Glasgow, al vertice Cop26 si cerca l’accordo in extremis sul clima

Dopo una notte di negoziati a Glasgow già ai tempi supplementari, la presidenza britannica della Cop26 ha pubblicato una serie di documenti tecnici, ma per ora non una bozza di accordo aggiornata come promesso. La pubblicazione dei nuovi documenti riguarda diversi argomenti, dalla finanza climatica all’adattamento all’aumento delle temperature. Per la finanza climatica si rimanda de facto a un programma specifico, invitando i Paesi dell’Accordo di Parigi a presentare le loro posizioni entro agosto del prossimo anno. I nuovi documento, sottolineano diversi media britannici, sembrano indicare che le trattative continuano, non c’è stata una rottura nella notte e un accordo è ancora possibile oggi. Ma nessuno a Glasgow esclude un’ulteriore estensione della conferenza. I negoziatori dei 197 paesi che partecipano alla Cop26 cercano l’intesa su un testo che dovrebbe mantenere “in vita” l’obiettivo di contenere a +1,5°C il riscaldamento globale. Al centro delle tensioni e delle trattative, i fondi per aiutare i Paesi più poveri a ridurre le proprie emissioni e prepararsi ad affrontare le conseguenze sempre più drammatiche dei cambiamenti climatici. I Paesi meno sviluppati sono i meno responsabili, ma allo stesso tempo sono in prima linea in termini di impatto. Su questa ‘faglia’ si giocano i negoziati dell’ultimo miglio della Cop26. I Paesi in via di sviluppo, ulteriormente gravati dalle conseguenze della pandemia di Covid-19, considerano insufficiente la versione del testo finale sino a ieri sul piatto. “Dobbiamo mettere i soldi sul tavolo per aiutare i Paesi in via di sviluppo a realizzare i cambiamenti necessari. Questo è ciò che deve accadere nelle prossime ore”, ha rilanciato venerdì pomeriggio il primo ministro britannico Boris Johnson. Nel 2009, i Paesi del Nord del mondo avevano promesso di aumentare i loro per gli Stati  più poveri a 100 miliardi di dollari all’anno a partire dal 2020. Ma la promessa non si è materializzata e il nodo è arrivato al pettine a Glasgow. La bozza di uno dei documenti diffusi questa mattina “decide di convocare dialoghi ministeriali ad alto livello sulla finanza climatica nel 2022, 2024 e 2026” e invita “la presidenza della Cop27 (l’anno prossimo in Egitto) a organizzare il dialogo ministeriale di alto livello nel 2022 sui progressi nel completamento dell’obiettivo di stanziare complessivamente 100 miliardi di dollari all’anno dal 2020”. La bozza nota i continui “sforzi dei paesi sviluppati, ma nota con seria preoccupazione il gap nel completamento dell’obiettivo”. “I Paesi in via di sviluppo hanno rilanciato con una proposta per creare un meccanismo specifico che tenga conto di “perdite e danni” già subiti a causa delle conseguenze del riscaldamento: più frequenti e violente tempeste, siccità, ondate di calore e tutto ciò che consegue. Ma “gli Stati Uniti e l’Ue bloccano questa proposta, i paesi ricchi bloccano da tempo i finanziamenti per le perdite ei danni in ogni fase”, ha denunciato Gabriela Bucher di Oxfam. Nello scontro tra Nord e Sud del mondo, il Sud accusa in sostanza i Paesi sviluppati di volere imporre riduzioni di emissioni di gas serra a chi non è responsabile. “Quello che vi chiediamo è solo di mantenere le vostre promesse, di ammettere le responsabilità per aver causato questa crisi. Niente di più, niente di meno “, ha affermato il rappresentante di Panama ieri durante la plenaria. La bozza proposta dalla presidenza britannica della Cop26  invita gli Stati membri ad aumentare i propri impegni di riduzione delle emissioni più regolarmente di quanto previsto dall’accordo di Parigi, a partire dal 2022. Prevede la possibilità di aggiustamenti per “circostanze nazionali speciali”, clausola che ha suscitato forti critiche da parte delle Ong, scettiche sulla reale ambizione dei partecipanti alla conferenza di limitare il riscaldamento globale. L’Onu avverte che, nonostante i nuovi impegni fissati entro il 2030, il mondo continua a marciare verso un riscaldamento “catastrofico” di 2,7°C. Oggi siamo a circa + 1,1°C  e le conseguenze sono già più che evidenti. Altro tema delicato e controverso al centro dei negoziati di Glasgow è quello dei combustibili fossili, principale causa del riscaldamento del pianeta. L’ultima bozza di dichiarazione cita l’obiettivo di porre fine ai finanziamenti per carbone e fonti fossi, limata rispetto alla prima versione, comunque un passo aventi rispetto a Parigi.