Il grido dall’allarme dell’Inail: Da gennaio 772 persone morte sul posto di lavoro

La tragedia delle morti sul lavoro
Una strage senza fine. Da gennaio sono morti 772 operai. Ogni giorno la cronaca riporta di incidenti mortali sul lavoro. Ultimo, in ordine di tempo, quello a Cologna Veneta, in provincia di Verona dove ieri sera – per cause in corso di accertamento – un uomo è rimasto schiacciato sotto un camion. Da più parti si invoca un intervento concreto da parte dell’esecutivo. Dai politici, a Confindustria che – con il Presidente Carlo Bonomi sottolinea come nel 2021 non si possa “morire andando al lavoro”, “bisogna istituire comitati di lavoratori e impresa” – ai sindacati. Questi ultimi invocano sanzioni e misure più dure. Il segretario della Cgil, Maurizio Landini chiede addirittura uno ‘stop’ per le aziende che non rispettano le più elementari norme di sicurezza. Ma non solo. Chiede anche la patente a punti per le aziende. Sulla stessa lunghezza d’onda il segretario della Uil, Pierapolo Bombardieri e quello della Cisl, Luigi Sbarra che dalle pagine de ‘Il Mattino’ spiega: “Vanno aumentati i controlli assumendo nuovi ispettori e medici del lavoro. Bisogna migliorare il coordinamento tra i vari soggetti della ‘filiera’ sicurezza: Governo, Regioni, Asl, Inl, Inail, Inps devono saper parlare un’unica lingua, incrociare i dati, monitorare le specificità dei territori, far nascere una banca dati nazionale”.  Draghi: “Pene più severe e immediate” Il premier Mario Draghi – che lunedì ha visto i sindacati per affrontare questa piaga – ha dedicato ieri la primissima parte della sua conferenza sulla Nadef al triste elenco degli incidenti sul lavoro delle ultime 48 ore. Un elenco sul quale il capo del governo si sofferma leggendo nome, cognome ed età delle vittime ed esprimendo “il più sentito cordoglio” suo e del governo. “La questione delle morti sul lavoro assume sempre più i contorni di una strage che funesta l’ambiente economico e psicologico del Paese”, è la netta posizione di Draghi. E il premier corre ai ripari annunciando, già per la prossima settimana, un provvedimento che andrà innanzitutto a modificare tempistica e severità delle pene per i responsabili. La partita per il governo non è facile. In questi ultimi mesi il tema della sicurezza del lavoro è stato legato a doppio filo all’emergenza Covid. Ma, la prossima settimana l’intervento del governo andrà ben oltre i confini della pandemia. “Pene più severe e immediate e collaborazione all’interno dell’azienda per individuare precocemente le debolezze in tema di sicurezza lavoro”, è la ricetta individuata da Draghi per le prime norme da mettere in campo. Il confronto tra il 2020 e il 2021, richiede però cautela, in quanto i dati delle denunce mortali degli open data mensili, più di quelli delle denunce in complesso, sono provvisori e influenzati fortemente dalla pandemia da Covid-19, con il risultato di non conteggiare un rilevante numero di ‘tardive’ denunce mortali da contagio, in particolare relative al mese di marzo 2020. Si fa notare, inoltre, che i decessi causati dal Covid-19 avvengono dopo che è intercorso un periodo di tempo più o meno lungo dalla data del contagio. Ciò premesso, a livello nazionale i dati rilevati al 31 agosto di ciascun anno evidenziano per i primi otto mesi di quest’anno un aumento solo dei casi avvenuti in itinere, passati da 138 a 152 (+10,1%), mentre quelli in occasione di lavoro sono stati 65 in meno (da 685 a 620, -9,5%). La gestione industria e servizi è l’unica a fare registrare un segno negativo (-10,4%, da 721 a 646 denunce mortali), al contrario dell’agricoltura, che passa da 70 a 84 denunce (+20,0%), e del conto Stato, da 32 a 42 (+31,3%). Dall’analisi territoriale emerge un aumento nel Sud (da 165 a 211 casi mortali), nel Nord-Est (da 161 a 167) e nel Centro (da 147 a 150). Il numero dei decessi, invece, è in calo nel Nord-Ovest (da 298 a 194) e nelle Isole (da 52 a 50).  Il decremento rilevato nel confronto tra i primi otto mesi del 2020 e del 2021 è legato sia alla componente femminile, i cui casi mortali denunciati sono passati da 83 a 78 (-6,0%), sia a quella maschile, che è passata da 740 a 694 casi (-6,2%). Il calo riguarda le denunce dei lavoratori italiani (da 700 a 663) e comunitari (da 41 a 25), mentre quelle dei lavoratori extracomunitari passano da 82 a 84. Dall’analisi per età emergono incrementi per le classi 15-19 anni (+2 casi), 25-29 anni (+5 casi) e 40-54 anni (+43), e decrementi in quelle 20-24 anni (-4 casi), 30-39 anni (-12 casi) e over 55 (-86 decessi, da 435 a 349). Al 31 agosto di quest’anno risultano 12 incidenti plurimi avvenuti nei primi otto mesi per un totale di 29 decessi, 17 dei quali stradali (due vittime in provincia di Bari e due in quella di Torino a marzo, quattro in provincia di Ragusa e due in provincia di Bologna ad aprile, sette in provincia di Piacenza a agosto). Due lavoratori hanno perso la vita a seguito di un crollo di un fabbricato in provincia dell’Aquila a marzo, due a causa di inalazione di vapori tossici in provincia di Pavia a maggio, due per esplosione/incendio di un capannone in provincia di Perugia a maggio, due per soffocamento durante la pulizia di una cisterna in provincia di Cuneo a giugno, altri due intossicati da monossido di carbonio sempre in provincia di Cuneo a luglio e, infine, due persone travolte da una lastra di cemento in Valle d’Aosta ad agosto. Lo scorso anno, invece, gli incidenti plurimi registrati tra gennaio e agosto erano stati sei, con 12 casi mortali denunciati, la metà dei quali stradali.