Il Piano di Zona della discordia

Il Sindaco di Santa Marinella, Pietro Tidei

Sul nuovo Piano di Zona Pubblico di Santa Severa, il Sindaco Pietro Tidei replica al “suo” Partito Democratico

Riceviamo e pubblichiamo – “Con rammarico apprendo la nota che il PD ha inteso rendere a mezzo stampa contro un importante atto deliberativo come quello della recente approvazione del un Piano di Zona Pubblico in località S. Severa. Purtroppo noto con dispiacere che le tante battaglie alle quali ho dato sempre il mio contributo, di equità sociale, giusto accesso alla “casa” quale bene primario e, soprattutto migliorare i servizi primari alla cittadinanza quali: verde, scuole, luoghi di aggregazione culturali per giovani ed anziani, sono ad oggi essere negati dal mio stesso Partito con il quale abbiamo combattuto battaglie e perseguito ideali di benessere collettivo. Asserire che non vi è necessità di nuove abitazioni, ma che se costruite, quest’ultime andrebbero ad abbattere il valore immobiliare del libero mercato creando invenduto, significa essere nono solo miopi e demagogici verso un problema sociale come è quello del desiderio primario di tanti giovani residenti nella nostra cittadina di dotarsi di una propria e primaria abitazione, ma addirittura cavalcare le speculative aspettative di costruttori ed immobiliaristi per le possibili ricadute sui prezzi di vendita, asserendo che nella nostra Città è più importate acclarare la rendita privata contro il benessere sociale distribuito alla categorie più fragili. In tanti anni di lotte progressiste tese al raggiungimento di un benessere verso le categorie cosiddette più deboli, non mi era mai capitato di assistere ad una “sinistra” che tutela il mercato immobiliare privato dell’invenduto, anzi si preoccupa che i valori di chi possiede seconde terze case a S. Marinella possono scendere per un eccesso di offerta. L’articolo del 29 ottobre apparso sulla “Provincia” a cura del PD locale, oltre allo sconcerto personale, ci dà ancor più forza per rappresentare le aspettative e le richieste di chi tutti i giorni chiede a questa Amministrazione diritti, servizi, equità, ma soprattutto chiede di abbattere i muri della diversificazione delle classi di reddito, dando opportunità a cittadini residenti monoreddito o con pensioni sociali, di acquisire un bene in proprietà come quello della casa. Comprendere l’atto deliberativo che abbiamo assunto mercoledì scorso , leggerne i contenuti nello schema di convenzione, del regolamento di assegnazione e soprattutto sui prezzi di accesso fissati esclusivamente dalla Amministrazione pubblica di S. Marinella, significa cogliere veramente lo spirito di un programma edilizio pubblico, scevro da qualsiasi indotto speculativo, laddove solo ed esclusivamente il “Comune” delinea la guida e l’accesso alle abitazioni da assegnare in diritto di proprietà secondo graduatore pubbliche, con requisiti oggettivi e trasparenti , eliminando qualsiasi indotto di trasformazione in seconde case come strumentalmente tentato di inculcare dal locale PD nella opinione pubblica. Ma ancor più sorprendente è apprendere sempre dalla nota del PD di S. Marinella che il Piano Pubblico che abbiamo approvato “cementifica” il territorio, che invece a proprio dire andrebbe tutelato e quindi non edificato. Ricordo ai dirigenti del PD che questa Città detiene un Piano Regolatore vigente dal 1975, nel quale sono state fatte scelte urbanistiche giuste o sbagliate in quasi 50 anni, ma nel rispetto dei diritti di chi detiene il suolo edificabile. In questo caso anche la Regione, la quale su quest’area avrebbe potuto trarne rendite speculative di “cementificazione “ben più vantaggiose verso residenze di lusso private o a vantaggio di pochi. Solo grazie all’impegno di questa Amministrazione ed all’Accordo sottoscritto con la stessa Regione che oggi ci permette sia di rispettare i diritti edificatori di quest’ultima, ma anche di dettare linee di indirizzo per garantire un programma urbano di equità sociale, laddove la casa si colloca insieme alla scuola, alla sanità ed altri servizi primari come obiettivo strategico per migliorare le condizioni di vita dei residenti. Così come il prezzo di accesso all’acquisto, in questo Piano di Zona abbattuto fino al 30% da fondi regionali e quindi facilitando l’accesso alla proprietà verso chi oggi è detentore di fasce di reddito più basse. Concludo, invece ponendo al PD locale senza alcuna nota polemica, un invito a voler contribuire in questa Amministrazione, con un lavoro costruttivo e non demagogico, dove il mandato che la Città ci ha consegnato è quello di garantire diritti in favore di tutti, riducendo la diversificazione di classe, dove la “casa” possa rappresentare un bene ed un diritto, il più possibile diffuso solo ed esclusivamente alla cittadinanza fatta da residenti e per i residenti”. Così in una nota del Sindaco di Santa Marinella, Pietro Tidei
AGGIORNAMENTO del 2.11.2021 ore 18.17

