Roma, 86enne va da medico e quando torna trova la sua casa occupata al quartiere Don Bosco

Ennio Di Lalla, 86 anni, una cardiopatia e un’insufficienza renale, è diventato un senzatetto per essendo il proprietario di quell’appartamento nel quartiere Don Bosco di Roma, riscattato coi risparmi di una vita dopo tanti anni in affitto. La storia di Ennio ha davvero dell’inverosimile, e racconta una zona oscura in cui neppure le forze dell’ordine riescono a intervenire. Perché se da un lato il diritto di Ennio di disporre della sua proprietà è sancito costituzionalmente, dall’altro entrare in quell’appartamento con la forza e senza documenti ufficiali che attestino il suo diritto sarebbe violazione di domicilio. Un paradosso di cui i carabinieri intervenuti sono consapevoli, e che impedisce all’anziano di rientrare in casa anche solo per prendere qualche abito, effetti personali, le medicine che gli servono per curarsi. E il pensiero, in questi giorni, corre a quei piccoli, grandi oggetti che gli ricordano chi è e che potrebbe non rivedere più. «Siamo ancora in attesa, non si è mosso nulla – sospira Alessandro Olivieri, avvocato dell’uomo – La procura ha aperto un fascicolo, ma di fatto ancora nessun provvedimento è stato emesso. Ciò che abbiamo chiesto è una disposizione del tribunale per il sequestro preventivo dell’immobile e il conseguente sgombero, e la speranza è che questo provvedimento arrivi il prima possibile, anche perché non sappiamo cosa troveremo all’interno quando il signor Ennio potrà tornarci. Nel frattempo lui è costretto a chiedere ospitalità al fratello, e non ha nulla con sé se non le cose che aveva quando è uscito di casa l’ultima volta». Ma come si è arrivati a una simile situazione? Ennio ha chiuso la porta di casa sua l’ultima volta il 13 ottobre. Si è assentato qualche giorno per una serie di accertamenti medici, ma la sera stessa l’amministratore di condomino lo ha chiamato riferendogli che alcuni vicini avevano sentito rumori provenienti dall’appartamento. Quando è tornato ha trovato la porta sprangata, la chiave che non entrava più nella serratura e degli sconosciuti all’interno che si rifiutavano di aprire o di dare spiegazioni. A quel punto l’86enne ha chiamato i carabinieri, che non hanno potuto fare altro che entrare, parlare con gli occupanti e poi uscire e consigliare all’uomo di trovarsi un avvocato. «Non gli è stato possibile neppure rientrare per prendere le sue cose o i documenti, non c’è stata flagranza di reato e le persone che stanno all’interno adducono di volta in volta motivazioni diverse – conferma Olivieri – Sono 22 anni che faccio questo mestiere, ma quanto sta accadendo al signor Ennio ha contorni di assurdità. Non si tratta neppure di un’occupazione abusiva di case popolari di cui spesso si sente parlare: Ennio è il legittimo proprietario dell’appartamento, nessuno gliel’ha assegnato». Adesso la parola spetta dunque alla procura e al gip: dovrà essere lui, nel caso, a disporre il sequestro preventivo e lo sgombero. Ennio nel frattempo attende, in un limbo, domandandosi come sia potuta accadere una cosa simile.