Allarme di Legambiente, aumenta l’uso delle auto private e diminuisce l’impiego del trasporto pubblico: cresce lo smog

Più auto in circolazione e un crollo quasi uniforme nell’utilizzo del trasporto pubblico, livelli di smog e di perdite lungo la rete idrica che rimangono preoccupanti e poche note positive che poco incidono sul trend complessivo, tra tutte, l’aumento della raccolta differenziata e dei chilometri di piste e infrastrutturazioni ciclabili. Così Legambiente sintetizza i dati del rapporto Ecosistema Urbano – realizzato in collaborazione con Ambiente Italia e il Sole 24 Ore – rilevando “l’immobilismo delle città italiane” nel 2020 nelle politiche improntate alla sostenibilità, “seppur con qualche importante eccezione e best practice cui guardare per tracciare la rotta del cambiamento su scala nazionale”. A fronte di un punteggio massimo teorico di 100, la media percentuale totalizzata dai centri urbani nel 2020 rimane ferma al 53,05%, identica a quella della scorsa edizione. “Il periodo pandemico, al netto di alcuni miglioramenti, ha complicato le cose – dichiara il presidente nazionale di Legambiente, Stefano Ciafani – Ora, però, nell’ambito del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) si apre una possibilità per invertire la rotta: sono i bandi pubblicati dai ministeri per l’assegnazione di risorse da destinare alla differenziata e alla costruzione di impianti di riciclo, alla nuova mobilità, alla forestazione urbana, al ciclo integrato delle acque. Essenziale sarà la capacità degli uffici tecnici delle città di sottoporre progetti adeguati che rispettino i criteri ambientali stringenti imposti dall’Ue, ma anche un loro affiancamento da parte di strutture tecniche pubbliche centrali, per sopperire alla carenza cronica di personale e competenze delle amministrazioni locali”. La classifica generale, determinata dall’insieme di 18 indicatori, conferma Trento al vertice della classifica generale del 28/o rapporto Ecosistema urbano 2012, seconda Reggio Emilia (salita dalla quinta posizione e sempre in testa nelle piste ciclabili), terza Mantova. In una top ten monopolizzata da città medie e piccole del Nord la sola eccezione è Cosenza: quinta nel 2018, era ottava l’anno scorso, ma stavolta è addirittura quarta in particolare grazie al primo posto per basso numero di incidenti e acque depurate, il quarto per le isole pedonali, il quinto per la diffusione del solare termico e fotovoltaico su edifici pubblici e il nono per la ‘ciclabilità’. Chiudono la top ten Treviso, nona, e Ferrara decima, al comando nella raccolta differenziata con l’87,6% di rifiuti separati. In fondo alla lista, si rileva il quartultimo posto di Alessandria (con due rappresentanti del Centro, Massa e Latina, rispettivamente 98esima e 100esima) ma sette degli ultimi dieci capoluoghi appartengono al Sud. Di questi ben cinque sono siciliani. L’analisi delle pagelle ecologiche delle grandi città metropolitane dal 2016 a oggi, in particolare centrata su quattro degli indicatori più importanti dell’indagine, mette in luce Milano, l’unica ad aver conseguito miglioramenti in tutti e quattro gli ambiti: mobilità, aria, rifiuti e auto. In particolare è l’unica, tra le grandi città, dove è diminuito il numero di auto circolanti ogni 100 abitanti. Bologna, invece, si distingue per essere quella con più piste ciclabili: 12,4 metri lineari ogni 100 abitanti (+15%), Genova per il basso inquinamento, Palermo per la maggiore crescita (+12%) nella differenziata negli ultimi sei anni.