Catastrofe umanitaria in Afghanistan: i bambini vengono venduti in cambio di pecore

L’Afghanistan sta diventando la più grande crisi umanitaria del mondo. Secondo i dati dell’Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura, più di 18 milioni di afghani non sono in grado di nutrirsi ogni giorno. Questo numero è destinato a salire a quasi 23 milioni entro la fine dell’anno. A causa della fame donne e bambini stanno diventano la merce di scambio per il cibo. E una ricerca condotta da Unicef punta il dito contro il fenomeno delle spose bambine, in netto aumento. Tra i casi peggiori che arrivano dalle cronache locali c’è la vendita di una bambina di 6 anni e di un piccolo di 18 mesi, dati via rispettivamente per 3.350 dollari e 2.800 dollari. In un altro rapporto, una bimba di 9 anni è stata comprata per circa 2.200 dollari sotto forma di pecore, terra e contanti. Come avvertono anche le Nazioni Unite “i divieti talebani che impediscono alle donne di svolgere la maggior parte dei lavori retribuiti hanno  colpito proprio le famiglie dove le donne erano le colonne portanti. Anche nelle aree in cui le donne possono ancora lavorare – come l’istruzione e l’assistenza sanitaria – potrebbero non essere in grado di soddisfare i requisiti talebani e sono costrette a compiere tali gesti”.
L’allarme sulle spose bambine
A partire da novembre 2021, l’Unicef ha riferito che i matrimoni precoci sono in aumento in Afghanistan. Nonostante la legge vieti di sposare minori sotto i 15 anni (e ancora al di sotto dello standard di 18 raccomandato a livello internazionale), sono scambi ampiamente praticati dalle famiglie. Secondo le analisi dell’organizzazione, il matrimonio precoce ha conseguenze devastanti sulla salute di una ragazza per via degli abusi fisici e sessuali ed equivale a una forma di schiavitù moderna. I matrimoni combinati intrappolano le donne in un ciclo di povertà.