Ottobre, è quel mese che porta con se’ vecchi e rinnovati dolori

Durante il vendemmiaio: storia e storie di vite vissute e cultura cerveterana, il tarquinese Caldarelli canta…

L’aria fine, un clima perfetto dopo la soffocante ed interminabile calura, tramonti che cospargono di rosso sangue il cielo oltre punta Vipera, le macchie che assumono il colore di bacche avvizzite tra il fogliame che inizia ad ingiallire: questo è Ottobre. È il mese in cui riprende la faticosa disciplina scolastica, si portano a chiudere lavori interrotti dalla pausa estiva e se ne affrontano di nuovi, si decide di sperimentare nuovi amori o di abbandonare passioni vissute nel sudore dei corpi. È il mese in cui fragorosi tuoni tossiscono, annunciando nuvolame turchino scuro a cui si sovrappone il nero pece, proveniente da Maccarese e dal lago Sabatino, che sgrava pioggia sempre meno contenibile. È il mese della vendemmia, sempre più meccanizzata, sempre più anonima e coinvolgente. Mentre in altre situazioni si ritorna alla tradizionale raccolta a mano, magari di notte con fiaccole che illuminano i bassi filari, scartando grappoli poco maturi o ad inizio di acidità e disponendo amorevolmente il meglio in cassette. I rivoluzionari francesi, nella loro scalata al cielo e nella convinta indispensabilità di palingenesi, cambiarono addirittura il tempo, assegnando al primo mese del nuovo calendario il nome di vendemmiaio, corrispondente al periodo che va dal 22settembre al 21 ottobre. Qui in collina di fatto è finita anche la storica sagra dell’uva, divorata dalla scomparsa di pergolati di Pizzutello, Regina dei vigneti e Cardinal. Anche la Cantina sociale, vanto della Riforma Agraria e basilare promotrice della storica festa iniziata cinquant’anni fa, assieme alle famiglie Quarino, Ferretti ed altri convinti vignaioli, non vive tempi d’oro. Il fascino che incarnava il mese di Ottobre nelle raccolte del sudato lavoro dei campi si è perso tra discutibili ed avventate urbanizzazioni delle campagne e nuovi modelli di ascesa sociale. Una nota personale a proposito di Ottobre, il mese che porta con se’ vecchi e rinnovati dolori: l’esistenza di mia madre, ancora giovane, recisa nel giro di una ventina di ore il primo di quaranta fa e mio padre, dopo sofferenze prolungatesi per settimane mal sopportate, il diciassette di otto anni fa. Due figure che hanno dato a Cerveteri infinitamente di più di quanto le istituzioni locali, tutte, gli hanno voluto riconoscere. Non la comunità cervetrana da cui mia madre, sassolese di nascita, nipote del segretario particolare del Papa Buono e cugina di un Vescovo ausiliare di Roma, amica di Rossana Rossanda a tal punto che l’intellettuale comunista partecipò al disperato tentativo di salvarla in sala operatoria, seppe farsi voler bene grazie alla sua signorilità, eleganza, generosità, capacità imprenditoriale. Checchino, mio padre, cervetrano a tutti gli effetti, che seppe farsi valere ben oltre il suo amato Paese, come giovanissimo aiuto di Roberto Rossellini, giovane direttore di un giornale modenese, sindaco per alcuni anni, editore, sodale di Terracini e Pintor, rispettato e positivamente complice dei suoi compaesani, lasciato volutamente nell’oblio per infingardaggine ed invidia da chi malamente ha rappresentato la nostra comunità. Ho ritrovato una splendida poesia del “cugino” tarquiniese Cardarelli che riporto.
Angelo Alfani
AGGIORNAMENTO del 5.10.2021 ore 18.49

Ottobre

Un tempo, era destate,
era a quel fuoco, a quegli ardori,
che si destava la mia fantasia.
Inclino adesso allautunno
dal colore che inebria,
amo la stanca stagione
che ha già vendemmiato.
 
Niente più mi somiglia,
nulla più mi consola,
di questaria che odora
di mosto e di vino,
di questo vecchio sole ottobrino
che splende sulla vigne saccheggiate.
 
Sole dautunno inatteso,
che splendi come in un di là,
con tenera perdizione
e vagabonda felicità,
tu ci trovi fiaccati,
vòlti al peggio e la morte nellanima.
 
Ecco perché ci piaci,
vago sole superstite
che non sai dirci addio,
tornando ogni mattina
come un nuovo miracolo,
tanto più bello quanto più tinoltri
e sei lì per spirare.
 
E di queste incredibili giornate
vai componendo la tua stagione
ch’è tutta una dolcissima agonia.