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martedì, Luglio 16, 2024

Doping: gli atleti italiani al primo posto in Europa

L’Italia è prima per numero di casi di doping registrati tra gli atleti nel 2016. Lo afferma l’Agenzia mondiale antidoping Wada nel suo rapporto annuale. Agli atleti italiani sono state contestate 147 violazioni delle norme antidoping nel 2016, l’anno più recente per il quale vi siano statistiche complete. Al secondo posto la Francia, con 86 casi e quindi gli Usa, con 76. Seguono l’Australia, con 75 casi, e il Belgio, con 73, mentre al sesto posto si piazzano a pari merito la Russia e l’India con 69 casi ciascuna. In assoluto l’atletica leggera è lo sport più dopato con 205 casi rilevati, seguono il bodybuilding con 183, il ciclismo con 165, il sollevamento pesi con 116 e il calcio con 79.

La classifica del doping
Italia, 147 casi
Francia, 86
Usa, 76
Australia, 75
Belgio, 73
Russia, 69
India, 69

Il doping nel mondo del pallone è comunque in calo rispetto al 2015, quando erano stati segnati 108 casi. In totale la Wada nel 2016 ha scoperto 1.595 infrazioni delle norme sul doping in diminuzione rispetto ai 1.929 casi del 2015. In stragrande maggioranza gli episodi hanno riguardato positività ai test -1.326 casi – e i restanti 269 casi sono stati scoperti grazie a indagini mirate e a prove raccolte con attività di intelligence. "I test prima e dopo le gare restano decisivi per smascherare il doping – ha detto il presidente della Wada, Craig Reedie – ma fatti recenti hanno mostrato che il lavoro investigativo sta diventando sempre piu’ importante per tutelare gli atleti ’puliti’ in tutto il mondo".

Il doping (in lingua italiana drogaggio) consiste nell’uso di una sostanza o di una pratica medica a scopo non terapeutico, ma finalizzato al miglioramento dell’efficienza psico-fisica durante una prestazione sportiva (gara e/o allenamento), sia agonistica sia non agonistica, da parte di un atleta. II ricorso al doping avviene spesso in vista o in occasione di una competizione agonistica ed è un’infrazione sia dell’etica dello sport, sia dei regolamenti dei Comitati olimpici sia della legislazione penale italiana, inoltre espone ad effetti nocivi alla salute, anche mortali. La storia del doping inizia nell’antichità, all’epoca delle prime Olimpiadi nella Grecia classica. Le sostanze utilizzate per il doping sono varie e legate allo sviluppo della sintesi chimica, della farmacologia e della scienza medica. Esse permettono di aumentare la massa e la forza muscolare oppure l’apporto di ossigeno ai tessuti oppure di ridurre la percezione del dolore o di variare il peso corporeo, infine possono anche consentire all’atleta che ne fa uso di risultare negativo ai controlli antidoping.

La lotta contro il doping degli atleti di alto livello iniziò con la morte del ciclista danese Knud Enemark Jensen durante le Olimpiadi di Roma del 1960. Il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) e alcune Federazioni sportive internazionali e nazionali nominarono una task force medica per studiare delle strategie di contrasto al doping. I primi risultati si ebbero solo dopo la scoperta di un altro corridore (Ben Johnson) dopato nell’Olimpiadi di Seoul del 1988 e con la fine della guerra fredda nel 1989, quando le autorità politiche mondiali crearono il WADA (World Anti-Doping Agency), l’agenzia internazionale che varò il Codice Mondiale Antidoping WADA, in seguito accettato dalle federazioni sportive nazionali.

Redazione
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