“Speculare con la scusa delle case “popolari'”

Riceviamo e pubblichiamo: “Mercoledì 27 ottobre in Consiglio comunale, è stato approvato il progetto di nuove costruzioni a S. Severa ai sensi della legge 167. Questo progetto è dannoso quanto ingiusto perché si basa sul finto presupposto che le nuove case siano destinate a chi ha bisogno di un’abitazione e non può affrontare i costi di mercato, quando, come accaduto per la vecchia 167, queste regole sono facilmente aggirabili in fase di compravendita. Ci risulta infatti che almeno il 50 percento delle case già costruite in 167 siano in realtà usate come casa per le vacanze. Altro che case per chi altrimenti non riuscirebbe a comprare un alloggio: queste case sono utilizzate a scopo speculativo. La ciliegina sulla torta l’ha messa la legge 119 del 2018 con l’articolo 49 bis. Fino ad allora, per limitare i fenomeni speculativi sulla 167, esisteva un vincolo che imponeva ai beneficiari di questi immobili – per un periodo di 20 anni – un prezzo massimo stabilito in caso di rivendita. La legge veniva comunque aggirata, prevalentemente con pagamenti al nero, così che le cosiddette case popolari si sono trasformate negli anni in seconde/terze case, case di villeggiatura o da mettere a reddito. Con la legge del 2018 purtroppo, il malcostume e la speculazione sono diventati legali. Chi oggi acquista una casa in edilizia convenzionata e agevolata, dopo soli 5 anni potrà svincolarla dal regime di prezzo massimo e rivenderla a prezzo di mercato, lucrando sul consumo di suolo e sui soldi pubblici utilizzati per la costruzione. Ne consegue che il regime di convenzione, grazie al quale si acquisisce in maniera agevolata il diritto di proprietà su un terreno come quello interessato da questa sciagurata operazione, e i soldi dei contribuenti con cui vengono finanziati i costruttori non sono investimenti pubblici a favore di eventuali aventi diritto ma strumenti di speculazione per le imprese di costruzione e coloro che nelle case “popolari” vedono un’opportunità di investimento. Il Paese che vorrei ha già organizzato una riunione in cui questo pseudo progetto è stato ampiamente analizzato e discusso; un’importante occasione di confronto che ha visto la partecipazione del Comitato per l’Emergenza Abitativa, del gruppo di Sinistra Democratica, di Rifondazione Comunista, dei consiglieri comunali del gruppo Paese che vorrei e del gruppo misto. Si tratta di momenti di confronto importanti per favorire la conoscenza e la consapevolezza da parte dei cittadini. Altri incontri seguiranno su questo e su altri temi che segnano il futuro del nostro territorio”. Così in una nota a firma de Il Paese che vorrei.