“Io asintomatico, ricoverato in sub intensiva tra i morti”

Il comandante della Polizia Locale di Ladispoli, Sergio Blasi era risultato positivo a un tampone e doveva sottoporsi a un ciclo di dialisi di routine ma è finito ricoverato in sub intensiva

È risultato positivo al coronavirus, e anche se asintomatico è stato catapultato in un vero e proprio incubo. Protagonista della vicenda è il comandante della Polizia locale di Ladispoli, Sergio Blasi. Il comandante, poco prima di Natale è risultato positivo a un tampone, e dovendo sottoporsi a dialisi, in regime protetto, era stato trasferito in ambulanza al Gemelli di Roma dove però non era stato ancora istituito il sistema poltrona covid e così è stato trasferito all’Umberto I di Roma dove è stato ricoverato nel reparto di sub-intensiva per malati covid. Un vero e proprio incubo, racconta il comandante Blasi. «Ero in una stanza senza mascherina con altri pazienti ricoverati per covid, alcuni di loro con il casco dell’ossigeno. Nei primi tre giorni ho visto tre morti. Ho visto le persone morire». Persone, racconta Blasi, «rimaste in stanza, morte, anche per ore». Un vero e proprio trauma con Blasi che in più occasioni ha provato a chiedere ai medici di poter essere trasferito di camera. In una camera di positivi sì, ma non in gravi condizioni. Un’agonia, quella di Blasi, durata 20 giorni e terminata solo il 5 gennaio, quando finalmente arriva la tanto agognata libertà, grazie all’apertura, all’ospedale di Bracciano, della poltrona covid che ha consentito, dunque, il trasferimento, di nuovo a casa, e l’assistenza di cui il comandante necessitava, senza dover restare ricoverato in un reparto di sub intensiva. Intanto, secondo il racconto di un altro “compagno” di stanza del comandante, ora la situazione in ospedale sembra essere cambiata, con i positivi asintomatici, finalmente trasferiti in altra camera d’ospedale.