Afghanistan, il piano del premier Draghi per “salvare il Paese” dal collasso economico

In Afghanistan la situazione economica e sociale è drammatica
L’Afghanistan è uno dei Paesi più poveri al mondo, è grande, montuoso e ha circa 39 milioni di abitanti. “Non possiamo abbandonare l’Afghanistan” dice chiaro e tondo Mario Draghi, concludendo il vertice straordiinario del G20, a cui non hanno partecipato in prima persona Putin e Xi Jinping. Draghi è consapevole che sarebbe “molto difficile aiutare il popolo afghano senza il coinvolgimento talebano. Se non ci vogliono far entrare non entriamo”. Questo non significa riconoscere i talebani: “La questione del riconoscimento dei talebani potrà essere sul tavolo solo quando la comunità internazionale verifichera’ che sono stati fatti dei progressi sul tema dei diritti. Per ora non vediamo questi progressi. I talebani dissero che il governo sarebbe stato inclusivo, che avrebbe rappresentato tutte le minoranze e rispettato il diritto delle donne. Questo non è avvenuto”. Non si possono comunque abbandonare uomini, donne e bambini allo stremo, anche in considerazione della rigidità dell’inverno afghano. La Ue ha deciso di stanziare un miliardo di dollari, gli Stati Uniti ulteriori 300 milioni. La prima condizione per poter far arrivare gli aiuti è che l’aeroporto di Kabul resti aperto. Va consentito all’Onu di potersi muovere e operare. Bisogna poi far funzionare quel poco di sistema bancario rimasto in piedi. “Penso che ci sarà una crisi del sistema dei pagamenti in Afghanistan – ha affermato Draghi – il che significa che tutti i pagamenti potrebbero crollare, perché il sistema sembra essere sul punto di fermarsi. Insieme a ciò, ci sarà una crisi del sistema bancario e questo è importante quanto l’attuale crisi umanitaria, perché se il denaro non scorre, se i pagamenti non possono essere effettuati, l’economia crollerà e renderà qualsiasi tipo di assistenza decisamente più complicata. Ora su questo aspetto, ovviamente, la Banca Mondiale e il FMI sono gli attori principali, ma per chiunque voglia cooperare lì, questo è molto, molto importante”. Il G20 chiede comunque che l’Afghanistan non torni a essere un covo per i terroristi. Tutti i G20 hanno sottolineato questo rischio. “Tale eventualità potrebbe destabilizzare non solo l’Afghanistan, ma l’intera regione, e forse anche il mondo intero”. Per Draghi “l’impressione è che i talebani e l’Isis non siano amici”. Sui migranti l’Italia è favorevole alla proposta turca di un coordinamento internazionale. Anche il nostro Paese è un punto di passaggio e arrivo per grandi flussi migratori. Non tutti i Paesi del G20 hanno però la stessa posizione. “Tutti stanno cercando di ottenere dal governo dei talebani la possibilità che si organizzino dei corridoi umanitari”. Vanno poi aiutati i Paesi limitrofi, che stanno ricevendo molti profughi, ad esempio Uzbekistan, Turkmenistan e Tagikistan. Tutti i Paesi del G20 sottolineano che dovremmo fornire “assistenza ai migranti e ai rifugiati nei Paesi vicini, in coordinamento con le agenzie delle Nazioni Unite e le autorità locali”.