Dopo Confindustria anche Confcommercio taglia le stine sulla crescita italiana

Dopo le stime di Confindustria, che solo la settimana scorsa aveva declassato le stime della crescita italiana, anche la Confcommercio si posizione suggli stessi binari. “Abbiamo ulteriormente abbassato le previsioni di crescita del Pil rispetto a due mesi fa: +1,1% nel 2018 e +1% nel 2019, sempre escludendo le clausole di salvaguarda che sembra non scattino e di questo siamo molto contenti”. Lo annuncia il direttore dell’Ufficio Studi di Confcommercio, Mariano Bella, in avvio dei lavori del Forum Internazionale Conftrasporto, alla sua quinta edizione, in corso a Cernobbio. Bella evidenzia poi che il ‘costo’ del programma del governo, secondo le stime di Confcommercio, ammonta a circa 53 miliardi di euro, ovvero il 2,9% del Pil e non il 2,4%. “Da questo punto in poi si innesta la manovra con interventi sui quali non abbiamo sicurezza, ma sui quali abbiamo potuto fare qualche riflessione molto cauta e prudenziale: sullo smontaggio Fornero mettiamo solo 7 mld e sulla flat tax zero” chiarisce Bella. “Immaginiamo – aggiunge – che sia escluso il provvedimento di Imposta sul reddito degli imprenditori, che sarebbe costata 2 miliardi; anche sul reddito di cittadinanza mettiamo solo 7 miliardi, perché immaginiamo che i 10 di cui si parla includono già quelli stanziati per il Rei. Ci mettiamo addirittura 4 mld per la pace fiscale e 1 mld di minore deducibilità delle perdite da parte delle banche”. Ecco che “questa somma fa 53 mld che diviso il nostro Pil, l’1%, implicherebbe un deficit al 2,9%”.