Vaticano: annullato il processo al Cardinale Becciu per la vendita di un immobile a Londra

Il cardinale Angelo Becciu
“Il Tribunale vaticano ha annullato il rinvio a giudizio del nostro assistito, Fabrizio Tirabassi, dipendente della segreteria di Stato e di altri importanti e fondamentali protagonisti della vicenda come il cardinale Angelo Becciu, i finanzieri Raffaele Mincione e Gianluigi Torzi”. Lo affermano gli avvocati di Tirabassi. “Il clamoroso processo sulla vendita dell’immobile di Sloane Square è di fatto azzerato”, spiegano i legali. Al processo sulla compravendita-truffa di un palazzo al centro di Londra con fondi della Segreteria di Stato, il Tribunale vaticano ha dunque accolto le richieste delle difese: accedere ad atti non ancora messi a disposizione dalla pubblica accusa, ricominciare le indagini su una serie di capi di imputazione. Il palazzo di Sloane avenue, nell’esclusivo quartiere londinese di Chelsea, fu acquistato all’epoca in cui Sostituto agli affari generali era il cardinale Angelo Becciu, tramite un’intricata rete di società e l’intermediazione di broker, finanzieri, dipendenti vaticani. Il danno alle casse vaticane è stimato tra i 77 e i 175 milioni di euro. La Corte deve ora stabilire chi ha truffato, chi è stato truffato, chi ha incassato eventuali dividendi. Il cardinale Becciu, sospeso dal Papa a settembre, è il più in vista dei dieci imputati. L’ordinanza di citazione a giudizio, pubblicata a inizio luglio, indicava che nei suoi confronti si procede per i reati di peculato ed abuso d’ufficio anche in concorso, nonché di subornazione, ossia aver tentato di influenzare con denaro un testimone. Nella prima udienza, però il 27 luglio, e ancor più nella seconda, il 5 ottobre, le difese hanno protestato “vibratamente”, come riporta l’ordinanza letta da Pignatone. Due, in sostanza, le ragioni di “doglianza” delle difese alle quali ha risposto il Tribunale. La prima riguarda la stessa correttezza processuale (la “valida instaurazione del rapporto processuale”) per il fatto che, hanno protestato gli avvocati, “gli imputati sono stati rinviati a giudizio senza essere messi in grado di conoscere le contestazioni loro ascritte”. Pignatone ha ricordato che il promotore di giustizia, ossia l’ufficio della pubblica accusa, “ha chiesto il rigetto dell’eccezione” nella prima udienza del 27 luglio, mentre nella seconda udienza (martedì) “ha chiesto la restituzione integrale degli atti al suo Ufficio, in modo che potessero essere compiute tutte le attività idonee, anche oltre le espresse previsioni normative, a garantire nel modo più ampio ed opportuno i diritti di difesa”. Una prospettiva applicata “indistintamente per tutti gli imputati” che il tribunale non ha accolto, selezionando i capi di imputazione da rivalutare e gli interrogatori da svolgere ex novo.