Roma, dovrebbero essere abbattuti con l’elettroshock i circa 140 tra maiali e cinghiali ospiti nella Sfattoria

Dovrebbero essere abbattuti con l’elettroshock i circa 140 tra maiali e cinghiali ospiti nella Sfattoria, il santuario nei pressi di Roma che si occupa di salvare gli animali maltrattati o recuperati in zone urbane.Il Tar del Lazio ha infatti rigettato il ricorso presentato dall’associazione contro la decisione della Asl 1 di Roma che pochi giorni fa gli ha notificato un’ordinanza di abbattimento perché gli animali si trovano nella zona rossa istituita per contrastare la peste suina. “Tutti i nostri animali sono controllati, microchippati, assolutamente sani e iscritti in una banca dati nazionale come Pet. Non possono abbatterli”, spiegano dalla Sfattoria.
Commissario peste suina: “Misure carenti ed inadeguate”
“Non è accoglibile la richiesta di non procedere all’abbattimento dei suini in questione, anche tenuto conto della carenza ed inadeguatezza delle misure di biosicurezza come comunicato dall’Asl Roma 1”, comunica il commissario straordinario per la peste suina, Angelo Ferrari. Nel documento del commissario si ricorda che “a quanto riferito dall’ASL, le strutture che ospitano gli animali risultano essere oggetto di provvedimento di sgombero in quanto sarebbero state occupate abusivamente, che gli animali sarebbero senza tracciabilità e certificazioni di provenienza, che i cinghiali rientrando nella fauna selvatica indisponibile e non possono essere detenuti”. Dunque, conclude il commissario, “essendo gli animali detenuti in una condizione di illegalità sotto diversi profili (occupazione abusiva della struttura, mancata tracciabilità e origine degli animali, detenzione di animali selvatici)… si ritiene non accoglibile la richiesta di non procedere all’abbattimento dei suini in questione, anche tenuto conto della carenza ed inadeguatezza delle misure di biosicurezza”.
La Sfattoria: “Episodio di malagiustizia”
“I diritti degli animali afferma una nota de La Sfattoria – sono tutelati dalla nostra Costituzione ma non dal giudice. Si tratta di un incredibile episodio di malagiustizia. Il Tar del Lazio (decreto numero 5347 del 12/08 2022 – pres. Arzillo) condanna infatti a morte, senza alcuna motivazione, circa 140 capi di suidi raccolti, accuditi e tenuti in custodia, nonché assolutamente sani ed inoffensivi, da un gruppo di 200 volontari presso una struttura regolarmente registrata nella Banca Dati Nazionale del Ministero della Salute. La signora Paola Samaritani – che rappresenta la Sfattoria – si appella alle coscienze civili perché venga impedito un vero e proprio sterminio. Nella giornata di oggi verrà effettuato l’estremo tentativo per superare l’incredibile decisione del giudice amministrativo e salvare la vita alle povere ‘bestie’, invocando l’intervento del Consiglio di Stato. É però necessario che anche la politica ‘sana’ intervenga con immediatezza per scongiurare un irreparabile scempio”.