato il virologo, che propone, “più che l’autorizzazione delle aziende sanitarie di appartenenza, la necessità di una Carta che contenga modalità e principi per la divulgazione di notizie scientifiche”.