Vicenda Eitain: il bambino sopravvissuto alla tragedia del Mottarone tornerà in Italia con la zia paterna Aya Biran il prossimo 3 dicembre

Il piccolo Eitan, unico superstite della tragedia di Mottarone
Eitan, il bambino sopravvissuto alla tragedia del Mottarone, tornerà in Italia con la zia paterna Aya Biran il prossimo 3 dicembre con un volo da Tel Aviv, dopo la sentenza della Corte suprema israeliana dei giorni scorsi che ha rigettato il ricorso del nonno materno Shmuel Peleg.  Il piccolo di sei anni tornerà a vivere nella villetta alle porte di Pavia con gli zii e le cugine. Il rientro avviene a pochi giorni dalla decisione dei giudici israeliani che in base alla Convenzione dell’Aja hanno ritenuto che la residenza stabile del bimbo sia l’Italia mettendo così fine alla contesa con la famiglia materna che vive a Tel Aviv. Sul nonno materno Shmuel Peleg pende un mandato di arresto della procura di Pavia per sequestro di persona. Il caso Il caso Eitan scoppia l’11 settembre quando, dopo la tragedia del Mottarone, il nonno materno rapisce il bimbo con un’auto a noleggio raggiungendo Lugano, per poi imbarcarsi su un volo privato diretto a Tel Aviv. La procura di Pavia avvia l’indagine per “sequestro di persona” nei confronti del nonno e della nonna materna. Inizia un contenzioso per l’affido del piccolo tra i due rami familiari dei suoi genitori. Il 17 ottobre la zia italiana Aya va in Israele e chiede che Eitan possa fare “ritorno a casa”, cinque giorni dopo inizia il processo in Israele per decidere se Eitan debba tornare in Italia o restare coi nonni materni. La prima decisione stabilisce intanto che, in attesa delle sentenza definitiva, resti in gestione condivisa: 3 giorni a turno col nonno e con la zia. Inizia la seconda udienza che dura tre giorni. I giudici ascoltano testimoni ed esperti: il 12 ottobre apre un’inchiesta anche la Procura del Canton Ticino, luogo di passaggio per la fuga in Israele. Il 25 ottobre il giudice di Tel Aviv decide che il piccolo deve rientrare in Italia. Il nonno ricorre contro la sentenza. Due giorni fa la Corte Suprema diTel Aviv, confermando le due decisioni delle scorse settimane di primo e secondo grado, ha riconosciuto, accogliendo l’istanza della zia paterna Aya Biran, tutrice legale del piccolo di 6 anni, la sottrazione internazionale del minore da parte del nonno materno su cui pende un mandato d’arresto internazionale per le accuse di sequestro di persona, sottrazione e trattenimento di minore all’estero e appropriazione indebita del passaporto del bambino. Nell’inchiesta, condotta dalla Squadra Mobile pavese e dall’aggiunto Mario Venditti e dal pm Valentina De Stefano, intanto, è stato già arrestato con mandato d’arresto europeo il presunto complice del nonno, Gabriel Alon Abutbul, bloccato a Cipro, dove risiede, e nei giorni scorsi scarcerato con obbligo di firma in attesa della conclusione del procedimento di estradizione. Indagata nell’inchiesta pavese anche la nonna materna Esther Cohen. Da quanto si è saputo, è già stata concessa ai nonni materni la possibilità di vedere e salutare il bimbo prima che parta. La famiglia paterna adesso intende il più possibile salvaguardare la privacy e l’interesse del bambino. Intanto, è in corso davanti al Tribunale per i minorenni di Milano il procedimento sul reclamo da parte dei legali dei nonni contro la nomina di Aya come tutrice con una serie di questioni poste dagli avvocati. La zia paterna nei mesi scorsi ha già presentato richiesta ai giudici per l’adozione.