Musica, dieci anni fa moriva tragicamente Michael Jackson, il re incontrastato del pop

Dieci anni fa il mondo del pop perdeva il suo re. Il 25 giugno del 2009, a 50 anni, moriva Michael Jackson. I suoi “numeri” sono davvero impressionanti, unici e irripetibili. Tra questi figurano: 40 certificazioni nel Guinness dei primati, 15 Grammy Awards su 38 nomination (inclusi due Grammy alla carriera), 40 Billboard Awards, 26 American Music Awards, 16 World Music Awards e 14 singoli al numero uno negli Stati Uniti durante la sua carriera da solista, più di ogni altro artista maschile.

Jackson è riconosciuto come l’artista con il maggior successo commerciale di tutti i tempi dal Guinness dei primati. La vendita stimata di tutti i suoi album, dischi e singoli si aggira complessivamente intorno ai 700 milioni di copie in tutto il mondo, il che lo rende l’artista che ha venduto di più nella storia della musica. Il suo album Thriller è in assoluto l’album più venduto al mondo, avendo superato i 100 milioni di copie certificati, di cui 33 milioni nei soli Stati Uniti, rendendolo il secondo album più venduto e più certificato nel Paese. I suoi altri progetti discografici, tra cui Off the Wall, Bad, Dangerous e HIStory sono anch’essi catalogati tra gli album più venduti nel mondo mentre Blood on the Dance Floor è catalogato come l’album di remix più venduto nel mondo. Una morte arrivata inaspettata mentre l’artista stava preparando “This Is It”, lo show che avrebbe dovuto mettere in scena per 50 date a Londra e che rappresentava il suo ritorno dal vivo. Nonostante l’importanza di Jackson nella storia della musica del ‘900, il decennale della sua scomparsa viene celebrato in tono minore. Nessun concerto di commemorazione, nessun grande evento, nemmeno una raccolta celebrativa di successi. Il modo in cui la figura del Michael Jackson uomo è stata messa in discussione, soprattutto in epoca di metoo e caccia alle streghe, consiglia di non esporsi troppo. Persino il suo amico, mentore e produttore Quincy Jones ha trasformato un concerto in programma a Londra per celebrare Michael in un generico omaggio alle musiche da film. E nonostante le recenti palate di fango gettate dal documentario “Leaving Neverland” siano state rimosse nel giro di poche settimane, tra credibilità delle testimonianze degli accusatori smontata e scarso interesse mostrato dal pubblico, gli schizzi delle nuove accuse di molestie sono rimasti a macchiare questo anniversario.Un anniversario che avrebbe meritato altro tipo di celebrazione perché, al di là di dubbi più o meno leciti sulla condotta morale nel privato di Michael, resta il lascito artistico di una delle stelle più luminose che il mondo del pop abbia visto nel secolo scorso. Una lucentezza che non si limita ai numeri da capogiro dei suoi album più famosi, di cui “Thriller”, tutt’ora album più venduto di sempre (un record, considerando i livelli attuali di vendita dei cd, destinato a rimanere imbattuto) è solo il vertice assoluto di un corpus discografico che comprende lavori multiplatino come “Off The Wall”, “Bad”, “Dangerous” e “HiStory”. L’importanza di Michael Jackson va al di là del suo essere fenomeno commerciale. Perché quel successo era il frutto di uno strarodinario talento. Espresso come interprete, autore e ballerino, nel corso di una carriera che ha visto tutte le fasi possibili. Gli inizi da bimbo prodigio (alle prese con un padre-padrone a fare da manager dispotico), le difficoltà del passaggio alla vita adulta, il successo straordinario fino ad arrivare sul tetto del mondo. E poi la caduta. Prima accennata, con i primi passi falsi quando ha voluto liberarsi della presenza tanto importante quanto per lui ingombrante, di Quincy Jones. E poi rovinosa, soprattutto a livello di immagine, con le accuse infamanti di pedofilia, i processi, le assoluzioni giudiziarie mai sufficienti a togliere dalla testa di molti il dubbio. Michael ha vissuto tutto al massimo, in maniera quasi parossistica. Trionfi e momenti bui. Con i riflettori dei media perennemente puntati addosso a lasciare ferite indelebili su un uomo tanto fragile e timido almeno tanto quanto era determinato e deciso l’artista. Persino la sua morte è stata una tragedia consumatasi sotto gli occhi del mondo. Prima con quel ritorno annunciato in pompa magna e diventato una cosa più grande di lui (le date dello show dovevano essere 10 e furono portate a 50 a sua insaputa per far fronte al gran numero di richieste). Impegno al quale non volle (o non potè) però sottrarsi, a costo di bruciare le ultime energie di un fisico fortemente debilitato. E poi con un dottore messo alle sue costole per vegliarlo, che finirà per ucciderlo, con una dose sbagliata di anestetico chirurgico che Michael usava per dormire, perché i normali tranquillanti non bastavano più. Oggi, dieci anni dopo, resta la fedeltà di chi lo ha amato e continua a farlo senza cedimenti. Siano i milioni di fan sparsi per il mondo, siano artisti che si sentono di difenderlo come fatto di recente da Madonna o Diana Ross. Ma ci sono anche quelli che tolgono targhe dalle scuole, radio che si rifiutano di trasmettere la sua musica, mostre a lui dedicate che vengono annullate. E i grandi network americani che preferiscono evitare di programmare speciali per ricordarlo in occasione di questo decennale. Per fortuna resta anche la sua musica che, quando anche l’ultimo polverone di polemiche e accuse si sarà depositato, sarà ancora lì a brillare intatta.