Gli studenti della Melone tornano a teatro

Riceviamo e pubblichiamo – Il 29 novembre, i ragazzi e le ragazze delle classi 3B e 3E Secondaria, accompagnati dalle professoresse Liliana Addario, Laura Canestrari e Eleonora Quintiero, si sono recate a Roma, al Teatro Ghione, per assistere ad un commovente spettacolo teatrale: “Io ed Emma”. Si è trattato, per loro, della prima uscita dopo quel fatidico marzo 2020 e, anche per questo, per loro è stata un’esperienza davvero importante e che ha permesso di riflettere su un tema difficile e doloroso, quello della sopportazione di atteggiamenti denigratori, sempre più violenti, fino all’omicidio, o meglio, più precisamente, al femminicidio. Sulla scena 4 bravissime attrici che hanno commosso non solo i nostri meloncini, allievi preparati e sensibili, ma anche studenti di altre Scuole di Roma che inizialmente provavano a fare gli spiritosi, a tratti fastidiosamente, poco educati, poco rispettosi e fortemente immaturi ma che, alla fine, sono rimasti ammutoliti. Forse coscienti che dai loro atteggiamenti potrebbe nascere quella violenza che porta la morte alle persone che dicono di amare. Ma il silenzio è diventato ancora più pesante quando, al momento degli applausi finali, sono salite sul palcoscenico la direttrice de teatro ed un’altra donna, vittima di violenza che ha avuto il coraggio di denunciare il suo marito violento. Era fra il pubblico ed era uscita piangendo prima della fine fermandosi vicino la direttrice che ha voluto portarla sul palco per offrire la sua testimonianza. I nostri meloncini si sono ovviamente distinti per correttezza ed hanno potuto, prima di lasciare il teatro, avere una foto ricordo con le 4 splendide attrici, Loredana Piedimonte, Martina Grandin, Sofia Freda e Sara Aiello, eccellentemente dirette dalla regista Valentina Cognatti in uno spettacolo caratterizzato da realismo psicologico, spontaneità nei gesti, sincerità nelle parole. L’autenticità della rappresentazione ha evidenziato la crudezza del tema trattato ed i ricordi accennati in flash back hanno fatto man mano riemergere la verità, l’orrore di una violenza inspiegabile, taciuta, repressa nella paura, ma terribilmente amara e tangibile, che le attrici hanno incarnato in personaggi purtroppo esistenti in questa nostra società, ancora così arretrata da vedere la morte di una donna ogni 3 giorni. La regista Valentina Cognatti, attenta alla cura del gesto ed all’espressività del corpo, è una professionista nel campo della pedagogia teatrale e cura diversi progetti di formazione negli istituti scolastici e progetti europei di Educazione al teatro. Accenniamo, per concludere, alcune riflessioni dei nostri meloncini, colte al rientro a Scuola; osservazioni mature che non sembrano provenire da ragazze e ragazzi appena adolescenti. “Io ed Emma è uno spettacolo teatrale che tratta un tema molto forte, il femminicidio, attraverso il dialogo tra una madre e sua figlia. È veramente toccante, mostra la paura nel denunciare, qualcosa di complicato da capire, per chi non si trova in questa situazione. Attraverso il dialogo si comprende che la madre, dopo violenze ripetute, viene uccisa dal marito. La regista ha voluto far capire che le donne vittime di violenze non devono stare in silenzio ma denunciare chi dice di ” amarle” così. Purtroppo, una cosa che rattrista, è che serve uno spettacolo o una giornata per difendere le donne e sensibilizzare le persone. Di questo problema si dovrebbe parlare ogni giorno, non solo il 25 novembre! Io spero di non vivere mai una vita così brutta e che non mi accadano mai cose simili. Le attrici sono state bravissime ad immedesimarsi in parti così difficili e pesanti. Io non permetterò mai che qualcuno mi tratti male”.
AGGIORNAMENTO del 7.12.2021 ore 18.38

Bambini a tu per tu con Ernesto Berretti

“Venerdì 19 novembre nella sala teatro “Massimo Jaboni” della nostra scuola, la “Corrado Melone” di Ladispoli, abbiamo incontrato Ernesto Berretti, autore del libro “Non ne sapevo niente. Serbia 1995 Danube mission: le rivelazioni di un Basco Blu”. Questo libro racconta la sua esperienza diretta come “Basco Blu” in servizio nel contingente europeo tra Romania e Serbia, nel periodo compreso tra il 1993 e il 1995, per interdire il traffico commerciale in Serbia.” Lo dichiarano Antonio Costantino e Aurora Morelli della 3° D della Corrado Melone di Ladispoli, affermando inoltre: “In questo incontro Ernesto Berretti ci ha raccontato molti aneddoti interessanti, ma soprattutto ci ha dato moltissimi consigli, come ascoltare quello che dice il nostro istinto, fidarci di noi stessi, liberarsi da qualsiasi peso, raccontando e scrivendo su un foglio ciò che proviamo o che abbiamo provato. Berretti ha iniziato a raccontare ciò che più gli era rimasto impresso della sua esperienza nei Balcani. Nel maggio del 1993 ricevette una telefonata dal suo superiore che gli propose di andare in missione nei Balcani, in Romania, e lui subito accettò, animato da un grande entusiasmo, ma una volta in Romania si accorse subito che la situazione era completamente diversa da quella che si immaginava. La città romena di Calafat, dove c’era la base della missione, era una città povera e isolata, a pochi chilometri dal confine serbo, situata sulle rive del fiume Danubio. Lui e la sua squadra, con membri provenienti da ogni parte del mondo, soggiornavano in una nave da crociera in disuso ormeggiata su un’ansa del Danubio. Il loro compito era quello di riuscire a controllare le merci che arrivavano in Serbia e limitarne l’entrata. Berretti condivideva la cabina con un altro Basco blu: il luogo era sporchissimo, c’erano scarafaggi ovunque, ma quello che scoprì nei villaggi era anche peggio. L’autore ci ha raccontato che la Romania, a quel tempo, era appena uscita dalla dittatura di Ceausescu, nelle periferie la qualità della vita era pessima e la povertà diffusa. Ernesto Beretti ha sentito la necessità, al rientro della missione, di condividere l’esperienza che aveva vissuto in questo periodo in Romania e quello che ci ha raccontato è un romanzo che fa veramente riflettere. Sono situazioni che fortunatamente noi non abbiamo vissuto, anche se sono accadute vicino all’Italia, ma che fanno pensare molto. Ci ha spiegato che l’immagine della copertina del libro, che risalta da uno sfondo rosso, è una statuina in legno, un souvenir, che rappresenta una ragazza nei tipici abiti della tradizione romena. Questa immagine, per lui ha un valore affettivo molto importante perché l’oggetto gli era stato donato da una persona che ha conosciuto durante la missione. Dopo averci dato questa bellissima testimonianza Berretti ha concluso con un discorso riguardante l’inclusività e i pregiudizi che ci ha colpito molto: “L’arma per combattere i pregiudizi è la conoscenza, perché i pregiudizi sono alimentati dall’ignoranza; anch’io ne avevo prima di partire”. Ringraziamo lo scrittore Ernesto Berretti e il nostro dirigente, Riccardo Agresti, per averci dato l’opportunità di vivere un’esperienza interessante e di conoscere una realtà di cui anche noi “non sapevamo niente”.