Vajont, 58 anni fa l’immane tragedia che sconvolse l’Italia: 1.917 le vittime della frana

Alle 22.45 del 9 ottobre 1963 una frana si stacca dal monte Toc e precipita nel lago del Vajont, tra Friuli Venezia Giulia e Veneto. Una massa d’acqua alta 200 metri scavalca la diga e si abbatte sui paesi di Longarone, Erto e di Casso. Quasi duemila i morti in pochi minuti, interi paesi distrutti, migliaia di sfollati. La maggioranza venne sistemata nell’area di Maniago (Pordenone). Si doveva ricostruire, ma non fu operazione semplice. Nel 1966 venne posata la prima pietra del nuovo paese: fu scelto il nome Vajont. Gli abitanti di Erto e Casso però si opposero allo scioglimento del loro Comune, che venne approvato dal consiglio comunale cinquant’anni fa. Protestavano ritenendo che, mentre si costruiva Vajont, a Erto e Casso – dove un provvedimento nazionale aveva stabilito la pericolosità del territorio, costringendo chi ci viveva ad andarsene – non si stava facendo nulla. Il 23 aprile 1971 ebbero inizio i ‘moti’ di Erto e Casso: cinque giorni di lotta della popolazione, che occupò il municipio. Con la legge regionale 22 del giugno del 1971, il 10 luglio 1971 furono istituiti due Comuni: Erto e Casso e Vajont.  Zaia: “Vajont nella memoria collettiva” “Guardando oggi la ridente e operosa Longarone, e le altre comunità dell’area pare impossibile che, 58 anni fa, il 9 ottobre del 1963 tutto, comprese quasi duemila persone, fu spazzato via da una delle più grandi tragedie della storia del Veneto e delle sue montagne. Montagne d’acqua seminarono in pochi secondi lutti e distruzione. Da quel giorno, il nome Vajont è e resterà sempre nei nostri cuori, nella memoria collettiva, nei libri di storia. Anche quest’anno, ancora una volta, rivolgiamo alle vittime e alle loro famiglie un deferente ricordo, ai soccorritori un grazie colmo di gratitudine, a chi seppe rimboccarsi le maniche e ricostruire, ammirazione totale”. Con queste parole, il Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, ricorda la catastrofe del Vajont nel 58° anniversario di una tragedia che sconvolse la regione e l’Italia intera. “Per chi c’era – prosegue il governatore – si tratta di un dolore immenso e indelebile – ma è alle giovani generazioni che ora Istituzioni e società civile devono rivolgersi perché, dalla storia del Vajont, fatta anche di errori, sottovalutazioni, scelte e comportamenti assai discutibili, traggano una lezione per il futuro, magari partendo da una visita al cimitero di Fortogna, simbolo primo del dolore per una tragedia determinata dalle mani dell’uomo”. “Piano piano la lezione sembra entrare nel comune sentire – dice il Zaia – in un momento storico come questo, in cui sembra unanime l’esigenza di una maggiore sensibilità nel rispetto del pianeta e la tragedia del Vajont rimane un monito affinché l’indispensabile sfruttamento della natura sia sempre equilibrato, in condizioni di sostenibilità per il territorio e di sicurezza per la comunità. Ciò vale in primis per le Istituzioni chiamate a programmare e realizzare le infrastrutture necessarie allo sviluppo. Si continui a operare, ma lo si faccia con un approccio diverso, totalmente ecocompatibile, anche se questo può comportare studi impegnativi e, in qualche caso maggiori costi. Dobbiamo farlo, perché le nostre decisioni di oggi ricadranno poi sui nostri figli”.  Fedriga: “Preghiera per le vittime” Il 9 ottobre è una data carica disignificato per la nostra comunità regionale. Un commosso ricordo e una preghiera per le vittime della tragedia del Vajont”. E’ il testo del messaggio del Governatore Fvg Massimiliano Fedriga postato sui sui profili social. Il messaggio è corredato dalla prima pagina del Il Gazzettino dell’epoca.  – See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/media/accadde-oggi-9-ottobre-1963-Il-disastro-della-diga-del-Vajont-una-tragedia-annunciata-88696c00-5d90-4dce-933d-a519d9e4122c.html