Roma, il Campidoglio in aiuto ai centri antiviolenza per le donne

L'assessora alle Pari Opportunità Monica Lucarelli
Portare stabilmente i percorsi di formazione professionale e avviamento al lavoro all’interno dei centri anti-violenza di Roma. Con questa mossa il Campidoglio tende la mano alle donne vittime di violenza per aiutarle, quando non lo sono, a diventare autonome anche al livello economico. Ad annunciarlo a pochi giorni dalla giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, è l’assessora alle Pari Opportunità Monica Lucarelli. Dall’inizio dell’anno “ci sono stati oltre 100 femminicidi – ricorda Lucarelli – e sono solo la punta dell’iceberg di un fenomeno in crescita. Purtroppo la violenza fisica spesso si accompagna a quella psicologica ed economica. Come amministrazione, non solo aumenteremo i centri antiviolenza e le case rifugio (ad oggi ci sono solo 14% dei posti rispetto all’indicazione di Bruxelles), ma anche i servizi che diamo a queste donne. Ad esempio, attraverso partnership con soggetti privati”, per rendere stabili “percorsi di formazione professionale ed avviamento al lavoro” nei centri. Il piano “per le pari opportunità” elaborato dalla titolare alle Pari Opportunità della giunta Gualtieri si compone di “tanti filoni”. “E’ importante che Roma diventi punto di riferimento sul tema dei diritti ed in primis sulle pari opportunità – premette -. E’ un elemento che è interno alla nostra Costituzione, quindi niente di nuovo a livello di principio, ma concretamente sì.
L’obiettivo è che tutti i generi abbiano le stesse opportunità”. A Roma, spiega l’assessora, “la partecipazione di donne al mondo del lavoro è ferma al 45%, una percentuale al di sotto della media italiana, che peraltro non rispetta standard europei. Il 55% delle donne o non lavora o non lavora con contratti legali. Non solo: di questo 45% una larga fetta è lavoro part time (e non tanto per libera scelta, quanto a causa di alcune precondizioni: ad esempio se le donne hanno completamente sulle loro spalle il lavoro di cura, difficilmente riescono a lavorare a tempo pieno). Inoltre, le donne sono state le più colpite dalla pandemia”.