Sentenza Vannini, Saraceni: “Cinque anni uno schiaffo alla giustizia”

‘Cinque anni sono uno schiaffo alla giustizia’

 

Il noto docente universitario Guido Saraceni commenta la sentenza della Corte d’Appello di Roma sul caso della morte di Marco Vannini

 

Guido Saraceni è un professore universitario in servizio presso la Facoltà di Giurisprudenza della Facoltà di Teramo. Tra le materie di cui è docente spicca informatica giuridica, in virtù della conoscenza della quale ha aperto una pagina facebook in cui racconta piccoli aneddoti legati alla sua attività di docente e dove esprime pareri sulle follie che imperversano nel più famoso tra i social network. É anche autore del blog ‘Due minuti di lucidit’

 

In tutta la penisola sono tantissime le voci che si sono levate contro la conclusione del processo di secondo grado sulla morte di Marco Vannini. Anche il professore Guido Saraceni è intervenuto in queste ore in merito alla sentenza della Corte d’Appello che continua a fare rumore in tutto il Paese. Una sentenza che ha visto derubricato il reato da omicidio volontario a colposo con una riduzione della pena da 14 a 5 anni per Antonio Ciontoli. “In queste ore – scrive il professore Saraceni –mi state scrivendo in tanti per chiedermi un commento sulla sentenza Ciontoli. Non è facile parlare di queste cose “a livello Facebook”, ma proverò egualmente ad essere chiaro, sintetico e preciso. Le cose stanno così: il nostro codice penale, in caso di omicidio colposo, prevede una pena massima di cinque anni – a meno che non ricorrano alcune specifiche circostanze, come, ad esempio, la morte di più persone o la violazione di norme relative alla sicurezza sul lavoro (art. 589). Colposo significa che il reo non ha agito con la coscienza e la volontà di uccidere qualcuno. Da quello che sappiamo del caso, non ci sono prove che Ciontoli volesse uccidere il fidanzato della figlia. Da quello che sappiamo, l’ipotesi del colpo accidentale è la più credibile. Detto questo, mi sorprende il fatto che la morte di Marco sia stata collegata al colpo – partito forse accidentalmente – e non a ciò che è accaduto dopo. Mi spiego: può anche capitare che un colpo parta contro la volontà di un soggetto armato, ma se lo sparatore attende coscientemente che passi del tempo prima di chiamare i soccorsi e poi ne rallenta l’intervento, descrivendo un altro e meno grave incidente, allora la morte del soggetto che è stato ferito – sia pur accidentalmente – dovrebbe essere collegata ad una condotta volontaria e consapevole – ad una particolare sfumatura della volontà che chiamiamo “dolo eventuale”. Chiarisco: Ciontoli era nella condizione di prevedere che la condotta successiva allo sparo avrebbe potuto “eventualmente” causare la morte di Marco Vannini, eppure, ha coscientemente accettato la possibilità che questa conseguenza si verificasse. Ecco per quale motivo, in primo grado, Ciontoli era stato condannato a quindici anni di reclusione. Conclusioni: cinque anni di reclusione, per questo drammatico omicidio, sono uno schiaffo in faccia alla Giustizia, alla Vittima, ai Famigliari e allo Stato. Non ci sono giustificazioni né altri commenti da fare. Evitate per favore di massacrarmi con la formuletta per cui “le sentenze si accettano, non si commentano”, perché state chiaramente confondendo il diritto – scienza umana da sempre opinabile, interpretabile e discutibile – con i dogmi religiosi e scientifici, o peggio ancora, con gli ordini di un dittatore.