domenica, Aprile 21, 2024

Il calo dei Btp ha tagliato del 2% (85mld) la ricchezza delle famiglie italiane. Ecco il Rapporto di Banca d’Italia sulla stabilità finanziaria

“I rischi per la stabilità finanziaria derivanti dall’evoluzione dell’economia mondiale sono in aumento. Il protrarsi dei contrasti commerciali a livello internazionale accresce l’incertezza e può avere conseguenze negative sulla crescita”. È quanto si legge nel Rapporto sulla stabilità finanziaria di Bankitalia. Nel Paese i maggiori rischi indicati “derivano dalla scarsa crescita e dall’alto debito pubblico”. “Le ripercussioni sull’economia delle tensioni sui titoli sovrani sono attenuate dal basso indebitamento privato e dalla lunga vita residua del debito pubblico, che rende graduale la trasmissione del rialzo dei rendimenti sul costo medio del debito”. Bankitalia ammonisce per gli “incrementi elevati e persistenti dei premi per il rischio sui titoli sovrani”, che “incidono sulla ricchezza delle famiglie, sulla disponibilità di credito al settore privato, sulle condizioni di liquidità e di patrimonializzazione di banche e assicurazioni”.

Ma andiamo a vedere nel dettaglio quanto dice il Rapporto di via Nazionale: “I rischi per la stabilità finanziaria derivanti dall’evoluzione dell’economia mondiale sono in aumento. Il protrarsi dei contrasti commerciali accresce l’incertezza e può avere conseguenze negative sulla crescita. Alla rimozione dello stimolo monetario negli Stati Uniti si associa un inasprimento delle condizioni finanziarie a livello globale, con il rischio che episodi di tensione possano innescare rialzi generalizzati dei rendimenti.

In Europa i risultati dello stress test dell’EBA mostrano che le principali banche sono solide, anche se permangono alcune aree di vulnerabilità. Rimane elevata l’incertezza sull’esito dei negoziati per l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea (Brexit).

In Italia i maggiori rischi per la stabilità finanziaria derivano dalla bassa crescita e dall’alto debito pubblico. L’incertezza sull’orientamento delle politiche economiche e di bilancio ha determinato forti rialzi dei rendimenti dei titoli pubblici; vi hanno contribuito timori degli investitori riguardo a un’ipotetica ridenominazione del debito in una valuta diversa dall’euro. Le condizioni di liquidità del mercato secondario dei titoli di Stato sono più tese rispetto ai primi mesi dell’anno ed è aumentata la volatilità infragiornaliera delle quotazioni.

Diversi fattori stanno attenuando le ripercussioni delle turbolenze finanziarie sull’economia. L’indebitamento del settore privato risulta tra i più bassi nell’area dell’euro, l’avanzo commerciale è ampio e la posizione debitoria netta verso l’estero si è pressoché azzerata. L’elevata vita media residua del debito pubblico rallenta la trasmissione dell’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato al costo medio del debito.

Incrementi elevati e persistenti dei premi per il rischio sui titoli di Stato ostacolano il calo del debito pubblico in rapporto al prodotto, incidono sul valore della ricchezza delle famiglie, frenano e rendono più oneroso il credito al settore privato, peggiorano le condizioni di liquidità e la patrimonializzazione di banche e assicurazioni.

La situazione finanziaria delle famiglie rimane solida, benché il calo delle quotazioni dei titoli abbia già determinato una contrazione del valore della loro ricchezza. Le condizioni patrimoniali delle imprese sono migliorate negli ultimi anni, anche se il rallentamento ciclico frena la crescita degli utili.

Nel settore bancario prosegue il miglioramento della qualità del credito e il recupero della redditività. Lo stock di prestiti deteriorati continua a ridursi a ritmi sostenuti. I risultati dello stress test dell’EBA per le quattro banche italiane incluse nel campione sono in linea con quelli medi degli altri intermediari europei. Anche il processo di rafforzamento dei bilanci delle banche risente negativamente delle tensioni sul mercato del debito sovrano, che hanno determinato un peggioramento degli indicatori di liquidità e di patrimonializzazione e un aumento dei rischi di mercato. Il capitale delle banche meno significative risentirebbe di eventuali ulteriori perdite di valore dei titoli pubblici in misura maggiore rispetto a quello dei gruppi significativi.

Il settore assicurativo è particolarmente esposto al rischio sovrano, in ragione degli investimenti necessari a coprire gli impegni presi con la clientela e dell’elevata quota di titoli di Stato in portafoglio. Gli indici di solvibilità delle compagnie sono in media ampiamente al di sopra dei minimi regolamentari; hanno però registrato una consistente riduzione. Eventuali ulteriori forti svalutazioni dei titoli avrebbero effetti rilevanti sulla posizione di solvibilità delle assicurazioni.

In concomitanza con le turbolenze sui mercati finanziari i fondi obbligazionari italiani hanno registrato deflussi di risorse. Per i fondi aperti italiani il rischio che elevate richieste di rimborso possano portare a rapidi disinvestimenti e accentuare la volatilità dei mercati è tuttavia contenuto.

Redazione
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